I conti in tasca al Gay Pride


Secondo gli organizzatori erano un milione; mentre i dati ufficiali oscillavano tra i 700 e gli 800 mila partecipanti. Testimonianze raccontano di una città strapiena, con il corteo giunto a metà del percorso quando ancora i carri finali dovevano mettersi in moto. Stiamo parlando del Gay Pride celebrato a Madrid il 3 luglio scorso. Una festa che ha coinvolto i madrileni, gli spagnoli di altre città, gli altri arrivati da chissà dove. E quella fiumana di gente, significava anche introiti per la città, affari per alberghi, ristoranti, negozi. Pochi ragionano, almeno da noi, quanto una manifestazione come il Gay Pride sia non solo una occasione per parlare e rivendicare diritti ma diventa anche benessere economico per il luogo dove si svolge l'evento.

Così il quotidiano spagnolo El Pais, ha fatto i conti in tasca al Gay Pride di Madrid, scoprendo cifre iperboliche. In un articolo titolato Orgullo contante y sonante, ha quantificato l'affare "Pride", attestandolo tra i 30 e i 40 milioni di euro. Mica male, no? Ci sono dentro, le strutture alberghiere con 76 mila posti letto messi a disposizione per l'occasione; i pasti consumati nei ristoranti o altrove; le bevande e quant'altro. Le cifre fornite da El Pais vengono fuori da quanto certificato dal Municipio di Madrid, secondo cui ogni partecipante ha speso circa 50 euro che son diventati il doppio se ci si mette l'alloggio. Al giorno, ovvio!

Insomma, ci hanno guadagnato tutti: dai privati all'amministrazione pubblica, a quanti hanno vissuto l'Orgullo come momento di festa e di incontro. Probabilmente, complici le libertà e i diritti conquistati, come ogni anno, e questo ancor di più, tanti lgbtq decideranno di trascorrere le vacanze in terra iberica, spartendosi tra Madrid, Barcellona, Ibiza e Sitges. Anche il mercato vacanziero a target lgbtq fa gola a molti, e là dove i diritti sono leggi invogliano maggiormente le persone a partire. Ora, quanto riportato da El Pais, dovrebbe far riflettere - e parecchio - gli organizzatori dei nostri Gay Pride e, ancor di più le amministrazioni delle città che spesso vedono quella occasione con fastidio o rassegnazione. Pecunia non olet!

Foto | See Ming

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