Il Comune di Torino riconosce le unioni civili, anche gay


Le coppie conviventi, sia etero sia omosessuali, hanno adesso un nuovo strumento per vedere riconosciuti parte dei loro diritti, almeno nel Comune di Torino. Il Consiglio comunale, infatti, ha approvato una deliberazione sulle unioni civili e un apposito regolamento, con cui i funzionari dell'anagrafe potranno rilasciare su richiesta un "attestato di famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo''.

Non so se - come sospetta il mio ex fidanzato - il sindaco Chiamparino abbia ricevuto la visita dei fantasmi dei Natali passato, presente e futuro; di certo nell'ultimo anno il suo impegno di fianco alla comunità lgbt è stato del tutto evidente e lo ha portato a scelte anche difficili e sicuramente criticate da alcune forze politiche e dalla chiesa cattolica.

Anche stavolta, infatti, la Curia torinese non ha perso tempo a esprimere il solito sentimento di amarezza, dispiacere e sconcerto di fronte a una decisione che è squisitamente politica e amministrativa e in nulla coinvolge la chiesa, le parrocchie, la spiritualità.

Ma tant'è: Chiamparino ha difeso l'iniziativa, anzi ha auspicato che questo passo serva da sprone per il Parlamento, che da ormai ormai evita di affrontare la questione dei diritti, specie per le coppie omosessuali che - al contrario di quelle di sesso diverso - non hanno la possibilità di contrarre un matrimonio.

Che cosa cambia, in definitiva, con questo registro? Che le coppie conviventi, se lo vorranno, potranno acquisire una forma di visibilità che consenta loro di essere riconosciuti come nucleo familiare, nella richiesta di un asilo per i figli o nelle graduatorie per le case. Un piccolo segno di civiltà che nasce da una delle città italiane più civili, per la sua storia e la sua cultura.

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