Sabato, a Colonia, si concluderanno i Gay Games ai quali anche l’Italia sta partecipando. Paolo Colombo, giornalista de la7 nonché omosessuale dichiarato, è in Germania con la squadra di calcio che rappresenta il nostro paese.
Sul suo blog, che trovate qui, sta redigendo la cronaca delle partite. A queerblog.it, che lo ha intervistato via mail, oltre a spiegare perché lo sport può diventare uno strumento di emancipazione ha permesso la pubblicazione di alcune delle foto che sta scattando a Colonia. Le trovate dopo il salto.
In questo momento si trova a Colonia dove si stanno tenendo i Gay Games. Per l’esperienza che ha maturato in questo tipo di realtà l’edizione in corso è migliore di quelle precedenti? Perché?
Qui ci sono più di diecimila atleti, lo sport più rappresentato è il calcio, in barba a tutti gli ottusi che in Italia continuano a ripetere alla nausea che non esistono calciatori gay…. Qui ce ne sono più di mille, in rappresentanza di tutto il mondo.
Le altre discipline… gaie sono nell’ordine: nuoto 900 atleti, pallavolo 800, tennis 600 e via a scendere. C’è una grande organizzazione qui in Germania, sappiamo che i tedeschi sono molto puntigliosi, ci sono un sacco di volontari, come nelle vere Olimpiadi e tutto, per ora, sembra funzionare per il meglio.
Sono alla mia quarta esperienza a questo tipo di manifestazioni nel 2004 partecipai come allenatore di calcio agli Eurogames a Monaco di Baviera. 2008 Eurogames a Barcellona e lo scorso anno agli Outgames di Copenaghen.
Questa è la manifestazione più grande di tutte le altre e quindi è anche la più vistosa. Bella la Cerimonia di Apertura dei giochi al Rhein Energie Stadium, lo stadio del Colonia calcio che può contenere 45000 spettatori, però a livello di spettacolo la migliore resta senza dubbio quella di Barcellona. Uno show indimenticabile, uno spettacolo vero.
I media italiani, e in particolare quelli GLBTQ, non stanno seguendo i Gay Games eppure lo scorso mese i mondiali di calcio hanno fatto registrare ad alcune emittenti televisive ottimi ascolti. Secondo lei perché al nostro paese non interessano i Gay Games?
C’è sempre molto pregiudizio nel trattare la tematica gay, posso farlo io sul mio blog de la7 che vi invito a visitare www.la7.it/colombo, invece i media ed i siti GLBTQ dovrebbero trattare molto molto di più la tematica-gay sport che vedo interessa ai gay.
Non immaginate neppure quanti gay non dichiarati o bisex sono tifosi accaniti di calcio. Conoscevo più di un ultras che ha una doppia identità, alla domenica ultras scatenato, di quelli che si pestano e vanno allo stadio solo per fare casino. Durante la settimana gay a tutti gli effetti.
Quindi dobbiamo pensare di più ampliare il discorso gay-sport.
fredd
05 ago 2010 - 17:55 - #1Non capisco perchè ogni occasione è buona per creare un ghetto.
Dato che fisicamente e mentalmente abbiamo le stesse capacità di un eterosessuale non vedo il motivo di creare una categoria separata, come avviene per i disabili, capaci di misurarsi in discipline sportive ma non al pari di atleti fisicamente normodotati.
Per questo non vedo il motivo per cui dobbiamo creare una versione gay di tutto quello che ci capita sotto tiro e non, invece, partecipare apertamente alle competizioni già esistenti e magari stracciare la concorrenza, come è già successo con Matthew Mitcham alle olimpiadi e come può continuare a succedere se la smettiamo di piangere sotto le sottane della “comunità gay”, che per me non dovrebbe esistere, come non esiste la “comunità etero”.
gan1
05 ago 2010 - 18:16 - #2Fredd, la “comunità etero” esiste eccome, secondo me. Ha i suoi riti, le sue gerarchie, il suo senso di appartenenza. I suoi componenti hanno molto spesso il vezzo di sentirsi superiori e migliori rispetto agli altri, e purtroppo, anche quello di decidere ciò che gli altri possono o non possono fare.
A parte questo, non vedo nei Gay Games il ghetto che vedi tu; anzi, considerando quanto l’omosessualità sia ostracizzata in molte discipline sportive, mi sembra un modo divertente e simpatico per rompere alcuni fastidiosi tabù.
lella17
05 ago 2010 - 18:19 - #3D’accordo con Gan…almeno è un modo per far sì che anche gli sportivi facciano coming out e comunque possano continuare a giocare soprattutto in Italia e negli altri paesucoli del sesto mondo come noi… mi ci vedo proprio Del Piero convocato in nazionale dopo aver detto Ah sì sono gay…
Detto ciò…non seguo lo sport in generale quindi a livello sportivo delle gare in questione etero o gay non me ne può fregar di meno, ma è comunque una bella iniziativa!
lostday
05 ago 2010 - 22:36 - #4solo io trovo umiliante che nelle foto di corredo all’articolo (a tal proposito a che pro negli spogliatoi?) ci sia uno degli atleti che come intimo indossi un perizoma?
