La notizia arriva dall’Inghilterra, terra di cosmo dove oramai le discriminazioni vengono viste e vissute come un arretramento culturale e sociale. Una parte della loro vasta comunità, così come è in altre parti del mondo (pensiamo all’India) è veganiana (o vegana), ma anche astemia; altri atei. Si potrebbe sentenziare che a occuparsi di queste fragili minoranze è tempo da impiegare in altre più dotte faccende. E invece no! Queste persone vanno protette al pari del resto della comunità sociale e, per essere più espliciti, al pari degli omosessuali. Lo ha stabilito la commissione britannica per l’eguaglianza ed i diritti umani che ha pubblicato una serie di linee guida per l’interpretazione della nuova legge sull’eguaglianza presentata dalla sottosegretaria e vice leader del partito laburista Harriet Harman. Una cosa più seria quindi della probabile ilarità che potrebbe stimolare la notizia. Scrivono gli estensori della nuova legge sull’uguaglianza:
“una credenza non ha bisogno di includere la fede o il culto di un dio o di più dei, ma deve avere un impatto su come la persona vive la propria vita e percepisce il mondo”
Che ci sia una certa discriminazione su soggetti che praticano il veganismo o siano astemi o si infervorano sull’inesistenza divina, qualcosa di vero c’è. I vegani, ad esempio, come in tanti sapranno non solo non amano cibarsi di carne e vestirsi di pelle, ma disdegnano pure i derivati animali come uova, latte, burro, strutto e quant’altro. Difficile spesso coniugare un convivio alimentare con chi intende negarsi, per una scelta salutista e fideista, tutto quel che la maggioranza ingurgita. Siamo noi gli errati ad andare in estasi di fronte ad una fiorentina; a non negarci un’alimentazione dove carne, uova e tutto il resto imbandiscono le nostre quotidiane tavole o loro che si cibano di ortaggi, frutta, cereali? Per alcuni, l’alimentazione rappresenta non solo un modo di nutrirsi, quanto piuttosto una maniera per sentirsi in armonia con gli altri esseri viventi, o con l’ambiente, o con se stessi, oppure un sistema per ottenere il massimo beneficio per la salute. Vanno quindi protetti, dicono dalla Gran Bretagna. Al pari degli omosessuali.
Non solo i vegani per ”il loro impegno etico verso la protezione degli animali”. A entrare in questo nuovo istituto di tutela, anche gli atei e gli aderenti a culti come Scientology, così come i seguaci di correnti filosofiche come l’umanismo e il pacifismo. Per poi evitare eventuali polemiche, gli estensori della legge hanno chiarito che
Le ideologie politiche, dal marxismo al fascismo, non saranno tuttavia incluse, così come religioni dalla dubbia validità come il ‘Jediismo’, basato sulle idee dei film di Guerre Stellari e che nel mondo conta fino a mezzo milione di adepti.
Forse non dovremmo discriminare neppure noi, ma l’ingresso di Scientology in questo nuovo esercizio di protezione lascia un po’ perplessi; maggiormente se lo si va a paragonare alla protezione verso gli omosessuali. Se qualcuno non smentisce seriamente, pare siano parecchi omofobi e mal sopportano l’omosessualità. In accordo con le teorie L. Ron Hubbard, l’omosessualità è considerata una devianza sessuale e la sua pratica costituisce un “atto overt” da sottoporre a terapia. Qualcuno dovrebbe dirlo alla generosa sottosegretaria Harriet e alla Commissione.
Per i vegani è cosa diversa, come per gli astemi o gli atei. Tanto che i primi, pare intendano celebrare il veganismo al pari del Gay Pride. Il 17 maggio, come si legge in un loro comunicato, vegetariani e vegani venuti da tutto il mondo riempiranno le vie e le piazze di Roma e di Parigi per partecipare al Veggie Pride. Il loro obiettivo: esprimere la loro fierezza di non mangiare carne, pesce e prodotti animali e denunciare il massacro di milioni di animali ogni anno nei rispettivi Paesi.
Il Veggie Pride è una manifestazione che si svolge tutti gli anni a Parigi dal 2001 e, per la prima volta quest’anno, a Roma. L’obiettivo del Veggie Pride - come quello del Gay Pride per gli omosessuali - è di spingere i vegetariani e vegani ad accettarsi e ad esprimersi. Ecco il filo conduttore tra noi e loro.
Riferendosi alla protezione offerta ai vegani, un portavoce della commissione ha spiegato:
“Si tratta di persone per le quali essere vegane o vegetariane è una parte centrale della loro vita. Non si tratta di qualcosa di ‘inventato’ dalla commissione. Il Parlamento fa le leggi, i tribunali le interpretano e la commissione offre linee guida basate sui fatti e proporzionate quando ve ne è la necessità”.
Via | Ansa
Mauriccio
10 mar 2010 - 13:36 - #1Mi sembra una deriva aberrante, questo parificare tutto senza il minimo criterio! L’omosessualità è stata per secoli perseguitate, e i gay ancora oggi vengono insultati, picchiati e discriminati non perché pretendono che tutti diventino gay, ma per pregiudizi radicali nelle cultura e fomentati da certi centri di poteri.
