Perché in Italia i gay famosi snobbano internet?


Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti le persone omosessuali leggerebbero blog e siti d’informazione alternativi ai mass media mainstream con una frequenza maggiore rispetto agli eterosessuali.

Probabilmente se uno studio simile venisse condotto anche nel nostro paese avrebbe un riscontro analogo. La notizia relativa all’apertura, in Argentina, del matrimonio a gay e lesbiche non è, al momento, né sulla home page del Corriere della Sera (dove invece c’è un link alla storia di un bambino che ha imparato a leggere a soli tre anni) né sulla sezione esteri del sito di RAI News 24, il cui direttore è stato elevato a martire dalla sinistra che poco ha fatto per i Pacs.

Urlare alla censura sarebbe inutile. Meglio concentrarci sul perché questo tipo di notizie, storiche, non riescono a raggiungere i mass media che dovrebbero, per onestà intellettuale e professionale, occuparsi di quanto sta accadendo in America Latina.

Analizzando la classifica che Wikio ha redatto sui blog GLBTQ più visitati si nota che nella top ten solo due siti sono curati da persone che in più occasioni hanno manifestato a favore di gay e lesbiche. Cristiana Alicata, per la cronaca, batte di gran lunga Vladimir Luxuria.

Attorno alle due donne non c’è nemmeno un uomo. Uno dei tanti gay che sfila in prima fila ad ogni Pride che in Italia si organizzano in estate. Una serie di apparizioni, dati alla mano, non è più sufficiente.

Per raccontare alla casalinga di Voghera che in Argentina oltre a Maradona e Belen Rodriguez c’è anche il matrimonio per gay e lesbiche è necessario che i figuranti dei vari cortei si impegnino per primi a fare opinione online come si confà ad un paese moderno.

Solo allora raggiungeremo i tg delle 20.00. Solo allora i sondaggi ipoteticamente condotti nel nostro paese non saranno uguali a quelli degli Stati Uniti.

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