I trans? Un'offesa alla natura umana e a Dio

Il vescovo emerito di Benevento Serafino SprovieriUsa proprio il maschile per definire le persone transessuali monsignor Serafino Sprovieri, vescovo emerito (che vuol dire in pensione, sia chiaro) di Benevento. L'ottantenne vescovo, dalle colonne di quel sito che tutti conosciamo per la sua trasudante omofobia ma che non linko né scrivo per non aumentarne la visibilità, dice:

“A mio giudizio, specie i trans, sono un'offesa alla natura, la stravolgono con una condotta depravata e capricciosa. Sono contrari a Dio e al suo progetto, che io paragono ad un quadro da disegnare a tinte di amore. Ma loro questo quadro non lo completeranno mai in quanto conoscono il piacere, ma non l' amore che non è solo accoppiamento fisico, ma servizio e soprattutto, volto alla riproduzione. Quando qualcuno mi spiegherà come un trans o un gay possa generare vite, mi ricrederò”.

Arzillo più che mai, l'uomo vestito di lungo e di rosso prosegue:

“Nella scrittura si legge che Dio li ha creati maschio e donna, un terzo genere non esiste. Pertanto è del tutto chiaro che l' omosessualità è patologica se contenuta in limiti casti e merita rispetto e delicatezza per la sofferenza, come ogni malattia.”

Considerando che la scrittura dice anche “crescete e moltiplicatevi” è del tutto chiaro che la (presunta) vita celibe degli ecclesiastici è patologica.

Foto | Provincia di Benevento

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