Una riflessione tra l'omofobia di Berlusconi, il convegno di Futuro e Libertà e la Conferenza governativa sulla famiglia

Gianfranco Fini

Perugia, come sanno in tanti è una graziosa città. Oggi la politica è lì e, in un certo modo anche il destino dell'attuale governo. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, nell'assise di Futuro e Libertà scioglierà molti nodi e forse farà capire chi davvero potrà dare fuoco al cerino che da settimane passa di mano dal Pdl a FL. Tante questioni e problemi oramai separano irrimediabilmente i finiani dal Pdl e dal suo leader. Ultima la dichiarazione del premier sui gay che ha scatenato polemiche ancora da sopire. Italo Bocchino, iceberg di Fli, ex missino ed ex militante del Fuan, sembra oggi voler rappresentare quella destra democratica patrimonio europea.

È per me difficile – ha spiegato a più riprese - capire chi oggi dice platealmente che è “meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay”, proprio nel momento in cui in tutta l'Europa, in tutto il mondo occidentale e democratico, si fanno sforzi utili a combattere l'omofobia, la non discriminazione verso gli omosessuali.

La storia riguarda ancora una volta il nostro Presidente del Consiglio che, di nuovo, è finito nel tritacarne degli scandali a sfondo sessuale. Storie che la sua ex moglie ha pubblicamente denunciato prima di abbandonare il tetto coniugale, con una lapidaria frase: “malato, bisognoso di medici e infermieri”.

Silvio BerlusconiInsomma, al nostro nonnino del Consiglio piacciono le ragazze: giovani, procaci, fresche di rose, un po' escort. Che male c'è? Nulla! E lo dico senza alcuna ironia.

Se poi, però, per difendersi da certe accuse che stanno facendo ridere (e preoccupare) il mondo intero, il nonno del Consiglio, a Milano, si scatena a offendere gli omosessuali lasciando intendere che persino il capo del Governo disprezza gay, lesbiche e transessuali, altro che super partes, allora esiste un problema di democrazia che dovrebbe preoccupare tutti e allertare il Capo dello Stato, massimo garante della nostra Costituzione che ci vuole tutti uguali. Dovrebbe preoccupare l'Unione Europea, che ha chiesto a più riprese certi diritti negati ai cittadini italiani lgbtq e ora sente il massimo rappresentante del Governo irridere all'omosessualità. Dovrebbe preoccupare le famiglie che non sentono garantita la serena esistenza di un figlio gay dopo che un 74enne elogia il suo libertinaggio senile e dice che disprezzare i gay è cosa giusta.

Vergognoso che lo sproloquio omofobo sia stato pubblicamente pronunciato nel giorno in cui l'Italia ricordava i 35 anni dalla orribile morte di Pier Paolo Pasolini. Il nonnino forse non sa neppure chi sia stato per la cultura mondiale Pier Paolo. O l'omofobia che gli appartiene oramai a piene mani non gli consente sconti neppure in questo giorno di ricordo.

Vergogna anche a quanti alla battuta del nonnino malsano si sono lasciati andare ad un applauso di odioso consenso, invece di alzarsi e dire che un paese sano non può più concedersi battute infauste contro i gay per difendere probabili festini a base di escort. Non si ha il dovere di ridere e applaudire a ogni canagliata del nonnino del Consiglio. Non siamo noi il Paese del bunga bunga.

Silvio Berlusconi e il bunga bungaHa ragione Francesco Merlo che ha benignamente scritto su Repubblica:

“Ormai ci imbratta tutti questo vecchio con la lingua di fuori. Ha usato il suo potere per commettere reati comuni, per delegittimare e raggirare la polizia, compra e ricatta minorenni, abusa dello Stato... ma purtroppo ci spinge a parlare di sesso e ci costringe a difendere i gay. Gay che, grazie ai tempi e alla civiltà, non hanno bisogno di noi”.

