Carlo Giovanardi: "I gay non facciano troppe effusioni in pubblico". E sul Gay Pride: "Una carnevalata"

Si dice che la politica debba dare il più alto esempio di rettitudine, che debba parlare un linguaggio diverso da quelle delle piazze, o dei bar o osteria. Poi ci si accorge che sono proprio i politici a dare il peggiore esempio di intolleranza, la peggiore misura di certe esternazioni che sembrano giustificare atti di violenza di tanti incoscienti. Ed è proprio a proposito dell'ultima violenza omofoba consumata a Roma che il sottosegretario Carlo Giovanardi, in una intervista rilasciata a Klaus Davi, interpreta il senso di affetto tra due gay come effusioni troppo marcate, troppo plateali. S'intende in pubblico, perché poi, lo voglia o no nel privato ognuno è libero di relazionarsi col proprio amore come vuole. L'esternatore governativo, da sempre legatissimo ad un concetto dello Stato il più clericale possibile, e, diciamocelo, anche l'ex Dc che meno sopporta gli omosessuali, avendone avuti parecchi nello Scudo crociato (così era definita da molti la democrazia cristiana), per non voler strafare, mette tutti in un sol calderone: omosessuali ed eterosessuali. Ecco cosa dice a Klauscondicio:

“Premesso che la mia condanna dei fatti di violenza che hanno colpito i gay è totale, sono tuttavia dell’avviso che la manifestazione dell’omosessualità come anche dell’eterosessualità in luoghi pubblici debba sempre seguire criteri di buon gusto e di rispettabilità. Questo vale sia per le coppie etero che per quelle gay, sia chiaro. Ecco, prego i gay, come anche gli etero, di contenere nell’ambito del lecito le loro effusioni nel rispetto della collettività”.

Premesso che per le vie cittadine, campagnole e di paesini, non è che si incontrino tante coppie gay che si strusciano o si tengono serenamente per mano mentre coppie etero lo riescono a fare nell'indifferenza generale, mi chiedo se sono davvero certe effusioni in pubblico a dettare rispettabilità e buon gusto. Che Giovanardi viva in un sogno da cui non intende destarsi? Oppure legge male i giornali? I maggiori atti di violenza omofoba sono stati perpetrati ai danni di gay solitari, che stavano tornando a casa, erano in tram, che non slinguavano nessuno, caro sottosegretario. Ma da che cosa ci dobbiamo contenere "nell'ambito del lecito"; ma di cosa parla accomunando noi e e gli etero in una improbabile orgia illecita di insane effusioni

Vivendo tra i meravigliosi stucchi dei palazzi governativi, al sottosegretario sfugge che le delinquenze omofobe nascono dall'odio, da una società che predica l'omofobia, da un governo che, malgrado le violenze, non intende attuare una legge che punisca severamente i reati di odio, anche quelli a sfondo sessuale. Ma come si concede una solidarietà così fariseica e stolta? Si contenga lui a dire certi spropositi e se sinceramente vicino a chi ha subìto violenza, metta in atto e in funzione che varie leggi contro l'omofobia che languiscono in alcuni cassetti della Commissione Giustizia. Non ci dia lezioni comportamentali, di cui non necessitiamo, perché oggi, nel suo e nostro paese, due gay non possono serenamente passeggiare per strada mano nella mano senza incorrere in qualche gruppo di imbecilli che, a esser buoni, inscenerebbero teatrini di sproloqui e contumelie. Figuriamoci infrangere la pubblica decenza.

“Certo, con i problemi della crisi che impongono una manovra da 24 miliardi - dice Sergio Rovasio, segretario nazionale di Certi Diritti -, con l’aumento della criminalità mafiosa, con i quasi 2 miliardi di costi per le circa 600.000 auto blu italiane senza che nessuno muova un dito, con l’aumento dei divorzi, delle separazioni e del calo demografico, con i costi sempre più alti della politica, che con il finanziamento truffa prevede di versare soldi ai partiti per cinque anni anche se una legislatura finisce dopo un anno, con i costi della casta clericale vaticana che ammontano a circa 4 miliardi annui tra denari e privilegi, che alimenta con i suoi fulmini e le sue saette la violenza omofobica contro le persone lesbiche e gay, e ancora molto, molto altro, avevamo proprio bisogno di sentire oggi da Giovanardi che il problema in Italia oggi è la"sguaiataggine" degli omosessuali e degli eterosessuali. Non sappiamo se ridere o piangere per questo nuovo drammatico problema italiano che è la “sguaitaggine” gay (ma anche etero eh!) la cui lotta è divenuta un altro incredibile e rigoroso cavallo di battaglia del sotto(molto sotto)segretario Carlo Giovanardi”.

Che Carlo Giovanardi, male e poco digerisca l'omosessualità, ce lo fa sentire tutto giudicando i Gay Pride:

“A Paola Concia e Franco Grillini – ha detto – ho sempre chiesto cosa c’entri la difesa di un orientamento sessuale diverso con il Gay Pride, nell’ambito del quale le persone ballano nude, si travestono da preti e da suore, irridono alla religione, prendono per i fondelli il Vaticano. Che cosa c’entra l’omosessualità con la sguaiataggine, il carnevale e la provocazione?”.



Credo che il sottosegretario farebbe bene a non preoccuparsi dei nostri Gay Pride, ma di quello che oggi capita nella politica e fuori da essa, dove corruzioni, mazzette di denaro pubblico, sfruttamento delle persone, una inciviltà verso cose e persone ha imbarbarito fino al midollo la nostra società. Dica piuttosto ai suoi amici preti di non irridere pubblicamente all'omosessualità frequentandola poi nel privato più di quanto egli creda. Il rispetto deve essere reciproco.

“Al prossimo Gay Pride - ride Rovasio -ci maschereremo tutti da Giovanardi così il gay pride apparirà cosa seria e tutto andrà meglio”.

Dice una nota degli organizzatori del Gay Pride romano:

“Il Pride è una festa oltre che una rivendicazione di diritti che questo Paese, grazie a questo ceto politico, non ha ancora previsto. In tutta Europa oltre che in tutto il mondo il giorno del Pride si balla e si canta. La comunità gay manifesta così l’orgoglio della propria visibilità, anche come cittadini, tutti i giorni, con figli e famiglie non riconosciute dalle leggi che Giovanardi contribuisce a non far approvare. Mediti Giovanardi…”

Non stanco di affondare "nobili" precisazioni, finalmente il sottosegretario pare abbandonare un certo aplomb e a Davi sibila:

“Sono assolutamente favorevole – ha precisato Giovanardi – del fatto che una norma preveda un’aggravante di pena a tutela di chi viene aggredito soltanto ed esclusivamente per il proprio orientamento, ma non sono d’accordo ad aggiungere anche che debba essere punito chi ritiene che a scuola vada insegnato che il rapporto normale è quello fra uomo e donna. È fuori discussione che il rapporto fisiologico che fa continuare il mondo è quella tra un uomo e una donna e un vescovo deve poter continuare a dire questo senza essere incriminato”.

Sì, eminenza, certo, lo sapevamo: il rapporto è quello fra uomo e donna. Ma vada a farsi benedire!

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