L'AVIS: nessuna discriminazione verso i gay che donano sangue

L'Avis: nessuna discriminazione verso i donatori di sangue gayC'è un'Italia benemerita, una parte della nostra nazione che guarda ai bisogni degli altri e cerca di risolverli. La donazione di sangue è tra i più generosi atti di aiuto. E ci sono persone a rischio che, nonostante la loro dedizione alla generosità non possono farlo. Da qui a dire che basta essere omosessuali per non diventare donatore di sangue, occorre una sana meditazione e un pensiero diverso. Ci sono molti omosessuali e altrettanti eterosessuali che si sottopongono alla donazione del proprio sangue; creare discriminazione verso chi ama persone dello stesso sesso non è un esercizio di buona medicina. Quello che è accaduto a Milano, va ripensato dai responsabili del Centro trasfusioni, non si può dire che l'omosessualità, per sua natura, è di per sé un comportamento a rischio. Questa è discriminazione bella e buona.

Se ne sono accorti anche i responsabili dell'AVIS, l'Associazione Volontari Italiani Sangue, che dopo il fattaccio milanese hanno ricevuto una marea di mail che chiedevano una diversa posizione verso i donatori di sangue, omosessuali. Naturale che in casi così delicati ci siano dei protocolli da seguire per il bene del donatore e per chi riceverà quella preziosa donazione, a AVIS oggi, per bocca del suo responsabile politiche sanitarie di AVIS Nazionale, Pasquale Spagnuolo, afferma che, per quanto riguarda loro, non vi è mai stata e non vi sarà discriminazione verso i donatori di sangue gay.

“Le norme vigenti – dice Spagnuolo – non intendono discriminare a priori una categoria di persone, ma assegnano al medico responsabile della selezione del donatore il compito di individuare, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dal genere, eventuali comportamenti sessuali a rischio cui conseguono l’esclusione permanente o temporanea”.

Per i tanti che sono interessati alla questione pubblichiamo integralmente quanto detto da Spagnuolo.

AVIS ha, tra i suoi obiettivi prioritari, la promozione della donazione periodica, volontaria, non remunerata, anonima, responsabile finalizzata a garantire, insieme agli altri attori del sistema, adeguate quantità di sangue e dei suoi derivati, sicure e di qualità, per tutti gli ammalati che ne presentano la necessità. Inoltre, in molte realtà collabora direttamente con il sistema trasfusionale in via convenzionale nella selezione del donatore e nella raccolta di sangue e di emocomponenti.

Per garantire il rispetto dei principi di massima sicurezza e qualità esistono numerosi riferimenti normativi per la stesura dei quali AVIS ha fornito e fornisce un significativo contributo.

Tra questi riportiamo il Decreto Ministeriale 3 marzo 2005: "Protocolli per l'accertamento della idoneità dei donatori di sangue e di emocomponenti" che nell'Allegato 4 stabilisce i criteri di esclusione permanente e temporanea.

"Esclusione permanente: persone il cui comportamento sessuale le espone ad alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue."

"Esclusione temporanea: rapporti sessuali con persone infette o a rischio di infezione da HBV, HCV, HIV. Esclusione per 4 mesi dall'ultima esposizione al rischio."

Le norme vigenti non intendono discriminare a priori una "categoria" di persone, ma assegnano al medico responsabile della selezione del donatore il compito di individuare, indipendentemente dall'orientamento sessuale e dal genere, eventuali comportamenti sessuali a rischio cui conseguono l'esclusione permanente o temporanea.

Per garantire pertanto la sicurezza del donatore e del ricevente la trasfusione si deve almeno:
– ricorrere a donatori periodici, volontari, non remunerati, anonimi, responsabili;
– effettuare una accurata selezione del donatore;
– eseguire i test a disposizione per l'individuazione delle principali malattie infettive trasmissibili, cui si aggiungono altri interventi più specialistici.

Cardine quindi di questo percorso è la selezione del donatore di sangue che avviene attraverso una serie di procedure atte a valutarne l'idoneità alla donazione stessa.

Esse prevedono un colloquio anamnestico col Medico responsabile della selezione del donatore seguito da eventuale visita medica; una serie di esami di laboratorio; la lettura di una nota informativa circa la potenzialità di trasmettere infezioni con la donazione; infine la sottoscrizione di un modulo di consenso informato attraverso il quale il donatore periodico o aspirante tale risponde ad una serie di domande, comprese l'esposizione a eventuali comportamenti cosiddetti "a rischio". Pertanto ogni condotta potenzialmente a rischio deve essere riferita al Medico responsabile della selezione del donatore per consentirne una adeguata valutazione. La firma del consenso informato è un atto dovuto, con l'impegno a fornire risposte veritiere tali da rendere la successiva donazione di sangue e/o emocomponenti un atto "responsabile" e sicuro. Tutto ciò a prescindere dalla appartenenza a quelle che vengono considerate comunemente "categorie a rischio" anche sulla base delle abitudini sessuali (vedi omosessuali). Non è l'appartenenza a tali categorie, ma sono i comportamenti a rischio che possono compromettere la sicurezza del sangue donato; ad esempio comportamenti a rischio sono i rapporti sessuali, soprattutto non protetti, con più partner eventualmente sconosciuti, sia omo che eterosessuali.

A tal fine ricordiamo che nelle linee guida per la selezione del donatore di sangue e di emocomponenti stilate dalla Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (SIMTI) in collaborazione con AVIS ed altre tre Associazioni di volontariato del sangue non si fa mai riferimento alla popolazione degli omosessuali, che come tali non vengono in alcun modo discriminati, né tantomeno esclusi dalla donazione.

Dott. Pasquale Spagnuolo
Responsabile delle Politiche Sanitarie di AVIS Nazionale

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