Ora basta con la violenza omofoba, il Parlamento faccia una legge e le forze dell'ordine ci aiutino

Ora basta con la violenza omofoba, il Parlamento faccia una legge

Otto delitti contro persone e cose, senza colpevoli, senza nomi, o quasi. Dal 19 agosto dello scorso anno al 29 maggio 2010, dal caso di Emilio Rez, all'aggressione di via Cavour, passando per Svastichella e gli attentati incendiari, per ben otto volte, frotte di aguzzini si sono scagliati contro omosessuali inermi, luoghi di ritrovo della nostra comunità, nella città più protetta e vigilata, Roma. Violenze compiute da uomini, per lo più giovani e in branco, cui l'idea di omosessualità è per loro nefanda, talmente ostile da doverla saziare con percosse, insulti, fuoco e minacce. La capitale sembra essere diventata il calvario delle violenze omofobe tra l'indifferenza di molti e la saccenteria politica che ostenta solidarietà e boccia leggi di tutela per le persone lgbtq.

Tra qualche giorno, come è accaduto per gli altri, quei pochi politici che si sono sperticati in unanime condanna contro chi ha reso quasi cieco un ragazzo colpevole di omosessualità, torneranno ai loro affari di alta politica, che volete sia un pestaggio ad un omosessuale? Una città altamente bella e affascinante come Roma, si fa sempre più pericolosa per gay, lesbiche, transessuali, che osano attraversare la notte lontano dalle mura domestiche, nel desiderio comune a molti altri cittadini di trovare ore di svago e di socialità. Basta essere soli, per rischiare di essere circondati da facinorosi, da belve tediate dal nulla, che attaccano, colpiscono, gridano il motto a loro più osceno "frocio di m." che li giustifichi da quello che stanno compiendo, e poi, come lupi, darsela a gambe e sparire nell'oblio.

Sarebbe ora di dire basta, ma chi può farlo se non la politica, gli amministratori, le forze dell'ordine che per la verità, paiono i soli attivi sul fronte della protezione? Bocciando la legge contro l'omofobia, molti legislatori giustificarono il gesto di fronte a problemi più urgenti e inalienabili. Come se la violenza verso gay, lesbiche e transessuali non ponesse una urgenza di ordine pubblico, di difesa della vita di cittadini. Pare che quasi un episodio di violenza omofoba al mese, non basti ad alzare i codici di attenzione, di protezione per quanti rischiano di rientrare a casa passando prima per un pronto soccorso. Che aspettano, che qualcuno non si rialzi più dalla polvere dell'asfalto?

In queste settimane si discute della morte di Pier Paolo Pasolini; ci sono testimonianze che fanno pensare – se ce ne fosse ancora necessità – che quella vita spezzata a Ostia è stata fatta da barbari senza nome se non quello del povero Pelosi. Pasolini fu ucciso non solo perché era omosessuale, ma l'omosessualità è stata l'attrazione fatale.

Oggi, come ieri, i ragazzi dell'era iPad, si fiondano nelle strade per cercare la vittima e sacrificarla alla loro derisione e violenza. Essere omosessuali è diventato un rischio? La politica sembra dirci che è così. Talmente rischiosa da essere abbandonata alle leggi di protezione, invisa al secondo Stato d'Oltretevere che riesce a dettare norme su come uno Stato sovrano deve comportarsi davanti ad un delitto di pedofilia commesso da un sacerdote o minacciare scomuniche contro chi si dice favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Non solo loro e altri. Sbagli sono stati compiuti anche dalle organizzazioni lgbtq che, per troppo tempo, hanno sperato in una visibilità personale, si sono scagliati in liti senza senso, l'una contro l'altra, per una egemonia che molti non comprendevano, svuotando le sedi dove costruire laboratori di speranze e di battaglie culturali e politiche. Va dato atto all'Arcigay di Roma, di fare un egregio lavoro, grazie alla Gay Help Line, ma sarebbe ora che le organizzazioni cominciassero a parlare un linguaggio comune, visto che i risultati riguardano tutti.

Come tollerare che si ferisca un ragazzo perché omosessuale? Siamo mica l'Iran o l'Iraq! Possibile che una coppia gay non possa baciarsi o tenersi per mano senza rischiare derisioni e minacce? Chi ha deciso che sono atti contro la pubblica decenza, mentre frotte di ragazzi camminano per strada esibendo deretani celati da variopinti boxer? Insomma, un ragazzo va a ballare, esce, va verso la stazione per tornare a casa, e un gruppo di ragazzi lo circonda, lo trascina in luogo appartato e lì, botte e botte, fino a renderlo quasi cieco, spaventoso nel guardare le foto pubblicate dell'aggressione. E la politica che fa? Manda messaggi di solidarietà, senza accenno alcuno a promettere che ci vuole una legge che punisca i colpevoli. Pensano che ci sia una grave crisi economica, e dimenticano che c'è anche una crisi democratica di tutela verso i cittadini lgbtq che concorrono al bene del paese.

Penso anche agli altri colpevoli; coloro che stanno a guardare, che non agiscono, che rifiutano persino il soccorso dopo l'aggressione, persino la pietà di un fazzoletto di carta che raccolga il sangue della violenza. La paura ci ha resi barbari e quasi conniventi con chi ha abusato violenza; l'omosessuale ferito importa meno dell'omosessuale che non si nasconde. In fondo, mass media, personaggi famosi e mezze calzette ci hanno abituati da tempo a linguaggi omofobi che si sprecano per strada, nei bar, tra amici. In televisione è facile e sembra un divertimento comune, precisare la propria eterosessualità con battutacce da bar sport. O altrimenti bastano i "soliti" a far apparire l'omosessualità macchietta.

Qualcuno avvisi i nostri legislatori che diventerebbe difficile e insopportabile una nuova estate all'insegna delle violenze omofobe. Qualcuno gridi la propria collera prima che il vento la disperda nel silenzio. Nessuno stia zitto di fronte alla nostrana barbarie omofoba e transfobica, perché le prossime vittime potrebbero essere proprio coloro che pensano che di quella violenza ne sono esenti..

C'è un appello del bravo Daniele Priori e di Enrico Oliari, entrambi dirigenti di GayLib, la formazione omosessuale di centrodestra, che vale la pena pubblicare.

“L’Omofobia sembra arrivare col caldo. Visto che non è bastato neppure il monito del capo dello Stato di appena dieci giorni fa a placare tanta cieca violenza, è nostra intenzione chiedere un incontro ai vertici di Polizia e Carabinieri”. Con queste parole Daniele priori, segretario politico di GayLib e referente per il Lazio dell’associazione, commenta l’ultima brutale aggressione omofobica avvenuta nella capitale. Prosegue la nota il presidente Enrico Oliari “Nel manifestare la nostra solidarietà al ragazzo aggredito a Roma, ricordo che vent’anni fa l’impegno di Massimo Consoli, tra i padri della comunità gay italiana, e la sensibilità di un servitore dello Stato come il compianto Fernando Masone, già Capo della Polizia, portarono le Forze dell’Ordine a conoscere e ad aiutare fattivamente le persone omosessuali italiane. Oggi – conclude Oliari – i gay sono di nuovo vittime di un imbarbarimento tanto grave e pericoloso e quindi è necessario tornare a compiere quei passi auspicando di incontrare da parte dei vertici di Polizia e Carabinieri la medesima attenzione mostrata dai loro predecessori”.

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