Caravaggio gay? No, solo sessualmente spericolato

Caravaggio gay? No, solo sessualmente spericolatoNon è ancora uscito che già fa discutere critici d'arte, biografi della gay life, stampa di mezzo mondo. Andrew Graham-Dixon, nato a Londra nel 1960, uno dei più importanti critici d'arte, è riuscito a scombussolare alcune certezze e facili entusiasmi su Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come il Caravaggio, col suo ultimo libro che uscirà nelle librerie inglesi il 1° luglio: "Caravaggio - A life sacred and profane" (Caravaggio, Una vita tra Sacro e Profano). Tutto da ripensare, molto da cambiare tra coloro che si sono occupati delle vicende terrene dell'autore della Cena in Emmaus e di altri capolavori che lasciano, in chi li osserva, il corpo e l'anima librarsi verso la beatitudine estatica. Secondo quanto suggerisce Graham-Dixon, che ha visionato alcuni documenti recentemente scoperti negli archivi romani, il Merisi non era nient'altro che un iroso, un irrazionale, e un protettore. Ed ebbe una figlia illegittima da Lavinia Giugoli, moglie di Ranuccio Tommasoni da Terni.

Quando nel 1606 i due si affrontano in armi e Ranuccio ha la peggio, nulla di più falso che quella sfida avvenne per futili motivi, come si era pensato finora: fu un duello d'onore, suggerisce il critico d'arte inglese, dovuto anche alla insaziabile libidine dell'artista. Al Telegraph, dove Graham-Dixon collabora, e dove il libro è stato recensito per primo, l'autore dichiara:

“C'era un'antica ostilità tra i due e Tommasoni volle che ad assistere al duello ci fossero anche suo fratello e suo cognato. Ciò dimostra che si trattava di una lite d'onore”

Non va dimenticato che gli anni di vita del Merisi sono anni turbolenti, violenti, in una Roma papalina che cerca di frenare gli ozi e i vizi della plebe come di certi aristocratici. È lì, dopo una vita di stenti a Milano, che Merisi inizia le sue sarabande notturne in compagnia di un architetto, Onorio Grande, e di altri giovinastri che fanno poco per non farsi notare dalle guardie di ronda vaticane. E' lì che il Caravaggio continua i suoi stenti di fame e miseria, cercando di attirare l'attenzione di probabili signorotti che frequentano lo spiazzo della platea Agonis, luogo di ritrovo di battuage e di prostituzione maschile dell'epoca.

Sulla vicenda Merisi-Ranuccio, l'autore di questa nuova e interessante biografia dell'artista, allievo di Simone Peterzano e discepolo di Tiziano, racconta di una rivalità tra i due, entrambi invischiati a fare da papponi, nonostante il Ranuccio non se la passasse affatto male. Non solo, il Merisi riuscì a sfilare al Tommasoni, una delle prostitute più quotate e la cosa non piacque affatto a chi di quella merce se ne cibava. La Roma di allora, più che papalina era orgiastica. A fronte di una città con centomila abitanti la chiesa censisce diciottomila puttane e papa Clemente VIII si accanisce contro quelle donne che vivevano anche nei piani dei palazzi apostolici, comminando frustate, confische dei beni e l'esilio.

C'è un altro bel libro, che vi consiglio di cercare, uscito alcuni anni fa, scritto da Giuliano Capecelatro: Tutti i miei peccati sono mortali - Vita e amori di Caravaggio. Il Saggiatore, pp.290, 17 euro. Probabilmente è più lì che sapremo di certe, convulse passioni del Merisi, passato ora da gay o bisessuale a pappone.

Qualcosa dice anche Andrew Graham-Dixon quando nel suo libro, racconta della fuga di Michelangelo da Roma, dopo il suo arresto e la scarcerazione nel 1609, a causa di una aggressione ai danni di fra Giovanni Rodomonte Roero, uno dei più importanti cavalieri dell'Ordine di Malta. Michelangelo si rifugia a Napoli, e lì viene raggiunto dall'aggredito che lo ritrova in una taverna notoriamente frequentata da omosessuali. Lo affronta e lo ferisce gravemente.

Nel libro di Capecelatro c'è già anche lì, narrata con dovizia, la storia dell'artista intrisa di sangue e di violenza. Lì si narrano i vari ragazzi cui Michelangelo insegna l'arte e ne rapisce i corpi. Probabilmente la pastoia sessuale che avviluppa il pittore attraversa smisurate sessualità. E Graham-Dixon ce ne rivela alcune, importanti.

Quando l'artista muore, il 28 luglio 1610, le sue opere sono già richiestissime, ricercate, testimonianza oggi di un uomo fuori dall'umano pensiero che seppe dare alla pittura la migliore tra le possibili bellezze.

Foto | andrewgrahamdixon

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