Gay Pride. Appello di Vendola, Concia, Luxuria: "Dopo Napoli tutti a Roma il 3 luglio"


Nel momento delle piazze bisogna lasciare al vento, affinché li trascini altrove, ogni acredine, incomprensione; rivolgersi alle persone che lottano per avere quello che tu stesso necessiti; invitare coloro che si nutrono di indifferenza e smarrimento per dire loro che le speranze son dure a morire, che vale sempre continuare a lottare perché quelle speranze diventino certezze. C'è sempre un buon motivo per partecipare ai Gay Pride. Uno tra i tanti è proprio la questione dei diritti legali dell'individuo, diritti di cittadinanza spronati dall'Europa, rimasti ancora lettera morta per i nostri legislatori. Irrisolto il problema delle coppie di fatto omosessuali; quello di una dignità del lavoro per le transessuali, il bullismo omofobo nelle scuole, la libera circolazione delle coppie di fatto, etc. In più si è fatto urgente un intervento legislativo per punire gli atti di violenza omofoba e ogni forma di discriminazione.

Servono a questo i Gay Pride: a risvegliare le coscienze sui diritti per le minoranze sessuali; servono a stabilire un'eguaglianza tra cittadini, tra persone, tra studenti, tra condomini. In questo strano paese l'orgoglio delle rivendicazioni per i diritti deve partire da noi, soggetto per soggetto, militante per militante, sigla per sigla, mantenendo le proprie specificità ma ruggendo coralmente per i diritti che ci facciano sentire più Europa.

Credo sia anche per questo che in occasione del Gay Pride di Roma, che si svolgerà il 3 luglio prossimo, siano scesi in campo i leaders delle organizzazioni lgbtq capitoline: Di Gay Project, con Imma Battaglia; l'Arcigay di Roma, col presidente Fabrizio Marrazzo; la deputata Pd Anna Paola Concia, Vladimir Luxuria, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Certo, che manchino altre importanti realtà come il Mario Mieli, cercheremo di capirne le ragioni. Roma dovrebbe essere la città che chiude le manifestazioni dei Gay Pride. Importante la presenza e l'adesione di Nichi Vendola che, credo, non mancherà all'appuntamento nazionale di Napoli.

Nichi, in questi mesi, sta facendo un lavoro di presenza e consensi che sono importanti persino alla futura politica di questo paese. Nichi, ce lo raccontano i fatti, non dimentica di essere omosessuale e quindi senza diritti, e questo lo fa sentire partecipe ai Gay Pride, come alla vita di tutti noi che lottiamo per un'Italia che difenda i suoi cittadini lgbtq. Non vi è mai stata una così alta carica istituzionale, che da gay, non ha dimenticato gli altri gay, le lesbiche, le transessuali.

Lo stesso vale per Vladimir Luxuria che, smessi i panni di parlamentare, continua a essere linfa per il Movimento. La sua vita artistica e culturale continua a dibattere dei problemi delle persone trasgender, si batte contro le violenze omofobe. Lo fa con intelligenza e perseveranza.

Anche Anna Paola Concia, in un Parlamento ingessato da una maggioranza che poco pensa alle necessità della gente, si batte come una leonessa, solitaria ma forte, per riuscire a far tornare in aula la sua legge contro l'omofobia, avendo spesso critche poco generose persino da parte della militanza lgbtq.

Loro, noi, tanti altri emeriti, ma importanti sconosciuti, uomini di cultura e di fede, in tanti, diamoci appuntamento, dopo Napoli, a Roma. Serve esserci nella città che nei mesi scorsi è stata teatro di intolleranze omofobe; è importante che i cittadini di Roma vedano un Movimento fiero, unito, popoloso, festaiolo ma che non intende arretrare sulla richiesta di nuove leggi che ci riguardano.

Ci saranno bagliori di feste la sera, ma al Pride del pomeriggio andiamo tutti, con le nostre speranze, i nostri amori, anche l'illusione che presto avremo un paese diverso. Una illusione che, se uniti e tanti, potrebbe turbare la sonnolenta politica.

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