A Siena due lesbiche attendono un figlio. E scoppia la polemica!

“Quando sei lesbica e decidi di avere un figlio devi fare molta fatica per riuscirci”. Così, una volta una coppia di lesbiche si pronunciò, decidendo che per loro era arrivato il momento di avere un pargolo in casa, sottoponendosi alla procreazione assistita. Che da quel metodo, in Italia, siano escluse le coppie omosessuali, lo dice chiaramente la legge; ma forse, ancor più e peggio, i pregiudizi e alcune reazioni scomposte di chi si dice, a parole, favorevole alla famiglia tradizionale; a un padre e una madre e mai a due madri o due padri. Ma le famiglie omoparentali ci sono anche in Italia; hanno figli che crescono con rigore e affetto; e la voglia di maternità e paternità neppure la legge può fermarla. Per fortuna. A sentire maggiormente questo innato desiderio di essere madri sono sempre più spesso le coppie lesbiche che, viste le restrizioni di legge, se ne vanno all'estero dove è possibile praticare l'inseminazione artificiale.

Così hanno fatto due ragazze di Siena, compagne di amore e di vita, che hanno scelto la democratica Danimarca per il loro desiderio di maternità. Alla notizia, dentro e fuori la città dove vivono le due donne, le critiche per quella scelta, non si sono fatte attendere. Chi ha gridato allo scandalo e chi le ha accusato di egoismo per la necessaria figura del padre. Da parte loro, la coppia, intende portare avanti il loro progetto di maternità:

“Il bambino che avremo è fortemente voluto – racconta una delle protagoniste – . Esistono al mondo troppi bambini non voluti ma che hanno un padre e una madre. In quel caso è visto come un gesto d’amore, se lo fanno due donne invece viene visto come un gesto pieno di egoismo”.

Che i figli nati in famiglie arcobaleno non abbiano alcun problema rispetto alle famiglie tradizionali, lo assicurano da tempo, medici e psicologi, ma a estirpare certi pregiudizi non bastano neppure le loro assicurazioni. Lo afferma anche il direttore dell’Unità operativa di Psichiatria delle Scotte di Siena, Andrea Fagiolini:

“Ci sono tanti pregiudizi che resistono nella nostra società, rispetto alle coppie omosessuali. Primo fra tutti, resta la convinzione che i figli nati da queste unioni possono crescere con gravi deficit. È una vecchia credenza che va superata, lo dicono gli studi internazionali più accreditati in campo psicoanalitico e psichiatrico”.

Che per le coppie lesbiche non sia facile accedere alla procreazione assistita, lo racconta una recente inchiesta svedese, secondo cui alcune donne lesbiche di età compresa tra 30 e 46 anni che hanno partecipato alla ricerca, hanno affermato che nessuna di loro ha ricevuto le consuete informazioni che il personale sanitario fornisce alle neo-mamme su come gestire il bambino, forse a causa di una forma di imbarazzo di fronte alla “strana coppia”.

Se poi la questione riguarda il nostro paese le cose si fanno più difficili. Lo Stato non riconosce nulla se non alla gestante, con problemi per la seconda mamma. Insomma, mettere alla porta, ipocrisia e discriminazione, è sempre difficile.

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