Arcigay contro il Csm: Michele Vietti non è (l’unico) omofobo


La raccolta firme di Arcigay

contro Michele Vietti, l’esponente politico dell’Udc promosso alla vice-presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, rappresenta l’inadeguatezza delle associazioni omosessuali italiane.

Invece di pronunciarsi contro gli esponenti politici, anche dell’opposizione, che hanno sostenuto la candidatura di Vietti Arcigay ha criticato solo l’uomo. Con le dovute proporzioni, nella vicenda Vietti, Arcigay si sta comportando come un pubblico televisivo che invece di protestare contro un sistema giudiziario opinabile pone la proprio attenzione sulla barbarie commesse da un criminale che agisce impunito perché può permetterselo.

Chi in queste ore si sta occupando della polemica di Arcigay contro Michele Vietti non tiene conto di quanto attorno sta succedendo. Le dichiarazioni rilasciate da alcuni esponenti del Partito Democratico (qui trovate quelle di Giuseppe Civati) stridono con la linea adottata dalla propria coalizione.

Se Michele Vietti è omofobo Pierluigi Bersani (segretario del Pd) dovrebbe, nel rispetto di quanto predica in prima persona o attraverso altri, rifiutarsi di appoggiare la promozione dell’esponente politico dell’Udc anche solo per come ha leso l’elettorato omosessuale di sinistra a cui Michele Vietti ha negato, con il proprio voto, la legge contro l’omofobia su cui tanto si è impegnata Paola Concia.

Invece No. Il buon Bersani tace e coi fatti dimostra che la militanza di Paola Binetti nel Pd celava l’omofobia latente di un’opposizione che, come abbiamo avuto già modo di scrivere nei giorni scorsi (in occasione delle vicende di Spresiano e di Pesaro), pian piano sta dimostrando di non essere adatta a diventare la bandiera della comunità GLBTQ italiana.

Pierluigi Bersani, sulla promozione di Vietti, non ha mica agito da solo. Se l’esponente dell’Udc è arrivato al Csm lo deve anche a Dario Franceschini (segretario del Pd dopo Walter Veltroni ma prima di Bersani) che insieme ad Anna Finocchiaro ha lavorato affinché Vietti ottenesse la poltrona che di fatto suggella la collaborazione tra Pierferdinando Casini (leader dell’Udc) e il Pd.

Contraria alla candidatura di Vietti si era detta nei giorni scorsi Debora Serracchiani. L’europarlamentare del Pd, nell’articolo redatto per il Post, non ha comunque posto la propria attenzione sull’omofobia di Vietti. Scrive Debora Serracchiani:

“Infinite sono le ragioni che si possono portare a giustificazione della scelta di dare appoggio a Vietti ma quando un tuo elettore, un militante, ti sventola sotto il naso il curriculum del senatore Udc, e ti fa leggere che è stato due volte sottosegretario di Berlusconi, che è uno dei padri del legittimo impedimento e della depenalizzazione del falso in bilancio... non c'è più risposta tecnica che tenga.

Quello che una volta si chiamava il “nostro popolo” oggi non ti perdona più nemmeno l'impressione di un cedimento alle sirene dell'inciucio. Come meravigliarsi se i nostri elettori e iscritti si girano e guardano a Vendola?''.


Oltre al Governatore della Regione Puglia l’elettorato, a cui si riferisce Debora Serracchiani nel proprio articolo, sta seguendo il lavoro dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che in ogni tornata elettorale cresce a discapito del Partito Democratico.

Per capire perché si stia verificando questo travaso di voti, ragionando sulla vicenda Vietti, è sufficiente riflettere sulla posizione degli colleghi dell’ex magistrato. Luigi De Magistris, dopo aver fatto propria le istanze di Franco Grillini (anche lui dell’Idv) contro l’esponente dell’Udc, ha dichiarato:

“Vietti non è il nome giusto per guidare il Csm in questa fase di emergenza morale che investe il mondo della magistratura e lo stesso organismo di autogoverno. Il suo passato politico e' infatti macchiato dalla paternità.

Purtroppo ancora una volta prevale la politica gattopardesca del mantenere in piedi un equilibrio insano, fatto di correntismo e collateralismo, di amalgama nefasto fra politica e giustizia. Un equilibrio insano che in particolare dopo l'inchiesta sulla P3, dovrebbe essere distrutto da una “rivoluzione morale” interna all'ordine giudiziario, nell'interesse dei cittadini e della stessa magistratura”.

Contro la promozione di Vietti si è detta anche Sonia Alfano. L’esponente politico dell’Idv nonché Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, parlando delle candidatura dell’esponente dell’Udc giorni fa ha dichiarato:

“Vietti è un personaggio che farebbe comodo tanto alla destra quanto alla sinistra più inciucista e gli eventi del passato testimoniano a favore della mia tesi. Nel 2001 scoppiò il “caso Catania”, quando il CSM di cui era membro Vietti produsse, con il suo diretto e personale apporto, documenti a favore del magistrato dott. Gennaro che, come il cognato della capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, aveva comprato casa dalla società della moglie di un acclamato mafioso, con un contratto di vendita simulato e l’utilizzo di un prestanome”.

Vietti, come si enuncia dalle informazioni divulgate dall’Italia dei Valori, è rappresentativo dell’Italia peggiore. Se Arcigay e le altre associazioni vogliono davvero prendere le distanze da questa immagine del paese invece che vanificare le proprie forze in raccolte firme inutili probabilmente dovrebbero iniziare a capire con chi ottenere il registro delle coppie di fatto.

A sinistra, forse, per i gay e lesbiche non c’è più spazio.

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