Corte Costituzionale e matrimoni gay: cosa è successo e cosa fare. Intervista esclusiva all'avvocato Alexander Schuster

"Promuove la costituzione di una Rete di avvocati su tutto il territorio nazionale che si occupano della tutela giudiziaria delle persone omosessuali". È dalla sua nascita, su iniziativa di tre avvocati Saveria Ricci, Francesco Bilotta e Antonio Rotelli, che Rete Lenford, agisce, in particolar modo, a favore delle coppie omosessuali. La rete è stata chiamata Rete Lenford per ricordare il barbaro omicidio di un avvocato jamaicano impegnato nel rispetto e nella lotta per i diritti delle persone sieropositive. Per i membri dell'Avvocatura per i diritti LGBT, Lenford rappresenta un esempio da proporre ai colleghi avvocati che hanno deciso di assolvere,anche nel campo della tutela dei diritti delle persone omosessuali, la loro funzione sociale di sostegno e tutela alle persone discriminate.

A farne parte anche Alexander Schuster, Avvocato del Foro di Trento e assegnista di ricerca presso l'Università degli studi di Udine. Schuster è anche project manager del progetto europeo EQUAL JUS – European network for the legal support of LGBT rights e direttore scientifico del Centro europeo di ricerca sull'orientamento sessuale e l'identità di genere con sede in Firenze. E' stato lui, con altri, a portare davanti alla Consulta la discussione sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. Da qualche anno, Rete Lenford lavora a stretto contatto con Certi Diritti; una simbiosi utile e generosa che ha portato a importanti risultati per la nostra comunità.

Sull'esito della sentenza della Corte Costituzionale, torniamo a parlarne con uno dei protagonisti, che ci spiega tante cose. Ringrazio l'avvocato Schuster per la pazienza e il tempo che ci ha dedicato.

In maniera da non lasciare ulteriori dubbi, cosa racconta la sentenza della Corte Costituzionale?
Devo premettere che la sentenza non è di facile lettura, nemmeno a qualche settimana di distanza. Nell’insieme se ne può dare però un giudizio senz’altro positivo. Il riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso genere come “formazione sociale” tutelata dall’art. 2 è assolutamente importante. Cito le parole dei giudici perché sono eloquenti:

Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.

Così pure la chiara affermazione che i giudici interverranno ogniqualvolta vi sia una disparità di trattamento con le coppie composte da persone di genere diverso perché irragionevole".

La Consulta sembra dire che l'istituto matrimoniale nel nostro Paese è destinato esclusivamente alle coppie di sesso opposto. È così?
Assolutamente no. Penso che il dato testuale sia chiaro. Il paragrafo immediatamente successivo a quello che ho appena richiamato afferma:

Si deve escludere, tuttavia, che l’aspirazione a tale riconoscimento – che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia – possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio.

La Consulta afferma quindi che non è fondata la pretesa che l’unica strada da percorrere sia l’apertura del matrimonio, come sostenevano i ricorrenti. Ma certo con queste parole la ammette come possibilità, per quanto rimessa alla discrezionalità del legislatore.

Se è vero che nessuna altra corte costituzionale europea ad oggi ha detto che c’è un diritto al matrimonio fra persone dello stesso genere, nel contempo nessuna ha detto nell’ultimo decennio che una tale soluzione sarebbe contraria alla Costituzione. Non si può pensare che quest’ultima affermazione trovasse albergo proprio in Italia, dove è stata firmata la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e i trattati fondativi dell’Unione europea".

La nostra comunità è certa che il legislatore o non si occuperà della questione delle coppie di fatto o farà una legge blanda e raffazzonata. C'è un obbligo, dopo le motivazioni, da parte della politica a fare una legge equa e quasi europea in materia?
La Corte afferma che rientra nel diritto fondamentale di vivere liberamente la condizione di coppia quello di ottenere il riconoscimento giuridico. Definire tempi, modi e limiti spetta al Parlamento, che quindi non si può sottrarre a questo dovere. L’assenza di disciplina in Italia, d’altra parte, rimane oramai un caso pressoché isolato.

Dopo questa sentenza, quali ulteriori passi giuridici possono essere intrapresi da "Certi Diritti", "Rete Lenford", eventuali altre coppie gay che intendono far valere i propri diritti di unione?
Non posso parlare per le associazioni, che dovranno decidere ognuna autonomamente le proprie strategie. Però vorrei sottolineare che sta ad ogni coppia accettare la sfida di affermare la propria dignità, mostrare alle persone non LGBT, alla società tutta, da sempre prima alleata di ogni battaglia per i diritti fondamentali, che l’amore fra due persone dello stesso genere è della stessa intensità e deve godere della stessa dignità di quello fra due persone di genere diverso. Inoltre, di tali istanze di uguaglianza deve farsi portavoce tutta la classe forense, non solo la Rete Lenford.

La Consulta per gli altri giudizi in sospeso, potrebbe intervenire con una sentenza più favorevole?
No, è escluso, perché si è appena espressa sulla medesima questione.

