L'Isola che non c'è più. Aldo Busi narra la sua vittoria sulla tv, su Simona Ventura e su Maria De Filippi

Sono riuscito a mantenere la promessa: non ho più seguito "L'Isola dei famosi" dopo la cacciata di Aldo Busi e la sua radiazione dalla Rai. Niente gruppi di ascolto, niente solitari goderecci teleascolti, piuttosto un incremento di incontri amicali e serene uscite per locali. Oggi ci raccontano che la vittoria è andata a un "Pooh" jr. che intasca 80 mila euro, mentre altre e altri cavalcheranno l'onda della visibilità televisiva per veder di far gruzzolo in ospitate e serate. Poco male! Si scrive, però, che in termini di ascolto le cose non sono andate proprio bene; che il telecomando abbia premiato più gli operai della Vinyls, che si sono inventati "L'Isola dei cassintegrati" per difendere il loro diritto al lavoro, che non quelli sbarcati in Nicaragua a spezzare noci di cocco e incarognirsi tra loro. Stampa e audience hanno dato più spazio ai primi, decretando che un'Italia diversa dai soliti, melensi programmi tivù, è possibile.

Del flop dell'Isola targata Ventura, probabilmente, Aldo Busi ne è uno dei decretatori, ma ai bastian contrari raioti, forse poco interessa; per loro lo scrittore rimane un bestemmiatore, uno che si è azzardato a parlare di omofobia in prima serata, puntando l'indice persino sul Papa. Tanto è bastato. Di quella avventura, Busi ne ha parlato in una videointervista rilasciata a "Corriere Tv", lasciandosi andare ad altre considerazioni, al racconto della sua scrittura, all'affetto per i suoi nipotini. Parla ovviamente di Simona Ventura che pare dialogare attraverso l'uso degli sms; e della De Filippi: una grande manager del video, per carità, ma quanta spocchia e quanto alter ego.

“...Superare Aldo Busi non è una robina da poco. Spero per lei [Ventura ndr.] che impari, in questo momento l'impresa più difficile per una donna bella come lei, saper invecchiare; spero che accetti la bellezza del corpo che viene meno, il capello che comincia a cadere, il seno che per quanto ritoccato traballerà verso direzioni non proprio volute. Il mio rapporto con la signora Ventura avviene attraverso sms, e allora io mi dico sempre: per poco che arrivi, arriva abbastanza per trasmettere quel che qualcuno potrebbe ingenuamente definire valori, che li possa trasmettere ai suoi figli. (...) Nessuno può pensare che ci sia qualcosa di doppiogiochista nel mio affetto pedagogico verso la signora, perché la signora non può garantirmi nessun lavoro, visto che lavora in Rai".

Non c'è, o pare non esserci, ombra di acrimonia in quel che Busi dice, affermando che la sua radiazione la vive come una vittoria o un onore:

“Sa, la Rai, ogni due mesi cambiano; loro sono autolesionisti ma sulla pelle altrui perché tanto non ci smenano mai la loro poltroncina, cambiano semplicemente posto al culo”.

Comunque vadano le cose, credo che Busi abbia scosso una fetta di paese da un torpore mediatico, di linguaggio, persino di pensiero, e persino sull'omosessualità. Alla sua maniera, certo; con l'enfasi di uno scrittore che tende all'autocelebrazione; ma vivaddio nella chiarezza dei contenuti.

Se poi l'istrione voleva inimicarsi anche l'altra signora della televisione, Maria De Filippi, credo ci sia riuscito alla meglio quando narra di una storia di un regalo fatto al figlio adottivo della De Filippi che questa mai ringraziò né fece indossare al destinatario del cadeaux, perché di lana.

Insomma, Busi è Busi, che altro?

Ora dicono ci sarà una puntata speciale dell'Isola, con tutti i concorrenti a battibeccare tra loro su come sono stati bravi ed eroi. La televisione intende darci altra banalità per timore che si possa fare un'altra televisione più colta. Certo, si può sempre cambiare canale e fiondarsi su altre amenità. O spegnere l'elettrodomestico a favore di un libro o di una uscita con gli amici. Sempre meglio che continuare a cantare "Piccola Ketty" con un altro figlio dei Pooh.

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