Parte l'organizzazione del Gay Pride Nazionale a Napoli

Parte l'organizzazione del Gay Pride Nazionale a Napoli

Una sirenetta stilizzata con una sciarpa arcobaleno che scende sulle spalle come una stola. E ovviamente il sole di Napoli. È questo il logo scelto dagli organizzatori del Gay Pride Nazionale che si svolgerà nel capoluogo campano il 26 giugno prossimo. Si è detto e scritto di dissapori e ostilità tra le associazioni lgbtq, per motivi spesso di visibilità o di supremazia, e speriamo che su tutti sia prevalsa la ragione che i Pride appartengono a tutti. In un precedente articolo, avevamo chiesto il senso di questa manifestazione oggi; se ancora può avere un valore sodale e comunitario. Le risposte sono state davvero molte, segno che è un argomento che ci sta a cuore.

In tanti, tra i commenti, chiedono una svolta, alle organizzazioni, "che si prendono allegramente a borsettate". Ma forse il valore di sfilare, dell'orgoglio, della ricorrenza sui moti di Stonewall, va rinnovato, stantio come a tanti oramai appare nella sua celebrazione ripetitiva. Ma poi, spero e credo, saranno in molti a pensare e soprattutto a esserci, nonostante tutto. Non possiamo concedere, neppure a noi stessi, di far diventare la giornata del Gay Pride, una giornata come le altre, forgiata di silenzio e di rassegnazione.

Intanto la sola Napoli vale una visita di qualche giorno, perdendosi allegramente tra i vicoli chiassosi; le passeggiate nei "teatri" nobili delle strade dove accade di tutto: musica e miseria, fasti e popolanità, in un mix senza apparente storia. Napoli, in qualche modo continua a raccontare una figura che ci appartiene, quella del femminiello, oramai finito nelle liriche di Roberto De Simone, e modernizzato in qualche romanzo dai toni chiaroscuri. Napoli necessita di questo Pride per dare voce ai tanti ragazzi e ragazze spaventati da qualche piazza diventata violenta.

Ora fervono i preparativi, dopo la riunione organizzativa di domenica. Il Pride nazionale di quest’anno seguirà di 14 anni l'unico evento precedente, che si svolse nella città partenopea il 29 giugno 1996. Lo slogan prescelto per la manifestazione è “Alla luce del sole”, una continuazione ideale dell’evento del ’96 che aveva come titolo “Jesce sole” (ricordando nuovamente De Simone? Chissà!), ma soprattutto un inno alla visibilità delle persone LGBTQI e all’affermazione della dignità di ogni percorso identitario.

Si è ventilato di un concerto del "neo gay" Ricky Martin, subito smentito, ma le manifestazioni culturali saranno tali da esigere una partecipazione. Intanto, tra i portavoce del Napoli Pride è stata designata anche Maria Luisa Mazzarella, vice-presidente di Arcigay Napoli, la ragazza che poco più di un anno fa per difendere un amico omosessuale fu aggredita subendo una grave lesione ad un occhio.

“Il 26 giugno - afferma Maria Luisa - dovrà essere una data che segna un cambiamento, per la città, per il Sud, per la nostra nazione, da cui ripartire con la forza dalla legalità, dell’inclusione di ogni differenza, del diritto ad avere opportunità e lavoro”.

Senza fare torto ad alcuno, credo utile riportare uno dei vostri commenti, pensando che sugli altri c'è da riflettere e da confrontarsi come comunità.

"È vero che potrebbe essere organizzato meglio e risultare più completo, si dovrebbero coinvolgere diversi ambienti, fare le cose un po’ più in grande. Il Pride dovrebbe essere una cosa sentita da tutto il Paese, come una VERA festa, ma purtroppo se già i tg evitano di parlarne e in generale si avverte menefreghismo, immagino non sia semplice. Mai eliminerei questa manifestazione, ha senso perché celebra una storia, ha un suo background che non dimenticherei affatto, e i colori di cui si veste non dovrebbero essere temuti o sostituiti, perché quella finta superficialità ha in realtà un fondamento simbolico. La nostra battaglia deve essere rivolta innanzitutto ai mezzi di informazione e alla società, anche per quel poco che può fare ognuno di noi… invitando al Pride i propri amici ad esempio (gay o etero), o almeno parlandogliene. Deve instaurarsi una coscienza comune del Pride”.

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