Intervista. Cristiana Alicata a Queerblog: “Sono i dirigenti del Partito Democratico a sbagliare con la comunità omosessuale”


Cristiana Alicata

, come avrà già osservato chi l'ha letta lo scorso novembre su polisblog.it, non ha peli sulla lingua. A differenza dei suoi colleghi, consci quanto lei dei problemi del Partito Democratico, Cristiana non ha paura di spiegare perché l’opposizione si sta allontanando dalla comunità omosessuale italiana.

Nell’intervista che mi ha rilasciato per Queerblog.it, e che vi invito a leggere con attenzione, non si limita ad affermare che l’omofobia è insita in ogni partito. Per l’attivista politica, e lesbica dichiarata, il problema sono i propri dirigenti. Qualcuno, finalmente, ha il coraggio di ammetterlo.

Nelle stessa settimana in cui a Pesaro il Pd, dopo essersi allineato alla Lega Nord e l’Udc, ha votato contro il registro delle coppie di fatto una coppia gay proprio a Pesaro è stata aggredita. Crede che si tratti solo di una coincidenza? Quanto la politica influenza il presente dei cittadini?
Sì, è stato un caso secondo me. Il problema è che manca la voglia di intervenire in profondità. Ti dirò di più. I gesti simbolici di approvare registri e provvedimenti che poi non hanno riscontro nel codice civile servono perché la nostra battaglia è tutta giocata sulla visibilità contro chi vorrebbe relegare l'omoaffettività (togliamo la parola sesso, così non facciamo confusione) nel privato e nel chiuso delle case.

Ciò che mi aspetto da un governo di sinistra o dalle amministrazioni da noi governate sono pesanti interventi in materia culturale. Bisogna mischiare la nostra comunità con la città, in profondità però, non sulle piste da ballo dove fa figo un po’ di perversione, ma i froci continuano a fare schifo.

È come se per conoscere il mondo etero io passassi una settimana a Rimini girando per discoteche, club privé e tavolini su cui sniffare o scambiare coppie, invece di leggere Lessico Familiare o i Buddenbrook. Non so se si coglie la provocazione.

Gli ultimi due fanno parte del mio dna a dimostrazione che, in teoria, non esiste una cultura gay o etero. Ma noi dobbiamo uscire dal ghetto che ci relega solo come utenti di sesso con una persona dello stesso sesso. Non è così.

La politica influenza perché la politica ha il dovere di raccontare il Paese anche a chi ancora non lo conosce o vi resiste. Ha il dovere di farlo nei talk show e attraverso l'attività legislativa che promuova la conoscenza delle differenze.

Sia Giuseppe Civati che Paola Concia a queerblog.it hanno precisato che il Partito Democratico, di cui anche lei fa parte, non è omofobo. Sostenere la candidatura di Vietti (responsabile della mancata legge contro l’omofobia) crede che sia stata una scelta gay-friendly? 
Quando Pippo e Paola (e tutti noi) diciamo che il PD non è omofobo parliamo del Partito. Dei suoi iscritti. È chiaro che c'è una divergenza abissale, spesso, tra le dichiarazioni della dirigenza (motivo in più per accelerare il ricambio non tanto generazionale, ma in termini di modernità) e la sensibilità delle persone con le quali, per esempio, siamo stati fianco a fianco alle feste estive del Partito Democratico.

L'affetto e la rabbia che la nostra gente prova per i soprusi a cui la comunità omosessuale e transessuale è sottoposta non trova riscontro nella vigliaccheria politica (tutta mirata alle alleanze) di tanti nostri noiosi notabili.

Sostenere la candidatura di Vietti non solo non è stata una scelta gay-friendly, ma è stata una scelta idiota. Non dimentichiamo che Vietti si è macchiato di aver contribuito a scrivere il legittimo impedimento e il falso bilancio. Due chicche che minano l'essenza stessa dell'uguaglianza dei cittadini. Tutti, non solo quelli omosessuali.