Allora serve, ora, immediata, ferma, unanime, non solo da parte delle associazioni lgbtq, dei singoli gay lesbiche, transessuali, ma di tutta la società civile che ha il coraggio di non ridere e applaudire le misere oratorie del nonnino che imbratta tutti, una risposta che respinga al mittente tutto quel lordume. Una risposta pubblica, democratica, che faccia capire al nonnino che non siamo disposti all'insulto pubblico, alla derisione a tutti i costi.

Sono cresciuto, come tanti, nel rispetto verso le istituzioni perché mai prima d'ora alcun Presidente del Consiglio, si era permesso di mettere alla gogna l'omosessualità. Sono cresciuto pensando che chi ci governa ha il ruolo istituzionale di difendere ogni suo cittadino, gay o no, e per suo conto rappresentare uno Stato civile, degno di rispetto. Un quasi ottantenne ha infangato classi sociali, istituzioni, opposizioni, giustizia, forze dell'ordine, giornalisti, gay e lesbiche. Ha usato il corpo delle donne, anche senza fare sesso, usandole per scopi goderecci suoi e dei suoi vassalli.

Quel quasi ottantenne, nonnino del Consiglio, dimentica facilmente il ruolo che le istituzioni gli hanno assegnato; dimentica che, nonostante le sue tante ricchezze, accumulate poco importa come, è pagato anche da noi gay; usa privilegi pagati da tutta la comunità, ed è irritante assistere a certe fellonerie machiste e da galletti vallespluga.

Lottiamo quotidianamente per vivere con dignità la nostra condizione; ci insultano, ci picchiano. Lottiamo per riuscire a raccontare una Italia diversa dove ogni cittadino e cittadina si possa sentire costruttore di civiltà. E invece ecco che veniamo dipinti come la monnezza napoletana da cui fuggire; come esseri ambigui da cui guardarsi. Un nonnino del consiglio che cancella, ridendo e facendo ridere, l'identità di milioni di suoi cittadini, mai sudditi. Anche le donne ora dovrebbero avere un moto di rivalsa verso questo uso indegno del loro corpo. E persino della loro anima.

Rocco Buttiglione con il sigaro in boccaNon so se stiamo diventando il paese che non siamo. O forse siamo quel paese che il nonnino ha descritto sorridendo beota alla manifestazione milanese di cicli e motocicli. L'insulto ai gay è diventato un esercizio puramente politico e non solo. Insulta Buttiglione, insulta la Lega, insulta il nonnino del Consiglio. Un paese che si fa chiamare Europa non ha uno straccio di legge di tutela verso gay, lesbiche, transessuali, nonostante i tanti richiami dell'Unione Europea. A insultare viene più facile e non costa nulla.

Spero che Anna Paola Concia faccia sentire la sua voce in Parlamento che le organizzazioni lgbtq chiedano e pretendano da tutta la politica un rispetto senza se e senza ma verso tutti i cittadini lgbtq. Che ogni omosessuale inondi di protesta tutta la politica becera e omofoba di questo oramai misero posto che è l'Italia.

Siamo, mai dimenticarlo, cittadini che contribuiscono – e a piene mani – alla ricchezza di questo paese e al suo benessere. Abbiamo il diritto di pretendere il rispetto che ci è dovuto.

Domani, a Milano, alle 9.30, in occasione dell’inaugurazione della Conferenza governativa sulla famiglia, i radicali terranno davanti alla sede del Milano Convention Centre, Via Giovanni Gattamelata, 5, un sit-in con una conferenza stampa, per illustrare le proposte di Riforma del Diritto di Famiglia totalmente escluse dalla Conferenza. Vale la pena esserci per ricacciare nell'oblio ogni disprezzo omofobo.

Non siamo, come dice la presidente Marcegaglia, un paese fermo; siamo piuttosto un paese che arretra, che non sa più difendersi neppure dagli sproloqui di un nonnino a cui piacciono le ragazze che... sempre meglio che essere gay. Che schifo!

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