Nullo il matrimonio tra due gay registrato all’anagrafe di Quinto di Treviso


No, no e no; insomma come si può far capire a questi screanzati omosessuali che di matrimonio tra loro, in Italia non se ne deve parlare, figurarsi, accettarlo e renderlo riconosciuto. Lo fate all'estero, in tanti di quei Stati dove la legge lo consente? Affari vostri, ma varcati i confini nazionali, sappiate che tornate ad essere due emeriti sconosciuti per le nostre leggi. E non fate i furbi! Sembra essere questo un fantomatico dialogo che veste bene con la vicenda che andiamo a raccontare. Di mezzo c'è anche lo zampino di qualche distratto funzionario del nostro Consolato in California.

Fatto è che lo scorso anno, due ragazzi innamorati l'uno dell'altro, decidono di convolare a nozze nella patria dei diritti lgbtq americana, San Francisco. E innocentemente, il 13 maggio 2009, è il Consolato italiano a chiedere la trascrizione dell’atto di matrimonio all’anagrafe di Quinto, il Comune dove i due risiedono. Poi, è proprio al Consolato che a qualcuno viene il sospetto, visto anche il luogo: vuoi vedere che quel matrimonio riguarda due uomini? Sì, sono proprio due uomini. Che si tratti di amore, a loro poco importa. E si lanciano a chiedere al Comune di Quinto di attivare le procedure per annullare la trascrizione.

Ma la cosuccia non è semplice. L’ufficio di stato civile deve provvedere ad inoltrare al tribunale la richiesta di annullamento dell’atto. Per non farsi mancare nulla, anche il sindaco del paesino, leghista, si dice pronto a ogni battaglia pur di togliere dai registri del suo Comune quella coppia omosessuale che aveva ardito tanto. Però, per un po' di tempo, i due diventano la prima coppia gay, regolarmente sposata e riconosciuta in Italia.

E quando la legge interviene, tocca al procuratore della Repubblica di Treviso, far tornare l'Italia che è:

"L’atto di registrazione dell’unione è giuridicamente irricevibile - aveva detto il procuratore - darò parere favorevole all’annullamento, sarà poi il tribunale ad esprimersi".

Peccato per la coppia che sperava che, come già accaduto (e sappiamo come è finita), il Tribunale di Treviso, si appellasse al parere della Corte Costituzionale. E invece, la Corte dei giudici, ha dato parere negativo, sciogliendo quel vincolo non contemplato dalle nostre attuali leggi.

"Ero convinto di poter cambiare le cose, - ha detto uno dei due ragazzi - poi mi sono scontrato con la realtà".

Che coraggio, però, ragazzi, anche se per mio conto vi faccio i più affettuosi auguri per la vostra unione d'amore e non di Stato. Ci vorrà ancora molto perchè la legge sia dalla vostra parte e dalla parte di tutte le altre coppie di fatto omosessuali. Il Paese non sa darsi leggi sui diritti civili lgbtq, non capiamo perché e non ci rassegniamo. Sulle battaglie per i diritti c'è da tempo, e quasi prioritaria, anche il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto.

Chissà se riusciremo a portare a casa qualche risultato, o toccherà alle future generazioni vedere i risultati di quanto andiamo a battagliare oggi. Tra politici e clero, oggi, c'è ben poco da sperare.

Fonte/ La tribuna di Treviso

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