Come se tutti i gay usassero il perizoma…x giocare a calcio!!
E andiamo avanti con gli stereotipi!!!
gan1
06 ago 2010 - 00:39 - #5Lostday, “honny soit qui mal y pense”; o in alternativa “omnia munda mundis”.
Ci ho messo un po’ di tempo per trovare l’indumento incriminato nelle 25 foto della gallery; a parte che a me non sembra un perizoma, ma se anche fosse, non ci vedo proprio gli stereotipi a cui ti riferisci; fosse stato almeno un jock-strap leopardato, o un tanga fatto di swarovski… ;-)
g-20
06 ago 2010 - 00:46 - #6Io sono d’accordo con fredd, lo spirito dello sport è l’uguaglianza, l’unire insieme persone di qualsiasi nazionalità, colore ed estrazione sociale e porle tutte sullo stesso piano.
La sessualità non ha niente a che fare con lo sport e prima che gay siamo PERSONE ed autoghettizzarci nello sport con i Gay Games è proprio assurdo e triste, è come dichiararci inferiori, come se l’omosessualità fosse una disabilità fisica che non ci permette di confrontarci con gli altri, e trasmette un messaggio assolutamente deleterio per l’emancipazione dei gay, è come se i neri non partecipassero allo sport comune ma organizzasero Black Games..
wiser
06 ago 2010 - 02:37 - #7I giochi gay sono un “passaggio intermedio” per la completa emancipazione, così come i quartieri gay.
Dato che il mondo dello sport è molto omofobo, le associazioni sportive omosessuali (a cui possono partecipare, cmq, tutti) servono per aiutare gay e lesbiche a potersi vivere a pieno l’esperienza sportiva senza dover subire discriminazioni che limiterebbero la loro prestazione.
lostday
06 ago 2010 - 11:31 - #8@gan..converrai con me che le foto negli spogliatoi dove i calciatori sono nudi (e sulla pagina di colombo si vede molto di +) non si sono mai viste in un reportage sportivo serio
gan1
06 ago 2010 - 13:19 - #9@ lostday: mah, veramente il web è pieno di foto alla “spizza il pacco ai calciatori” o alla “caccia al merlo in spogliatoio”; foto in confronto alle quali quella incriminata sembra fatta dalle Orsoline. Negli spogliatoi, appunto, ci si spoglia; e spogliandosi si mostra ogni tipo di graziadiddio per la gioia degli obbiettivi indiscreti e, chissà come mai, puntualmente presenti.
fredd
06 ago 2010 - 13:42 - #10@wiser
Se non fai mai niente per uscirne allora diventa definitivo.
Ci si aspetta la pappa pronta mentre si lascia sempre ad altri la fatica di distinguersi nel “mondo reale”, intanto la maggior parte degli omosessuali se la spassano in circostanze gay senza il rischio di mettersi in gioco in nessun modo. Questo è il gay medio.
Un ghetto ti fa sentire comodo e al caldo, la maggior parte delle persone che conosco (frequentando quei posti) non sanno relazionarsi in circostanze diverse. Così non si va da nessuna parte.
wiser
06 ago 2010 - 14:46 - #11Be’, quello poi dipende dalla persona.
Ma sai, in Italia, in un momento come questo, capisco chi ha paura e chi si rifugia. Possiamo fare i coraggiosi e dire che non è giusto nascondersi etc etc, e io sono d’accordissimo, sia ben inteso, ma non mi sento di dar torto a chi, in questo momento, ha paura, io stesso ce l’ho. Ricordo che fino a poco più di 2 anni fa non mi facevo problemi ad andare in giro in centro per Roma abbracciato o a braccetto, ora onestamente non lo faccio più.
Ripeto, per me il quartiere gay è il momento di passaggio, il luogo dove ci sono tutti, gay ed etero, e dove tutti vivono senza giudicare, guardar male o peggio ancora pestare … Il mondo che sarà fra qualche decennio in tutte le parti della città. E non dimentichiamoci che cmq, volenti o nolenti, abbiamo bisogno di posti “dedicati” dove conoscere chi ha il nostro stesso orientamento sessuale: è più facile e veloce, oltre che sicuro, piuttosto che chiedere a ogni maschio che ci piace se è gay o no e magari beccarsi anche un pugno in un occhio per averci provato no? :D
albertus
06 ago 2010 - 16:19 - #12io sono un ultras della squadra della mia città