Ci sono pareri contrastanti su un possibile intervento della Corte europea in materia di diritti delle coppie gay. È possibile o vale la sovranità di ogni Stato in materia? L'Europa ci può imporre un allineamento verso la maggioranza delle nazioni che si sono date leggi di difesa su questo tema?
La Corte di Strasburgo è già intervenuta moltissimo, più di quanto non sembri (età per il libero consenso a rapporti omosessuali, depenalizzazione di molte fattispecie, adozione, subentro nel contratto di locazione per il partner convivente superstite, ecc.). Penso che oggi la priorità sia non tanto pretendere che siano i giudici a fare i passi in avanti, quanto piuttosto riportare la società italiana nell’alveo delle grandi battaglie per l’affermazione dei diritti umani, quelli che restituiscono la dignità a tutte quelle minoranze che sono vittima di un diritto monolitico e dogmatico. Occorre far capire alla gente che ognuno, nella propria vita, prima o poi è una minoranza.

Insomma, stimato avvocato, per la nostra comunità il bicchiere va visto mezzo pieno o mezzo vuoto?
È giusto vederlo per quello che è, senza illudersi che una volta raggiunto un traguardo esso sia per sempre. Non ci si deve fermare, mai, e perseguire l’obiettivo di aggiungere goccia a goccia a quel bicchiere mezzo pieno, evitando che senza accorgersene giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, lo si renda progressivamente sempre più vuoto.

Cosa l'ha spinta a partecipare in prima persona e con la sua professionalità, a questa battaglia di diritto?
Impegnarsi per i diritti delle persone vuol dire vivere la storia, vuol dire dare quel contributo per una società migliore che dà sale all’esistenza di ognuno e di ognuna. Vivo ora in prima persona quelle emozioni che potevo solo sfiorare da adolescente leggendo della lotta all’apartheid, al razzismo. Colgo le medesime resistenze, le medesime paure della gente, i medesimi dogmi invocati per contrastare il percorso di uguaglianza degli anni cinquanta e sessanta. Come non fare un parallelo con le leggi che non accettavano i matrimoni fra ariani e non ariani, fra “bianci” e “neri”. Quella sfida le democrazie occidentali la vinsero. Speriamo di essere all’altezza delle generazioni che ottennero quell’importante risultato.

Se quella matrimoniale è una battaglia ancora aperta, è ancor più difficile oggi intraprendere una battaglia per il riconoscimento delle coppie gay che adottano o vogliono adottare un figlio? Proprio recentemente, Nichi Vendola ha espresso il suo desiderio di paternità, dispiaciuto che la legge glielo neghi.
Occorre capire la gente, che vive di paure, è psicologicamente avversa a ciò che non conosce. Tuttavia, le famiglie arcobaleno esistono, l’Italia già ammette l’affidamento a persone lesbiche o omosessuali e quindi le ritiene idonee ad accudire un minore. La scienza e la giurisprudenza europea già lo hanno affermato. Da giurista conosco anche i limiti del diritto. Prima di poter affermare un diritto, occorre che si lavori per informare la società italiana, per demolire pregiudizi ben propagandati in Italia. La Rete Lenford è solo un anello di una catena che deve essere rafforzata quotidianamente.

Da giurista, perché è così difficile in Italia emanare leggi di tutela per le coppie gay, contro l'omofobia, contro ogni discriminazione. È la politica sorda? Siamo troppo vicini al Vaticano? Abbiamo una Costituzione obsoleta che non poteva contemplare i problemi di oggi?
La Costituzione dei nostri padri costituenti è qualcosa che emoziona ancora anche chi già la ha letta qualche migliaio di volte. No, il problema è l’insensibilità che alligna sempre più nella società italiana. È una insensibilità verso la persona debole, verso le minoranze. Ci vengono presentati sempre modelli di successo, di forza, perfino di arroganza. Così, pensiamo tutti che certo, noi non si può essere da meno, siamo i forti. E così l’Italia tutela la famiglia tradizionale, ma non investe seriamente per tutelare le famiglie numerose o disagiate. Provi ad essere una personale disabile e ad accedere agli edifici delle amministrazioni statali a Roma. Provi ad essere un dirigente scolastico e a non avere le risorse per dare il giusto sostegno ad uno studente che ha esigenze individuali di apprendimento. Solo quando si tornerà a capire che il diritto non deve servire a difendere i cosiddetti forti, bensì i deboli, quando si capirà che tutti siamo in un momento o nell’altro della nostra vita in posizione di minoranza, di debolezza, allora l’Italia tornerà a mettere la dignità della persona al centro della sua identità politica.

Nel ringraziarla a nome della nostra comunità lgbtq, in quale modo proseguirà il suo impegno a favore delle coppie gay e della nostra comunità?
Il grazie è immeritato, perché è dovere di ognuno impegnarsi il più possibile per evitare il ripetersi di quei tempi bui della storia umana che sembrano tanto distanti quanto neanche troppo lontani. Infatti, lottare per le libertà e i diritti umani significa tenere desta la fiamma della democrazia, non di quella populista, bensì di quella fondata sul rispetto dell’individuo. Questa fiamma illumina e riscalda tutti, anche chi non beneficia concretamente di queste battaglie.

Con riguardo più in particolare al mio impegno, ho assunto il ruolo di coordinatore europeo per un progetto finanziato dalla Commissione che ha come obiettivo quello di far conoscere alle persone LGBT i loro diritti e alla cittadinanza europea l’importanza di garantire piena dignità a tutti i cittadini e di formare colleghi europei su questi temi. Maggiori dettagli si possono leggere su www.equal-jus.eu. Grazie a questo progetto la Rete Lenford è riuscita a creare inoltre un centro studi sull’orientamento sessuale e l’identità di genere a Firenze. Come sempre, però, la vera sfida è non tanto conseguire risultati importanti, quanto garantirli con costanza. Questa è la sfida di Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford e quindi di tutti noi soci.

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