A Berlino per le strade mezzo milione a festeggiare il Gay Pride. E a Napoli?


A vedere le immagini che arrivano da Berlino, diciamocela, scorre parecchia invidia. Certo diranno in tanti, parliamo di mondi diversi, di cultura e politica diverse, ma l'invidia resta. Sabato scorso, qui da noi si è celebrato il Gay Pride a Torino e a Palermo, ed è subito scoppiata l'annosa guerra delle cifre sui partecipanti. Poi, nello stesso giorno, arrivano quelle da Berlino, indiscutibili, confermate da organizzatori e forze dell'ordine: i partecipanti al Gay Pride sono cinquecentomila. Che invidia! Non si capisce (o non si vuol capire) perché quei numeri ballonzollano all'estero dal mezzo milione in su, e da noi ci si accapiglia se a Palermo erano in 4 mila o 500 persone. C'è da rifare il Movimento o c'è da ripensare anche ai nostrani Gay Pride, visto che ci si inquieta su probabili 5-6 milioni di persone lgbtq nostrani?

Intanto, le cronache raccontano di quella oceanica presenza berlinese, la 32esima edizione del “Christopher Street Day”, tanto per non dimenticarsi l'origine dell'evento. Che Berlino sia oramai diventata, per mille e più ragioni, la capitale culturale e ludica delle persone lgbtq, lo raccontano le cifre e la città stessa: viva, effervescente, irrinunciabile, eclettica. Tema di questa edizione del Gay Pride: “Essere normale è essere diversi”, che la dice lunga su come imporre certi diritti.

Facile pensare cosa sia stata la Berlino di quel sabato passato, non molto differente dalla quotidianità di una città governata da un sindaco apertamente omosessuale, ma a veder mezzo milione di persone che finiscono la loro sfilata, per la prima volta, alla Porta di Brandeburgo, luogo simbolo della città, deve essere stato uno spettacolo indimenticabile. Perché noi no? Voglio dire: perché in una nazione che risulta parecchio omofoba, spudoratamente clericale, invisa agli elementari diritti di cittadinanza per le persone lgbtq, i Gay Pride sono così mosci, altalenanti, privi di quella massiccia presenza, urlante e festaiola, che farebbe impressione persino alla Binetti? Possibile sia colpa solo delle organizzazioni lgbtq, e non forse, molta colpa nostra? Napoli potrebbe essere l'occasione. E anche Roma. Discutiamone!

Foto | Cafebabel

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