Zapatero: non faremo le leggi che vuole il papa


"Quali leggi devo fare, quelle che vuole il papa o quelle che vuole la gente?". Con questa frase, in apertura della campagna elettorale in Catalogna, José Luìs Rodriguez Zapatero ha risposto a distanze alle critiche della chiesa cattolica e dei conservatori: i socialisti difenderanno le leggi sociali che hanno introdotto in Spagna anche se non sono gradite in Vaticano, a partire dal matrimonio fra persone dello stesso sesso.

"È già abbastanza" aver accettato norme e codici imposti dalla Chiesa "per tanti e tanti decenni", ha detto il Presidente del governo spagnolo che ha zittito anche chi lo criticava per non aver partecipato alla messa celebrata da Benedetto XVI la settimana scorsa a Barcellona: "La maggioranza dei cittadini vuole essere libera, che nessuno imponga loro una morale".

Parole chiare, nette e senza timidezza, che forse aiuteranno Zapatero e i socialisti al momento del voto, nonostante una crisi economica che colpisce duramente la Spagna. Ma anche su questo punto il Presidente ha un argomento in propria difesa: il crollo di questi anni è dovuto alla cosiddetta "economia del mattone", con cui i popolari avevano rilanciato il Paese con Aznar, ma puntando su un settore vecchio e ciclico, l'edilizia appunto, senza innovare davvero. Sull'economia non sono riusciti a incidere a sufficienza e a ribaltare la situazione, ma sul tema dei diritti civili i socialisti spagnoli hanno fatto epoca.

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