I diritti al matrimonio gay e alle adozioni. Queerblog intervista Paola Ronfani

I diritti al matrimonio gay e alle adozioni. Queerblog intervista Paola Ronfani Nei giorni della Conferenza governativa sulla famiglia, abbiamo incontrato la dottoressa Paola Ronfani, ordinario di Sociologia Giuridica, della Devianza e Mutamento sociale, autrice di alcuni libri su famiglia e diritto. Con lei affrontiamo la questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso; come è cambiato il concetto di famiglia, le adozioni.

Lei ha definito la recente Conferenza governativa sulla famiglia una vergogna.
Ho detto anche molto triste perché è stata una conferenza che non ha tenuto conto di quello che è la realtà del nostro paese. Ha avuto una impronta fortemente ideologica, normativa, dimenticando completamente che anche in Italia, anche se in modo diverso, con delle specificità tipiche del nostro paese, questi grandi cambiamenti nella struttura, nella relazione all'interno della famiglia, sono tanti e attuali. La famiglia che questa Conferenza governativa intende tutelare, rafforzare, promuovere, anche in Italia, rappresenta ormai non più del 48 per cento sull'insieme delle famiglie.

Minoritaria quindi.
Sì, anche se è ancora molto forte. Avanzano però le altre forme di famiglia che è poi la tendenza europea e soprattutto, non esiste più un unico modello di riferimento. Ci son varie sequenze: ci si sposa, si divorzia, si inizia una nuova unione... Gli studiosi della famiglia, sociologi e storici, lo hanno detto ormai da tanto tempo; i dati statistici ce lo dicono: ci sono nuovi modelli di famiglia.

Ce lo dice innegabilmente l'Europa...
Certo, altri paesi europei presentano in modo più marcato queste tendenze evolutive che poi rispecchiano i cambiamenti della società. Le società tardo moderne e post moderne sono caratterizzate dalla ricerca di sessualità individuali, ricerca di modelli e altro. Io dico che queste nuove relazioni famigliari sono generatrici di problemi, come lo erano una volta quelle tradizionali, ma proprio per questo è necessario anche un intervento della sfera regolativa. Ovunque, eccetto che da noi, questi interventi ci sono stati. Tutto questo è singolare e sicuramente, rattrista moltissimo; soprattutto fa sì che poi si cerchino magari nel privato le doppie morali.

È anche un problema di laicità?
Indubbiamente. Il paese, l'Italia, mostra delle forti tendenze alla laicizzazione nei rapporti familiari e in generale nella società. Basti pensare al fortissimo aumento delle unioni non religiose, dei matrimoni fuori dalla chiesa. Ci sono degli studi, anche molto accurati, sul fatto che il processo di secolarizzazione è avviato anche nel nostro paese. Non è invece sufficientemente avviato nelle classi politiche, per delle ragioni storiche nostre particolari e per una mancanza di coraggio. In queste questioni fanno diventare il Vaticano la voce più autorevole. Un mix di inerzia copre la politica; paura di perdere fasce di elettorato che a mio avviso non sarebbero più di tanto spaventate.

È quello che pensiamo in tanti. Ci vorrebbe un'altra politica.
Glielo dico francamente: se si proponesse in Italia il matrimonio omosessuale, beh, noi dovremmo avere una figura come Zapatero e delle situazioni contingenti perché, oltre al coraggio di chi propone, è necessario anche che ci sia un insieme di contingente favorevoli a che passino queste riforme. La Spagna di Zapatero ha conosciuto personaggi, un partito, e un momento in cui si è potuta fare questa scelta dirompente. Non so se l'Italia seguirà il percorso che hanno seguito la stragrande maggioranza degli altri paesi.

Cosa è avvenuto negli altri paesi?
C'è stato prima un riconoscimento di queste unioni approntando degli istituti specifici per le coppie gay e lesbiche. In questo senso le differenze fra queste forme di unione e il matrimonio si sono sempre più attenuate tanto che anche dove il matrimonio non è stato aperto è difficile riconoscere delle differenze anche giuridiche.

I diritti al matrimonio gay e alle adozioni. Queerblog intervista Paola Ronfani Lei parla di PaCS o partnership.
L'Inghilterra, due anni fa, ha deciso di abolire la pur recente partnership registrata e di aprire al matrimonio. La Francia ha migliorato il PaCS, in attesa di altro. L'Europa si muove.

Noi no.
L'Italia potrebbe percorrere la strada francese, ma purché si percorra una strada allineata a quelle che sono le tendenze evolutive in Europa e altrove. C'è anche da dire che queste scelte dimostrano una qualche furbizia da parte di chi governa.

Furbizia?
Sì, perché chi governa, soprattutto per quel che riguarda la famiglia e le relazioni familiari, che sono mete importantissime per l'ordine della società, intervenire significa anche mantenere il controllo, il polso. Non dimentichiamo che dove si sono dati questi diritti, i governi hanno capito di poter dare un occhio su quello che accade. E quale occhio migliore che fare delle leggi! Tutto questo non in un quadro irenico, senza problemi, ma di certo non può essere la nostra foresta pietrificata nella quale ci perdiamo a dover trionfare.

Professoressa, c'è sempre la questione della scelta tra matrimonio e altri istituti.
Mi dicono che anche tra i gay continuano ad esserci degli orientamenti che dicono: “No, noi non vogliamo il matrimonio; perché volete condurre noi che apportiamo delle novità, dei fermenti innovativi rispetto al matrimonio fondato tradizionalmente su una diseguaglianza tra esseri? Perché volete normalizzarci?” A costoro rispondo: se una coppia gay o lesbica ha desiderio di accedere al matrimonio, libertà che prima è stata negata, perché dobbiamo negarglielo ora? Per una coppia gay o lesbica è un fortissimo segno di riconoscimento da parte della sfera del diritto; da parte di una importante istituzione: stato e diritto.

Matrimonio sì, adozioni no si sente dire da molti. Perché?
Perché il bambino ha bisogno di un papà e di una mamma; di una figura maschile e di una femminile. Questo è il modello ideale di cura e allevamento di un bambino. Così è sempre stato.

Ma... le famiglie Arcobaleno...
Le ho voluto raccontare quello che oggi perseverano a dire i Giovanardi e certe ipocrisie; certa politica cieca. C'è da dire che per scelte anche tattiche, i primi interventi dei paesi europei hanno escluso l'adozione, perché se andavano a toccare anche le questioni di affiliazione, sapevano di far rischiare anche gli altri diritti. Oggi la questione è cambiata. L'adozione congiunta è accolta in un numero sempre maggiore di paesi. Sto parlando dell'adozione congiunta, non del fatto che un partner di coppia possa adottare. Oltretutto le ricerche, a parte alcune che continuano a ribadire stereotipi, ormai ci dicono che i bambini nelle coppie gay e lesbiche crescono benissimo. Forse hanno qualche problema, ma la gran parte di questi problemi è dovuta al fatto che le loro famiglie non sono state ancora istituzionalizzate socialmente e giuridicamente e questo crea problemi. La tutela e la garanzia dei diritti dei bambini di queste coppie va di pari passo con la genitorialità di chi li cresce e alleva. Non dimentichiamo che una Convenzione Onu sui diritti dei bambini, sancisce che non devono essere discriminati minori, per gli orientamenti sessuali dei loro genitori. Non riconoscere queste famiglie significa attuare una discriminazione proibita.

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