In queste ore tutti, o quasi, i siti a tematica GLBTQ si sono occupati dell’inchiesta di Panorama riguardante i sacerdoti che sono soliti frequentare discoteche gay. Per queerblog.it si è occupato dell’inchiesta Desperate Gay Guy a questo link.
Al di là di come ognuno possa giudicare i sacerdoti coinvolti nell’inchiesta credo sia opportuno, a 48 ore dalla pubblicazione delle anticipazioni, spiegare perché il settimanale della Mondadori ha sbagliato anteponendo il clamore, che puntualmente è scoppiato, alla sostanza.
Per sbugiardare il lavoro della redazione di Giorgio Mulè (ex direttore di “Studio Aperto”) sarebbe sufficiente, come giustamente ha osservato Franco Grillini, ricordare pubblicamente i casi analoghi che nel corso degli anni sono scoppiati.
Se la memoria, in Italia, fosse davvero una motivazione più che seria probabilmente oggi non si commetterebbero più gli stessi errori. Per questo motivo, alla vostra attenzione, voglio portare altre osservazioni.
La prima è tratta dal blog di Gad Lerner. Il giornalista contesta a “Panorama” l’utilizzo di una misura poco congrua a chi dovrebbe indagare. Se la metodologia utilizzata dall’Espresso, osserva il volto de la7, sul caso D’Addario è stata ritenuta sbagliata da Mulé perché utilizzarla in altre circostanze?
“Dopo avere condotto una campagna ostile nei confronti di Patrizia D’Addario (colpevole di avere registrato il suo incontro intimo con Berlusconi) - scrive Gad Lerner - il settimanale di proprietà del primo ministro, “Panorama”, applica su larga scala lo stesso metodo per prendere all’amo i preti gay della capitale che conducono una doppia vita.
Non mi pare un esempio di giornalismo d’inchiesta, semmai una grossolana forma di adescamento utile a divulgare il senso comune qualunquistico del “così fan tutti”: nel gran polverone della colpevolezza generalizzata finiranno per cavarsela i potenti che procurano o utilizzano le prestazioni sessuali per cementare l’omertà e rendersi utili a chi conta?”
La seconda contestazione all’inchiesta di Panorama che credo debba essere presa in considerazione è stata pubblicata da Giacomo Galeazzi. Il giornalista della Stampa, per sconfessare la professionalità del settimanale di Mondadori, riporta sul proprio blog le osservazioni di Paolo Patanè. Secondo il nuovo Presidente di Arcigay l’inchiesta, indirizzandosi verso i poteri deboli della Chiesa, non avrebbe analizzato con cognizione di causa il problema.
“Paolo Patanè - scrive Giacomo Galeazzi - bolla il servizio del settimanale di Panorama sui preti gay come una «brutta pagina di giornalismo», sottolineando che non è la vita privata delle persone che va colpita ma i comportamenti pubblici e politici omofobici, denunciando che si cerca di «dipingere l’omosessualità come fonte di ogni male».
«Siamo turbati da un servizio che nel mettere giustamente in luce le contraddizioni della Chiesa cattolica ed il suo tormentato rapporto con la sessualità finisce per assecondare una modalità orribile e torbida che non condividiamo e che contestiamo duramente», dichiara in una nota il presidente di Arcigay, aggiungendo: «Non è la vita privata delle persone che va colpita con un moralismo scandalistico ed offensivo, ma i comportamenti pubblici e politici di chi pianifica ed afferma l’omofobia e la discriminazione».
«L’articolo finisce per criminalizzare i preti omosessuali dimenticando che la cosiddetta “doppia vita” «riguarda anche e largamente i preti eterosessuali o, ancora, migliaia di mariti o mogli»”.
L’ultima osservazione che credo debba essere presa in considerazione per liquidare il servizio di Panorama come l’ennesima brutta pagina di giornalismo italiano è stata fatta dal Giornale di Vittorio Feltri che non più tardi di un anno fa sostenette l’omosessualità di Dino Boffo, ex direttore dell’Avvenire.
