Per un monsignore la Giornata Mondiale contro l'omofobia è oscena


Se non indossassero l'abito talare, simbolo di religiosità, di virtù e misericordia, si potrebbe pensare di mandarli al diavolo a scontare la miseria delle loro prosopopee indegne. Poi, magari, visto quel che accade intorno e dentro alla chiesa cattolica, pensiamo che il vil peccato qualcuno di loro lo ha dentro, lo camuffa in benedizioni e saccenteria e lo sproloquia in inutili sentenze. Nella Giornata Mondiale contro l'omofobia, scaturita da un'iniziativa di Louis-George Tin Manchester, creatore del Dizionario sull'Omofobia, nel 2004, a qualche porporato sembrano piacere forme di intolleranza nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender, basata sulla non accettazione dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere.

Intervistato dal tragicomico sito integralista cattolico, Pontifex, monsignor Giuseppe Agostino, arcivescovo Emerito di Cosenza, si esibisce nella peggiore delle manifestazioni di intolleranza. Conoscendo, certo, come Pontifex usi e abusi il tema dell'omosessualità come esclusivo veicolo di peccato, ci sarebbe da alzare le spalle e proseguire oltre. Ma se un alto prelato si scaglia contro un evento così nobile e civile come la celebrazione di oggi, allora vale la pena non tacere, segnalare la mesta civiltà di un uomo di chiesa. Così, ala domanda di cosa ne pensi di questa ricorrenza, mons. Agostino risponde:

“La trovo oscena ed anche poco sensata. Non è serio celebrare e ricordare una cosa che è palesemente contro natura e la legge di Dio. Ma ormai è invalsa una contro cultura, una logica che premia le cose strane che offendono Dio e dunque siamo nella fisiologia di una società malata, che ogni giorno di più si allontana dal Signore. Bisogna ricordare con forza che le unioni gay sono contro natura, violano la legge naturale e mai possono trovare accoglimento in legislazioni, in quanto la sola ed unica famiglia riconosciuta è quella basata sul matrimonio tra un uomo e una donna sotto il vincolo sacramentale. Anche chi si sposa in municipio a livello eterosessuale va contro la dottrina della Chiesa”.

Probabilmente il prete emerito parla, ahinoi, dela nostra legislazione, perché dovrebbe sapere che in quasi tutta Europa e nelle Americhe, le unioni gay non sono affatto viste contro natura, tanto che governi e Parlamenti si sono adoprati in leggi di tutela e difesa per le coppie dello stesso sesso. Che la cosa non piaccia al monsignore e al Vaticano è una questione che non deve riguardare uno Stato. E non lo riguarda.

Che trovi, poi, oscena una giornata dedicata a capire e radici dell'omofobia facilmente ricondotte alle origini di ogni forma di discriminazione nei confronti delle diversità umane: ignoranza, paura delle differenze, mancanza di parità fra i generi, è davvero il segno che non basta una religione per sentirsi uomini di fede e di cristianità nel caso dell'alto prelato.

Fa male sentire certe acrobatiche sentenze volgari da un uomo di strada; fa malissimo che un uomo di chiesa si tempri di intolleranza verso una comunità che chiede di ragionare su diritti e doveri alla pari col resto della cittadinanza.

Non va neppure giù a monsignore che alcuni Comuni ricevano oggi delegazioni di associazioni gbtq:

“La ritengo una stramberia - chiosa l'arcivescovo -, finalizzata solo ad ottenere voti e consensi. Nel Municipio non possono essere ospitati ladri, omicidi e via discorrendo. Il Comune è la casa di tutti e non vedo per quale motivo dare onore e gloria ai gay. I sindaci se proprio hanno questo afflato generoso, aprano le loro case e se li ricevano privatamente. Ma trovo fuori logica che un municipio possa ricevere organizzazioni gay: specie se quei sindaci che lo fanno si proclamano cattolici o presenziano a riti. I loro Vescovi siano maggiormente attenti a dare loro credibilità, visto che di fatto, benedicono valori contrastanti con la Chiesa”.

Ora, spieghi anche se ritiene "una stramberia" il fatto che persino il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, riceverà anch'egli una folta delegazione delle associazioni omosessuali al Quirinale. Non crediamo che Napolitano necessiti di voti e consensi, ma sentendosi il presidente di tutta una nazione, miri a rappresentare una democrazia oscura a monsignore Giuseppe Agostino.

Farebbe bene, l'arcivescovo, a essere uomo di carità piuttosto che di disprezzo. Farebbe bene a sanzionare le innumerevoli violenze scatenate contro gay, lesbiche, transessuali, piuttosto che farsi novello Caronte diretto col suo carico verso gli inferi.

Se la chiesa non intende, per sue buone ragioni, benedire le coppie gay o dare dignità ad una giornata come quella odierna, è un affare che riguarda loro e non noi e neppure dovrebbe riguardare lo Stato sovrano.

Oggi, nonostante Agostino monsignore, molti cittadini gbtq e non ricorderanno episodi di emarginazione, se non di aperta violenza, contro le persone gbtq, diranno, anche a presidente Napolitano e ale istituzioni che l'omo-lesbo-transfobia sono forme di intolleranza nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender; che lo Stato non può e non deve farsi silente.

Tante le manifestazioni nell'arco di questa giornata particolare. Da seguire e partecipare. Anche per non darla vinta a un monsignore dalle facili condanne.

Foto | MatteoBertini

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