La politica è gay negli Stati Uniti. E in Italia?


Prima di ogni nuova campagna elettorale in Italia si prova quasi sempre a capire se i cittadini omosessuali aventi diritto di voto possano essere determinanti. L’apertura tardiva dei finiani sulle unioni civili non è solo un atto di buon senso. Il voto di gay e lesbiche a Gianfranco Fini serve.

Se le associazioni del nostro paese avessero lavorato meglio negli ultimi vent’anni, facendo percepire alla politica il reale peso dei cittadini omosessuali, oggi le leggi sull’omofobia e sulle coppie di fatto non sarebbero solo argomenti elettorali ma punti di partenza per aprire le adozioni alle coppie omosessuali.

Quanto sta accadendo negli Stati Uniti dovrebbe far riflettere chi in Italia si occupa del movimento gay. Alle recenti elezioni di mid-term, come spiegato qui da notiziegay.com, sono stati eletti 106 dei 164 candidati omosessuali.

Un vero e proprio record che determinerà le prossime mosse di Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti, come spiegato anche da queerblog.it, negli ultimi tempi ha perso il sostegno di gay e lesbiche a causa dei ritardi accumulati sull’annullamento della normativa che vieta ai militari di fare coming out sul lavoro.

Le incomprensioni tra gli omosessuali e il presidente hanno danneggiato soprattutto lo stesso partito di Obama che per riconquistare gli elettori non eterosessuali ha deciso di sostenere Annise Parker.

La cinquantenne è stata il primo sindaco omosessuale di Houston, città che negli ultimi anni non si è certa distinta per essere gay-friendly. La Parker, di cui sentiremo parlare, sta lavorando ad un network internazionale per aumentare il numero di politici gay in ogni parte del mondo.

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