Paola Concia ha spiegato a Queerblog.it che al Pride di Napoli è stata fischiata dopo (cito testualmente) “aver provato a spiegare ai fascisti omofobi cos’è l’omofobia di cui si fanno portavoce”. Alla luce degli insuccessi della sinistra su tutto ciò che riguarda la tutela delle coppie di fatto crede che sia stato giusto non coinvolgere prima la destra?
Io credo che a sinistra, dopo essere stati i portatori sani della cultura per anni, abbiamo vissuto di rendita e non abbiamo più studiato. Ci siamo presi dei feticci in cui infilare i sogni e non ci siamo nemmeno accorti che intanto il mondo cambiava e cambiava e cambiava.

Così l'operaio del nord si è trovato accanto il marocchino, noi non lo abbiamo aiutato a capire perché non stavamo studiando più e lui ha votato Lega. La destra oggi è molto complessa. Esiste una destra laica, persino anticlericale ed una destra clerico-fascista, quella pericolosa. Sempre destra rimane, ovvio.

Ma se siamo convinti di voler vivere in un paese democratico e non in una dittatura comunista, dobbiamo sperare che alcuni passaggi di libertà li compia anche la destra sana. A Casa Pound dico di rinnegare la parola fascista, muro che non consente un dialogo sereno.

Ma forse anche noi dovremmo cominciare a rivedere alcune nostalgie comuniste, ricordando che per molti, nel mondo ormai globalizzato, in un Paese ormai multirazziale e multiculturale, la parola comunismo evoca morte e distruzione con la stessa violenza con cui il fascismo le evoca alla mia famiglia. Bisogna avere rispetto delle storie dei Paesi e delle persone.

Poi Casa Pound resta un luogo di elaborazione di destra con un approccio non condivisibile su tanti temi, vedi l'immigrazione e c'è ancora troppa ambiguità tra ciò che dicono a parole e tra ciò che molti militanti che si riconoscono in CP fanno in giro per l'Italia. 

Lei, come altri esponenti del Partito Democratico, non ha mai nascosto la sua omosessualità che secondo molti dei nostri lettori stride con la coalizione di Pierluigi Bersani. Perché lei, ad esempio, non lavora con altri partiti come già sta facendo Franco Grillini dell’Italia dei Valori?
C'è una cosa che mi fa sorridere. L'idea della foglia di fico. Guardi il PD è l'unico luogo dove gli omosessuali non fanno la foglia di fico. Mi spiego. Quando lei vota un partito che ha come minimo il 25% io le assicuro che l'80% di quel partito seguirebbe Paola Concia in capo al mondo (nelle sue battaglie politiche).

Se lei vota un partito del 8% anche fosse tutto schierato su certi temi, ha votato meno gay friendly che se votasse PD. A parte le battute matematiche che comunque sono un dato, non voglio nascondermi dietro ad un dito. Noi dobbiamo, in questo partito, rinnovare totalmente la classe dirigente. D'Alema ormai è senilmente clericale.

La Finocchiaro è bravissima a parlare di Mafia, ma poi, per assurdo, fa gli auguri a Vietti perché dentro di se pensa che si vince solo con l'UDC. Veltroni fuggì dall'aula consigliare, quando era sindaco, per non essere presente mentre bocciavano il registro delle coppie di fatto.

Non conoscono più il paese, sono anni luce lontani. Per assurdo Franceschini che viene da una storia popolare e non comunista a volte appare più avanzato, più aperto. Forse perché è più giovane? Non me lo faccia dire. Marino che è un marziano è quello più avanti e la sua presenza nel partito ha costretto tanti a fare passi da gigante.

Noi stiamo bene qui dove siamo. Il Pd è il partito con il più alto numero percentuale di omosessuali militanti (forse SeL ci batte ma perché c'è Vendola, non per questione di DNA). IL nostro ruolo è quello di non abbassare mai la guardia. Senza PD non avremo un paese diverso.

Questo lo sanno bene tutti. Da SeL ad IDV. E allora la missione più difficile, ma più bella è proprio dentro al PD, un partito complesso, ramificato, non certo un partito di burocrati anche se vedete solo quello, spesso. Lo so. Dateci il tempo, stiamo lavorando per voi, anzi iscrivetevi in massa e conquistateci.


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