Avete accolto con piacere la nostra nuova rubrica Parla con Queerblog e di questo ne siamo felici e vi ringraziamo. Ricordatevi che è semplice: basta scrivere la propria email a info@queerblog.it, parlando di se stessi, per chiedere un consiglio, per presentarsi ai lettori, per raccontare del proprio coming out o della paura di farlo. Insomma, tutto quello di cui volete parlare, anche il sesso.
Oggi vi riportiamo le parole di Andrea, oggi 19enne, vittima di una situazione più grande di lui ma esempio coraggioso di chi ce l’ha fatta. Nonostante tutto.
Mi chiamo Andrea e ho 19 anni. La mia vita fino ad ora non è stato mai una vita felice anzi sono stati pochi i momenti belli ma vorrei raccontarvi tutto con calma. Ho scoperto di essere gay in età pre adoloscenziale cosa normale credo: la mia omosessualità non l’ho mai sbandierata a nessuno fino ad un giorno quando lo confidai ad una mia amica all’età di 16 anni, le sue parole furono: “Io lo immaginavo già da tempo, aspettavo tanto questo giorno che tu ti aprissi con me. ma cosa c’è di male? ma ti vergogni?”. Fu una cosa stupenda per me sentirmi dire queste cose da un’amica che pensavo di perderla! non sono poi mancati i pregiudizi nei miei confronti ma già da quando frequentavo le elementari: usavo una misera penna rosa e mi consideravano femmina, alla ricreazione tutti i maschi giocavano a calcio e io con le bambine. Insomma ero femmina in tutti i sensi per ogni cosa che facevo! Poi arrivarono le scuole medie e qui sono stati gli anni più peggiori della mia vita dove ho scoperto cosa voleva dire la parola frocio.
La lettera di Andrea continua così:
Ero diventato il frocio della scuola dove tutti mi prendevano in giro, mi facevano sentire una merda, proprio io che sono poi una persona dolce e sensibile… Ma nel mondo maschile queste cose non sono ammesse, anche se capitava che piangessi una volta ero frocio. Frocio frocio frocio per tre anni l’avrò sentita per 200 volte e nessuno mi aiutava nessuno mi consolava e più mi chiudevo in me stesso. Mi sono sempre comportato in modo civile educato e rispettoso con tutti, ma non andava bene, NO! Dovevo essere forte per loro, essere maschio! Arrivarono le scuole superiori, diciamo che con alti e bassi ho passato 5 anni tranquilli più o meno. La svolta arrivò in quarta quando decisi di confessare tutto ai miei genitori anche perché volevo condividere questa mia cosa con le persone più importanti della mia vita. Forse lo dissi in un momento sbagliato è vero…Una sera tornai a casa tardi e loro mi stavano aspettando, dato che comunque sono sempre stato un ragazzo indipendente, me la sono cavata sempre da solo non ho mai chiesto favori a nessuno, mai chiesto soldi; insomma avevo bevuto un po’ di troppo quella sera e loro se ne sono accorti. Iniziarono a menarmela per il mio comportamento che avevo assunto negli ultimi mesi allora alla domanda chissà cos’altro di te ci nascondi io ho risposto: AVETE UN FIGLIO GAY! Ci fu un silenzio di tomba mai visto in vita mia e se ne andarono a dormire. Il giorno dopo decisi di non andare a scuola perché non stavo molto bene, mi svegliai e trovai sul tavolo un bigliettino con il bancomat di mia mamma vicino. C’era scritto: vai a prenderti 50 euro fatti le valigie e quando torniamo non ti vogliamo vedere mai più, p.s. sei una nullità di figlio! A leggere queste parole mi cadde il mondo addosso. Scoppiai a piangere forse in un momento di rabbia e tutto anche per non vederli quando tornavano perché mi facevano troppo schifo mi feci la valigia e me ne andai via! Volevo anche suicidarmi, dopo quello che era successo, ma grazie alle mie amiche ci ho ripensato perché ho compreso che non dovevo lasciare questo mondo per dare soddisfazione a loro: No, io ho troppa gente che mi vuole bene e che mi ama non posso lasciarle. Mi prese in casa l’ex moglie di mio fratello l’unica che mi ha accettato in casa sua, l’unica che mi ha accettato di tutta la famiglia! ho 5 fratelli e, ad eccezione di mia sorella, è l’unica che mi accetta. Dopo un mese tornai a casa per prendermi tutta la mia roba e, sorpresa, la mia roba era sparita, la mia camera era vuota. Le mie cose erano tutte in cantine buttate li in 10 scatoloni: ho trovato dentro persino gli orsacchiotti e le cassette dell’infanzia. Fortunatamente avevo la macchina, così caricai tutto e tornai da mia cognata. A distanza di 2 anni nessuno mai mi ha cercato, nessuno mi ha chiesto come sto, nessuno mi ha mai accettato dei miei famigliari. Ma la batosta finale è arrivata all’inizio del 2010. Ho ricevuto, infatti, una bella lettera x il disconoscimento di paternità e per essere diseredato; in poche parole non ho diritto nemmeno a un centesimo loro. Ho denunciato l’accaduto raccontando tutto e la causa sono riuscito a vincerla io. il disconoscimento è stato ottenuto perché comunque io non mi sento più loro figlio dopo tutto quello che mi hanno fatto ma diseredato no. Sono riuscito ad ottenere un risarcimento per danni morali pari a 20 mila euro e sono anche pochi perché io sono finito in ospedale per curare depressione, ansia, angoscia e attacchi di panico. Ho rischiato di morire per loro, per tutto quello che è successo. Potevo toglierli tutto anche la casa, ma non l ho fatto per non cadere ai loro livelli e forse anche perché loro mi hanno alla fine cresciuto e non mi hanno mai fatto mancare niente, allora ho deciso di non continuare la storia e di cancellarli dalla mia vita! Adesso sono felice perché da 7 mesi convivo con un ragazzo di 23 anni che mi ama e che mi fa stare troppo bene, lui è l’unica cosa positiva della mia vita e spero che duri per sempre. Mi auguro che la mia storia servirà a qualcuno e spero che la pubblicherete presto!! un bacio a tutto lo staff vi seguo sempre siete grandi!!
A volte sembra che la frase ‘La famiglia, spesso, è quella che ti scegli tu’ viene indicata come semplicistica o riduttiva. Ma è in casi come questi che, invece, deve essere vista come un’ancora di salvezza da genitori che non hanno in minimo senso del significato di ‘amare’.
Leggendo le parole di Andrea, mi continuavo a immaginare il senso di abbandono, di solitudine e di sofferenza che lui deve aver provata nel sentirsi cacciato e rifiutato dalla sua famiglia come fosse la peggiore vergogna esistente. Personalmente, sono sempre propenso per il tentativo di dialoghi e chiarimenti, ma dopo parole come queste e una storia, non posso che consigliarti di prendere le distanze più possibili dalla tua famiglia. Se non hanno capito l’errore che stanno facendo, dopo tutto quello che ti hanno fatto, è meglio non perdere nemmeno più tempo con loro. Piccolo commento: hai notato che l’unica persona che ti ha accolto è quella che già prima di te aveva lasciato tuo fratello e la tua famiglia, capendo forse che persone erano?

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