Elezioni comunali a Milano. Se Pisapia delude i gay, ora qualcuno vuole Aldo Busi

Elezioni comunali a Milano. Se Pisapia delude i gay, ora qualcuno vuole Aldo Busi

Passate neppure ventiquattrore dalla vittoria di Giuliano Pisapia, alle primarie del Pd a Milano, i gay milanesi si sentono già traditi. Ieri, l'uomo eletto troppo frettolosamente paladino dei gay, in una intervista a La Stampa ha candidamente affermato che “le posizioni eticamente sensibili resteranno fuori dall'agenda comunale”. Tradotto in soldoni significa accantonamento del registro delle coppie di fatto e tanto altro. Una marcia indietro che ha indispettito il presidente di Equality Italia, Aurelio Mancuso, e il vice presidente nazionale del Pd, Ivan Scalfarotto.

Se Pisapia - scrivono i due leader in un comunicato - si riferiva ai diritti e alla valorizzazione della vita cittadina della comunità gay milanese, o al fine vita, o anche alla sostanziale impossibilità per le donne a Milano di ricorrere alla legge 194, vogliamo ricordargli che qui non si tratta di etica o di coscienza ma dei diritti delle persone. Proprio ieri - proseguono Mancuso e Scalfarotto - la città di Torino e il sindaco Chiamparino hanno varato il registro del testamento biologico, testimoniando quanto fondamentale sia il ruolo dei Comuni in questo campo. Nello stesso giorno il candidato scelto a Milano sotto le insegne delle parole “sinistra” e “libertà” ha invece confinato nella zona grigia dell'etica e fuori dall'agenda politica cittadina le istanze di laicità, l'apertura al mondo, la modernità che sono il patrimonio di Milano distrutto da 20 anni di malgoverno della destra.

Così, se il candidato a sindaco voluto ed eletto dal Pd nella sfida alla Moratti pare non piacere più ai gay meneghini, c'è chi vorrebbe in campo Aldo Busi, lo scrittore di Montichiari irriverente, dichiaratamente anticlericale e omosessuale. La sfida è stata lanciata su Facebook da un gruppo promosso da Giovanna Guercilena: “Vogliamo Aldo Busi come Sindaco di Milano”.

I promotori dell'iniziativa scrivono una lettera a Busi e raccolgono in poche ore più di 200 adesioni. L'idea è geniale anche se qualcuno la pensa impossibile.

“Ci piacerebbe - scrivono allo scrittore - che Lei diventasse il nuovo Sindaco di Milano e Le chiediamo di impegnarsi in un’impresa difficile e pur tuttavia bellissima. Una sua candidatura a Sindaco potrebbe, secondo noi, rappresentare quella scossa di cui Milano ha davvero bisogno. (...) Potrebbe dar voce a una parte di questo Paese da anni mortificata e umiliata, potrebbe trasformare un’insignificante tornata elettorale nell’occasione inattesa per tornare a parlare delle nostra città e del nostro modo di vivere, in modo finalmente libero.

Se anche fosse utopistico pensare a una vittoria elettorale – il blocco di potere che insiste su Milano e sulla Lombardia in generale è fortissimo, lo sappiamo bene – varrebbe pur sempre la pena di sostenere Aldo Busi come Sindaco di Milano, di presentarne la candidatura ai media, di coinvolgere le forze sociali in grado di finanziare il progetto, di parlare alla città con un linguaggio libero e contro corrente, in una parola di fare campagna elettorale.”

Non si fa attendere la risposta di Aldo che scrive una specie di manifesto politico, letterario e civile lunghissimo e complesso, ma che potrebbe diventare, a buona ragione, il manifesto dell'esistenza di ognuno di noi, cittadino di Milano o di altra città.

Ho riso di me aspirante Sindaco di Milano - dice Busi -, ovvio, non della Sua proposta, che trovo lucida, pragmatica e, perché no, piena di buon senso: sarei un sindaco inevitabilmente spettacolare, nemmeno un centesimo mi resterebbe mai attaccato alle dita e le taglierei a chiunque si servisse di me per sgraffignare soldi pubblici; inoltre, ho un occhio di comprensione “globalizzata” per l’imprenditoria sia piccola che media e per i suoi affanni bancari e di costo esoso del lavoro, ma certo non ho sufficienti basi di economia come scienza del reale e dell’irreale per dire la mia sulle multinazionali senza rischiare un’ingenuità che in un istante mi renderebbe ridicolo e obliterato universalmente; e questo occhio andrebbe innanzitutto verso le periferie infelici, le madri sole, le coppie di fatto, il lavoro in nero, l’assoluta parità tra lavoratori italiani e no, e l’esaltazione della città come luogo del fare all’amore e del fare cultura, perché senza questo miraggio non c’è turismo, e senza turismo in Italia non c’è niente.

E continua:

Oh, quanto sarebbe bello fare di Milano una città erotica: bisognerebbe innanzitutto regolare la prostituzione, sia femminile che maschile, legalizzarla come un’impresa qualsiasi tra contraenti maggiorenni, perché io per “città erotica” intendo tutt’altro che il mercimonio, cui non c’è rimedio e allora tanto vale tassarlo e tutelarlo nei suoi inalienabili diritti comuni a qualsiasi statuto dei lavoratori, intendo la bellezza di una città sicura e sentimentalmente evoluta e accettante e spiritosa in cui avvengano la seduzione e l’incontro disinteressato tra cittadini liberi di un gesto gratuito e spontaneo senza essere colpevolizzato o organizzato dalla mafia dei corpi, specialmente se schiavizzati...

Tratta con dovizia di tutto l'Aldo 'scapestrato': dai vigili urbani, all'Expo, agli asili rigorosamente laici. Invita alla fine i promotori dell'iniziativa ad un incontro in quel di Montichiari. Chissà!

Poi, essendo anche uomo lucido e fortemente autoironico, finisce la sua lunghissima missiva:

“Be’, basta, mi sono divertito abbastanza per oggi. [...] Vi dirò per filo e per segno perché questa proposta non può interessare all’alto senso di incolumità che mi contraddistingue: perché sono l’uomo del NO e non sono ricattabile, quindi mi farebbero fuori in ventiquattro ore. Ora, va bene non aver vissuto, a causa del vecchiume estetico e quindi etico dell’Italia, che l’ombra dell’ombra di un’esistenza piena e l’aver sprecato la mia vita qui, a scrivere in italiano per mero compiacimento del martire nato, ma addirittura morire per Milano mi sembra esagerato. Mi ci vedete a me a trattare con Formigoni e Comunione & Liberazione e Berlusconi e Bossi e trote varie di allevamento? O magari, visto che un sindaco deve aspettarsi di tutto quanto a tegole in testa, con Facebook?”

Foto | Gianni Bellandi

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