Gianni Vattimo: "Pasolini rappresenta la rivendicazione della diversità"

Continuare ad essere diversi, rivendicando nuovi diritti. Guardare alla storia, alla nostra storia, per capire non solo il tema dell'omosessualità, dei suoi desideri e speranze, ma anche chi, da omosessuale, guardò la politica, la cultura, la vita degli altri, con gli occhi di un profeta, con la scrittura e i pensieri. Necessitiamo di un passato mai da dimenticare se non vogliamo dimenticare noi stessi. In queste settimane, e lo sarà ancora o per sempre, si torna a parlare di Pier Paolo Pasolini, conosciuto a tanti, da molti dimenticato. Lo fa oggi un grande filosofo, omosessuale anch'egli, Gianni Vattimo, che di Pasolini professa nostalgia e verità fino a concludere che probabilmente quella tragedia consumata all'idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975 è presaga di una Italia che si prepara al peggio, togliendo la parola a chi aveva capito il male italiano.

“L’orizzonte di personale diversità [di Pasolini ndr] credo abbia avuto una forte influenza - dichiara Vattimo in una intervista -. Una diversità che non incontrò tanto l’ostilità della cultura collettiva, quanto per esempio quella “istituzionale” del Pci, dal quale è stato duramente discriminato. Penso anche che nel Pci Pasolini vedesse una delle forme di quella struttura istituzionalizzata in cui si poteva proiettare l’immagine dell’Italia del futuro, modernizzata e industrializzata, molto lontana dalla sua personale nostalgia di un mondo altro. Pasolini non sarebbe mai andato a un Gay Pride, ad esempio, e neppure avrebbe invocato le nozze gay. Oggi si rivendicano giustamente questi diritti e io personalmente vado al Gay Pride. Ma si è persa tutta la tensione legata al sentirsi esclusi, crocifissi”.

Ecco il cibo che oggi manca, a me, a voi, alla nostra comunità: "La tensione legata al sentirsi esclusi". Per questo ed altro il sacrificio è stato compiuto e le verità dimenticate. Per questo ed altro, Pasolini torna sulla scena a cercare di parlare ancora di noi. Il Pasolini cattolico oggi sarebbe un credente senza fede, un'anima inquieta di fronte al "delitto" clericale sulla pedofilia; così come il Pasolini che in qualche maniera sentiamo più nostro, non si riconoscerebbe in questa esacerbata frammentazione di movimenti, di singoli, che hanno preso a prestito le altrui passate battaglie per camparci di rendita.

Due volte riaperto e due volte chiuso, il "mistero" sulla morte di Pasolini torna nuovamente, per tanto scomodo sia. Lo stesso avvocato Guido Calvi che da sempre difende la famiglia, afferma che ci sono nuovi elementi e testimonianze. Un filmato girato da Mario Martone nel 2005 dove Sergio Citti racconta il suo sopralluogo all’idroscalo di Ostia una decina di giorni dopo la morte di Pasolini. Nel suo racconto Citti fa sempre riferimento alle confidenze di un testimone – rimasto sempre anonimo – attraverso le quali emerge uno scenario completamente diverso da quello che portò Piero Pelosi in carcere. Non va neppure dimenticata l'interrogazione di Walter Veltroni, riguardo a delle affermazioni fatte da Marcello Dell'Utri su un capitolo "misterioso" e inedito del romanzo postumo di Pasolini "Petrolio".

Si afferma che quella notte, non una ma due furono le auto presenti all'idroscalo, luogo dell'immolazione del poeta friulano. Lasciamo che altri si occupino di questo.

Per noi resta importante Pasolini, nella sua tragedia come nella sua cultura, e nella sua spiccata ragione a capire prima di altri il mondo dei vincitori e dei vinti.

“Pasolini rappresenta la rivendicazione della diversità come punto di vista profetico - dice ancora Vattimo -. Mentre oggi, paradossalmente, della diversità non si può parlare se non con una certa nostalgia. Non c’è nessuno, ormai, di così diverso da scandalizzare qualcuno. Recuperare almeno la nostalgia della tensione profetica pasoliniana oggi potrebbe ispirarci un atteggiamento diverso da quello dell’accettazione dell’ordine vigente”.

Altro uomo profetico, amico di Pasolini che con lui condivise la passione per la cultura, Davide Maria Turoldo, prete di un'altra Chiesa, scrisse:

E alla fine, al di là della tragedia, sono stato l'unico prete ai suoi funerali! Ho scritto anche la lettera alle due madri, alla madre di Pasolini e a quella dell'assassino di Pasolini. Si trova nel mio libro “Alle porte del bene e del male”, dove dico anche il mio giudizio sul cupo evento. [...] Una presenza che io non ho mai dimenticato, un'amicizia di cui i onoro. E vedo anzi che, man mano che il tempo passa, avvengono due cose: la purificazione della figura di Pasolini, liberata da tutte le immondizie di cui è stata fatta carico in vita e soprattutto in morte, e la sua presenza che diventa sempre più obbligatoria in tutto il mondo della cultura.

Si è spesso detto della gravità della perdita di Pier Paolo Pasolini, perché di poeti ne nascono solo tre o quattro ogni secolo. Probabilmente meno! Strano che la sua vita sia stata spenta quella notte del '75 in un campo di calcio, lo sport che più amava.

Ricordiamo Pasolini, leggiamo i suoi libri, abbeveriamoci della sua cultura. Ci appartiene più di quanto oggi ci appare.

Foto | Fondazioneitalianelmondo

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