Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma

Il suo soprannome ha confuso, diciamo così, un gran numero di storici dell’arte, soprattutto nostrani, che in tutti modi hanno cercato di seppellire l’omosessualità del pittore, uno dei primi, grandi esponenti del nostro Rinascimento.

Affresco del Sodoma alla Farnesina

Nonostante l’omosessualità del pittore fosse ampiamente nota ai contemporanei (primo fra tutti il Vasari), buona parte degli storici d’arte (soprattutto italiani, basta confrontare del resto la pagina di Wikipedia Italia con quella inglese per avere una visione più chiara della situazione) cercano vie di fuga, parlano di vita integerrima e quando si deve affrontare l’origine del celebre soprannome si riallacciano a vernacoli e parlate dialettali. Tutto purché l’omosessualità del Sodoma venga ignorata e la sua reputazione salvata dall’ignominia dell’amore che non può pronunciare il proprio nome.

Nato a Vercelli nel 1477, Giovanni Antonio Bazzi lavorò soprattutto a Siena (citiamo al volo il ciclo di affreschi del monastero di Monte Oliveto Maggiore . dedicato a San Benedetto), ma visto il suo grande talento, l’artista venne per ben due volte chiamato anche a Roma.

Nella città eterna lavorò prima per Agostino Chigi, poi per il tempestoso Giulio II che gli commissionò due grandi composizioni per la Stanza della Segnatura. Nonostante i ricchi guadagni, il Sodoma che si deliziava del proprio soprannome, tanto da usarlo come firma, morì probabilmente in miseria nell’ospedale di Siena nel febbraio del 1549.

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