Palermo. Condannato l'aggressore di una coppia gay

Nonostante un certo cambiamento culturale, per molti vedere una coppia omosessuale che si sorride o si danno una affettuosa carezza, resta insopportabile. L'omofobia nutrita in questi anni da giovani e meno giovani ha aperto spesso le porte alla violenza fisica, al disprezzo verbale, all'attacco frontale verso gli omosessuali e le transessuali. Probabilmente si sono sentititi, e si sentono ancora oggi, forti a causa non solo di una certa ignoranza, ma anche dall'afasia politica che non sa ancora dare risposte concrete e ferme contro questo tipo di aggressioni. Per fortuna, oggi, le forze dell'ordine e la magistratura riescono a contrastare in qualche maniera queste violenze, ma occorre che le vittime si facciano coraggio e denuncino sempre i loro aggressori.

A Palermo, ieri, un uomo è stato condannato per aver aggredito una coppia omosessuale. Il fatto risale a novembre scorso, quando i due ragazzi omosessuali si trovavano all'interno di un internet point. L'uomo si è avvicinato ai due e ha iniziato a insultarli pesantemente. Poi dalle ingiurie passa alle mani, aggredendoli con calci e pugni. I ragazzi tentano di difendersi ma hanno la peggio: cinque giorni di prognosi. Dopo la denuncia, l'uomo tenta la carta dell'intimidazione: "Se non ritirate la denuncia, vi incapretto”.

Dopo che le forze dell'ordine hanno appurato che nulla, se non l'omofobia, aveva motivato l'uomo all'aggressione, il Gip ha intimato all'aggressore il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dai due e di non comunicare con loro per nessun motivo e con qualsiasi mezzo. A dare solidarietà alla coppia gay, anche Arcigay Palermo che esprime solidarietà ai due ragazzi aggrediti, ricordando che l'associazione offre a chiunque ne abbia bisogno un servizio di assistenza in caso di aggressioni, mobbing, bullismo o difficoltà legate alle discriminazioni per orientamento sessuale o all'identità di genere. Il 19 giugno a Palermo, per la prima volta, si terrà un pride: un'occasione importante per accendere i riflettori su quanti, ancora oggi, vengono discriminati, umiliati, perseguitati perché lesbiche, gay o trans. Due mesi di eventi per ricordare i due ragazzi che, a Giarre, trenta anni fa, preferirono la morte ad una vita troppo difficile da vivere.

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