I vegani al contrario non mi pare che vengano picchiati, discriminati e insultati per il solo fatto di essere vegani, non mi ha mai sentito di nessuno che insultasse un vegano chiamandolo dispregiativamente “mangia broccoli” come se la sua fosse una malattia; diciamo semmai che alcuni vegani sono invece insistenti e petulanti come molti credenti nel fare il proselitismo della propria “fede”, non accontentandosi di coltivare per sé la propria filosofia di vita, ma tentando di esportarla a volte con molesta insistenza come fanno i TDG.
lella17
10 mar 2010 - 16:00 - #2Mauriccio: amen… hai detto esattamente quello che volevo dire io…che assurdità… i vegani possono mangiare (pardon, non mangiare) tutto quello che vogliono, basta che non si mettono LORO a insultare gli altri che non hanno voglia di seguire il loro stile di vita (e qui di stile di vita si tratta, perchè qui è una SCELTA, al contrario dell’omosessualità)…mi sembra veramente un modo per mettere nuovamente in ridicolo i gay…noi non andiamo a fare proselitismo, mentre la maggior parte dei vegani, atei e compagnia bella sì, e sono anche insistenti e offensivi nel farlo.
vegetarian
10 mar 2010 - 21:12 - #3Io non sono né insistente né offensivo tengo a precisare. Poi non mi pare il caso di prendersela con atei e vegetariani (fatalità faccio parte di entrambi) per quello che ha scritto una commissione inglese. Tolleranza e toni bassi sono un buon modo di creare una società migliore, se volete alzare i toni alzateli con il presidente di quella commissione.
Venendo al merito. Anche a me lascia perplessa questa decisione di parificare stili di vita, opinioni metafisiche, credenze sugli alieni e comportamento sessuale in un unico calderone (però lasciando fuori la politica se no si capiva che qualcosa non andava).
Chiaramente ogni minoranza ha bisogno di essere riconosciuta e di rispetto da parte della società. Una mensa pubblica deve avere un menù adatto ai vegetariani e ai vegani, gli edifici devono essere costruiti senza barriere architettoniche, gli atei devono poter fare la propria pubblicità sui bus al pari della chiesa che la fa in tv, gli omosessuali devono vedere riconosciuti i propri diritti di coppia e avere protezione dalle violenze che subiscono etc…
Pensare però che “la minoranza” possa diventare un elemento comune di legiferazione rischia solo di fare danni a mio parere ponendo qualsiasi cosa come se fosse sullo stesso livello e banalizzando tematiche più serie e difficili come quella dell’omosessualità.
PS
sì, ho accumulato abbastanza minoranze.
wiser
10 mar 2010 - 21:51 - #4Mi pare una cosa fuorviante. L’essere vegetariani è uno stile di vita e una scelta, l’omosessualità no. Chiedere rispetto per la scelta di essere vegetariano è giusto, ma non parliamo di discriminazione perché mi sembra ridicolo! I gay devono essere parificati a minoranze discriminate come i neri, o i mancini … non coi vegetariani che SCELGONO di esserlo!
jessyshane
11 mar 2010 - 03:30 - #5Io però non la capisco questa cosa. Tutti a mettere l’accento sul fatto che essere vegetariani è una SCELTA, mentre essere gay no. E allora? Non so se vi rendete conto che così passa il messaggio “se fai una scelta, e qualcuno non la condivide, questi è libero di insultarti. Se invece, poverino, sei nato così, allora hai diritto a non avere la vita resa un inferno (ma è comprensibile che magari, sotto sotto, ti dia fastidio)”. Ma la libertà di essere? Una persona omosessuale non ha diritto al rispetto perché “poverina, è nata così”, ma perché essere gay è normale, NORMALE, come è normale essere etero, bisex o qualsiasi altra cosa. Si tratta di uguaglianza, non di “tolleranza” (quanto odio questa parola).
E aggiungo: noi vegetariani veniamo discriminati moltissimo. Magari non veniamo picchiati o insultati, ma siamo vittime di quella familiare (spesso anche al mondo gay) discriminazione strisciante, quella che passa per la battutina di spirito, per la risatina, per l’occhio sgranato e incredulo. Nemmeno io riuscivo a credere che essere vegetariani fosse un “problema” o motivo di disprezzo, ma quando poi lo sono diventata io stessa, mi sono resa conto dell’entità del problema.
wiser
11 mar 2010 - 12:07 - #6Non mi pare che qui nessuno stia dicendo che bisogna discriminare qualcuno in quanto vegeteriano. Si sta semplicemente dicendo che non si può paragonare questa situazione, che è una scelta e uno stile di vita, con l’omosessualità, una delle varianti della sessualità umana, che è una condizione congenita. Sono due cose diverse e vanno trattate in modo diverso, tutto qui.
PS: cmq è vero che a volte i vegetariani fanno proselitismo e rompono un po’ le balle, io l’ho vissuto sulla mia pelle questo :D