
Ad una settimana dalle dichiarazioni di Riccardo Missiato, sindaco di Spresiano secondo il quale agli omosessuali dovrebbe essere vietato il campeggio sulle rive del Piave, il diretto interessato ha ridimensionato le proprie, omofobe, posizioni.
Secondo quanto riportato da gaywave.it, il primo cittadino veneto durante lo scorso fine settimana avrebbe precisato che per lui l’omosessualità non è una malattia e che le dichiarazioni riportate dalla stampa si riferivano, in realtà ad un ragionamento più ampio fatto sulla prostituzione maschile e femminile.
“La premessa che vorrei sottolineare – ha dichiarato Riccardo Missiato - è che non ritengo l’omosessualità una malattia, anzi ho il massimo rispetto per le persone e per i loro orientamenti sessuali. La mia azione amministrativa è volta a marginare un fenomeno ormai insopportabile di prostituzione femminile e maschile presente nel nostro territorio e che ha raggiunto un degrado morale inaccettabile”.
La puntalizzazione riparatrice sarebbe stata fatta nelle stesse ore in cui Pietrangelo Pettenò, consigliere regionale della Sinistra Venata, presentava alla giunta di cui fa parte un’interrogazione utile per rimuovere Riccardo Missiato dal proprio ruolo in seguito alle dichiarazioni omofobe fatte di recente.
Di quanto sta accadendo a Spresiano, esemplificativo del blocco politico che in Italia esiste quando si deve tutelare le persone gay e lesbiche, ritorneremo ad occuparci quando pubblicheremo l’intervista che Giuseppe Civati ci ha rilasciato proprio sulla vicenda.
In attesa dei nuovi aggiornamenti vale però la pena fare un punto su cosa attorno alla vicenda non è cambiato. Ad oggi, malgrado il trambusto che in rete le dichiarazioni di Riccardo Missiato hanno creato, il Ministro per le Pari Opportunità non ha ancora preso una posizione precisa.
Sostenere, come ha fatto di recente, le associazioni glbtq diventa del tutto inutile se in vicende come quelle di Spresiano non si prendono delle posizioni precise.
Se, come sostengono in molti ormai dalla scorsa primavera, si dovesse votare prima della fine della legislatura il Partito Democratico non avrebbe nessun progetto da condividere con la comunità omosessuale italiana.
Il silenzio che Pierluigi Bersani ha adottato dopo il richiamo di Paola Concia spiega molto meglio dei comizi politici che neanche l’opposizione ha più a cuore il proprio elettorato non eterosessuale.
lella17
27 lug 2010 - 14:02 - #1ipocrita! lui aveva detto che la prostituzione femminile andava benissimo ma non voleva quella maschile! che schifo
Alexpf
27 lug 2010 - 14:15 - #2Come diceva Vasco: “Ormai è tardi”.
wiser
27 lug 2010 - 16:52 - #3E il silenzio del PD si fa sempre più assordante …. Tutta la mia stima a chi ancora lavora dentro il PD per cercare di cambiare le cose (Paola Concia, Ivan Scalfarotto…) ma personalmente mi metto da parte, e lo voterò se e solo quando saranno più chiari e netti sui temi omosessuali. Votare a scatola chiusa no, mi spiace. D’altronde il cittadino vota se quel partito lo rappresenta e promette concretamente determinate cose no?
loran
27 lug 2010 - 17:59 - #4Allora poteva esprimersi meglio fin dall’inizio.
n-u-t-i-ni
27 lug 2010 - 19:50 - #5Ma si dimetta dato che è lui la causa del battuage.
rikstyle
28 lug 2010 - 11:55 - #6Ma non poteva starsene direttamente zitto?