Per una ministra turca l'omosessualità è una malattia da curare

Per una ministra turca l'omosessualità è una malattia da curareSe in Turchia non esiste alcuna legge che vieti l'omosessualità, l'omofobia è presente e forte nella società, qualche volta persino nei suoi cittadini omosessuali, e in chi governa il paese. Nel giorno della festa della donna, ahinoi, è una donna a decretare pensieri oscurantisti e discriminatori verso i suoi cittadini omosessuali. Non una donna qualsiasi, ma la ministra di Stato turca responsabile degli affari femminili e della famiglia, Aliye Kavaf. A quanto è dato sapere, non è la prima volta che dichiara una certa, visibile avversione verso la comunità omosessuale turca, sfiorando un fragile bacchettonismo permeato di facile perbenismo.

L'ultima sua dichiarazione secondo cui io, voi, gli omosessuali d'Europa, e quelli che lei governa, siamo tutti malati da curare, sta facendo il giro del mondo creando stupore e, ovviamente, indignazione proprio perché detta da un esponente del governo di Ankara che da qualche anno si batte per entrare a far parte a pieno titolo dell'Unione Europea. Chiaro che con questi intenti e altri problemi di democrazia, la strada diventa più difficile e lontana per l'annessione. La Kavaf, evidentemente , è una donna dal cuore arido, in questa sua dichiarazione. Ha detto Kavaf in un'intervista apparsa sul supplemento domenicale del diffuso quotidiano laico Hurriyet:

"Ritengo che l'omosessualità sia un disturbo biologico, una malattia. Penso che l'omosessualità sia un qualcosa che debba essere curato e per questo motivo non ho una buona opinione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso".

Finora, in tanti si erano affannati a recitare l'omosessualità come un "disturbo psicologico"; ora la signora Kavaf pare fare un passo inesorabile e definitivo: siamo "un disturbo biologico".

Certo, uno può essere favorevole o contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma negare questo istituto perché chi o chiede è malato da "disturbo biologico", non solo è troppo; non solo offende la scienza e la biologia e, ovviamente, le comunità omosessuali, ma fa un ricercato e voluto esercizio di alta omofobia, di disprezzo verso gay e lesbiche.

Per lei, bontà sua, certo, gli omosessuali esistono anche in Turchia, ma a suo dire non chiedono certo la matrimonialità delle coppie.

Dopo tante discussioni, fermenti mentali e umani, parlare di omosessualità come malattia non è solo più anacronistico, ma pericolo e incivile. Se il malato va curato, l'omosessualità malata, dichiarata tale, spesso arma le mani di facinorosi e stupidi che hanno in cuore solo la violenza da soddisfare contro gli omosessuali.

L'omosessualità come materia ombrosa vittima di molti pregiudizi viene combattuta oggi non solo dal movimento omosessuale internazionale, ma da studiosi, da una società civile che scopre come dietro barbari sentenze e certe dichiarazioni si fa male non solo agli omosessuali ma alla credibilità di un paese che si vuol definire democratico.

Via | bluewin.ch
Foto | emekdunyasi

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