Andrea Tornielli, sul proprio blog, osserva il tempismo sbagliato di Giorgio Mulè. Negli stessi giorni in cui una parte della stampa, di cui lui stesso fa parte, si impegna per la difesa della privacy “Panorama” realizza un servizio che non tiene minimamente in considerazione questo aspetto.
“La mia prima reazione - scrive Andrea Tornielli - è stata quella di dire un’Ave Maria per i preti coinvolti: come sempre accade in questi casi l’anonimato non regge, le abitazioni risulteranno conoscibili per chi li frequenta; nel caso del prete di origini francesi si scorge la foto in bianco e nero di una donna, probabilmente la mamma, che speriamo non veda mai quelle immagini.
Mi colpisce il fatto che, mentre nel Paese si discute animatamente sulla pubblicazione delle intercettazioni e sulla necessità di rispettare la privacy delle persone, le vite (non certo esemplari…) di questi anonimi sacerdoti vengano messe in pagina e in rete a loro insaputa e - immagino - senza il loro consenso.
Non sto dicendo, ovviamente, che non si possano o non si debbano fare inchieste sull’argomento, che purtroppo offre materia e pure abbondante. Credo però esistano altri sistemi, più rispettosi delle persone.
Ricordo a questo proposito il libro “Io, prete gay” scritto nel 2007 dal vaticanista Marco Politi, che ha raccolto la testimonianza, anonima, di un sacerdote omosessuale. Una lettura sconvolgente, utile per capire, ma senza alcuna concessione voyeristica o scandalistica”.
Alexpf
24 lug 2010 - 13:31 - #1Lerner con il “così fan tutti” - secondo me - ha centrato il punto. Questa inchiesta è a “mano armata”, voluta da un giornale di destra per difendere i loro rappresentanti che sono stati attaccati sul piano morale nei mesi scorsi anche dalla Chiesa. L’omosessualità non c’entra nulla e non è l’obiettivo dell’articolo, assume solo di riflesso un significato ma che non poteva essere diverso, visto lo scopo dell’articolo. E’ un regolamento di conti proprio come l’affare Boffo.
gio89
24 lug 2010 - 14:07 - #2vita privata?? privacy?? gente così (ipocrita) si merita questo ed altro!
niknik79
24 lug 2010 - 17:05 - #3Uff non si è mai contenti!!!! Li hanno sput*nati,hanno fatto bene.I preti hanno scelto il celibato, la castità, la preghiera, lontani dal peccato.Non possono predicare dal pulpito la purezza e l’amore (unico) per dio, farci la morale e poi dopo le 20 mandare tutto…a pu*tane! Ki fa una scelta di vita deve essere coerente:idem per il politico ke professa la famiglia e poi va a trans, orge e sniffa coca. Tutta questa gentaglia dalla doppia facciata deve essere sbattuta in prima pagina, forse la prossima volta prima di farci la morale si faranno un esame di coscienza…
wiser
24 lug 2010 - 17:11 - #4Completamente d’accordo con te, alexpf :)
jessyshane
25 lug 2010 - 00:33 - #5Mi fa piacere sapere che non sono l’unica a trovare quell’articolo vergognoso.
antoniog
28 lug 2010 - 15:37 - #6Non credo Panorama abbia sbagliato ha soltanto fatto comprendere chi sono realmente i preti, ma sopratutto farci capire a noi, quando scendiamo in piazza cotro il vaticano per lo scandalo dei preti pedofili che stiamo andando contro nostri simili e si perché non li abbiamo mai chiamati con il corretto nome: GAY pedofili che fanno di professione il prete. Stiamo attenti quando veniamo strumentalizzati politicamente dalla sinistra: ricordatevi che nei paesi dove ancora governano quelli come noi o li condannano a morte (vedi Corea) o tra i più “democratici” al carcere (vedi Cuba)