Il presidente del Malawi (suo malgrado) grazia i due gay condannati a 14 anni di carcere


Quel che si leggeva nel volto dei due ragazzi malawaiani, il giorno della loro condanna, rei di amore omosessuale, era rassegnazione e disperazione. Non osiamo pensare cosa possa essere successo loro tra le mura carcerarie, prima e dopo la loro condanna; sicuramente vessazioni e violenze di ogni genere. Il giudice che li aveva destinati a 14 anni di lavori forzati, probabilmente il peggiore a giudicare cosa è un sentimento amoroso, aveva usato parole grevi, degne di una corte hitleriana, buttando sugli accusati disprezzo lontano da ogni equo giudizio. L'Africa tribale e religiosa aveva decretato che quella condanna doveva essere esemplare, scoraggiante per altri omosessuali. Ci fu una volta un uomo, Ahmadinejad, che disse che in Iran non esistevano omosessuali, e intanto faceva lavorare di corda i suoi boia. Ci sono dittatori in Africa e paesi a poco tasso di democrazia che infieriscono vergognosamente contro gay e lesbiche.

Ora, il presidente del Malawi, Bingu Wa Mutharika, ha deciso di graziare Steven Monjenza e Tiwonge Chimbalanga e rendere loro giusta libertà. Fosse stato per lui, li avrebbe fatti marcire in galera, vista anche la sua dichiarazione:

“Questi ragazzi hanno commesso un crimine contro la nostra cultura - ha dichiarato Matharika -, la nostra religione e le nostre leggi. Ciò nonostante, in qualità di capo dello Stato, li perdono e chiedo il loro immediato rilascio senza condizioni. Ho fatto questo per motivi umanitari, ma questo non significa che io approvi questi fatti”.

La decisione è stata presa dopo un incontro tra il presidente e il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon, ma ha pesato soprattutto l'indignazione sollevata contro quella condanna da molti organismi internazionali che si occupano di diritti civili.

“La notizia che il Presidente del Malawi Bingu Wa Mutharika ha graziato la coppia gay che alcuni giorni fa era stata condannata a 14 anni di lavori forzati non può che renderci felici - dichiara Sergio Rovasio, segretario nazionale di Certi Diritti -. È evidente che le pressioni internazionali che molti stati democratici avevano attivato nei confronti dello Stato africano hanno funzionato. In Italia si erano mobilitati i deputati radicali con una interrogazione parlamentare urgente, primo firmatario Matteo Mecacci. Anche l’Unione Europea e l’Amministrazione del Governo Usa si erano attivamente mobilitati per condannare questa assurda condanna, frutto di ignoranza, pregiudizio e demagogia. Ci auguriamo che ora venga rilanciata quanto prima la campagna promossa dalla Francia in sede Onu, per la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo. Ci sono ancora 70 paesi che prevedono la galera o la pena di morte per le persone omosessuali”.

Va ricordato che attualmente, in Africa, ben 37 stati decretano che l'omosessualità è illegale e pertanto passabile di carcere e persecuzione. Una situazione insostenibile per milioni di persone, costrette a vivere in clandestinità, cacciati dalle loro famiglie, allontanati dalla società. Tocca, come ricorda Rovasio, all'Unione Europa e altri paesi democratici far sentire la loro voce e spiegare a presidenti, dittatori e giudici, che la loro repulsa antiomosessuale non può scatenare la caccia al cittadino che ama persone dello stesso sesso.

Una buona notizia, questa, in un oceano di persecuzioni e disprezzi verso le persone lgbtq nel mondo. Sia assicurata ora protezione e dignità a Steven Monjenza e Tiwonge Chimbalanga , rei di aver confessato che si amano, che non possono vivere l'uno lontano dall'altro. Non sappiamo se sarà loro concesso di vivere ancora tranquillamente in Malawi, o saranno costretti a lasciare il loro paese. Serve attenzione e vigilanza, anche su questo da parte delle organizzazioni umanitarie e degli stati che si dichiarano democratici.

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