Alle Olimpiadi di Vancouver ha vinto anche l'omofobia?

Che nello sport, in ogni disciplina sportiva, si annidi l'omofobia in nome di una sconcertante virilità, è cosa nota. Non è un caso che per combattere queste discriminazioni che toccano uomini e donne omosessuali, sono venuti fuori gli Outgames e i Gay Games che, oltre al gareggiamento di molte discipline sportive, svolgono iniziative collaterali per combattere ogni razzismo sessuale, discriminazioni e violenza contro le persone LGBT nello sport.

A Vancouver, dove si sono appena conclusi i Giochi Olimpici invernali, è accaduto che a qualcuno "gay" non piace proprio. Ne ha fatto le spese la pattinatrice olandese Ireen Wust. La campionessa, appena vinto l'oro nei 1500 metri, si era fiondata a baciare sulle labbra la sua compagna, Sanne van Kerkhof, lasciando attoniti alcuni detrattori bacchettoni. Lei, candidamente, scesa dal podio, è rimasta stupefatta:

"Ma come non sono libera di baciare la persona a cui voglio più bene? Ma perché non fate la stessa cosa che fate con me con il mio connazionale Kramer quando stringe con affetto la sua fidanzata?"

Qualcosa di più scapestratamente omofobo è successo al pattinatore dell'artistico Johnny Weir. Due commentatori di una televisione quebechese, non si sono lasciati sfuggire la "divisa" lustrinata dello sportivo-artista, e la derisione è arrivata puntuale: "Secondo me uno così fa male al suo sport", ha chiosato uno dei due. E l'altro di rimando: "Perfettamente d'accordo, lo farei sottoporre a un controllo del sesso".

I poco edificanti commenti non sono sfuggiti ad una organizzazione lgbt francofona che ha protestato contro quelle frasi omofobe e chiesto l'allontanamento dei due telecronisti. Da parte sua Weir, ha dichiarato:

"L'artistico è anche teatro, indosso il rosa e i lustrini e non vedo problemi per il nostro sport. Mica dobbiamo attrarre l'audience del football".

Che Weir sia omosessuale o no, poco conta quando si valutano le bravure artistiche. Lui nega, altri lo tirano per la giacchetta.

Out Sport, un sito che si occupa di omosessualità e sport con tenace bravura, afferma che un bel 25 per cento di pattinatori di artistico e danza sarebbero omosessuali.

Per combattere l'omofobia, nonostante questi incresciosi fatti accaduti alla Kramer Wust e a Weir, un'associazione, la Pride House Whistler, ha mantenuto aperto per tutto il periodo delle gare sportive un padiglione lgbt per celebrare la diversità lgbt nei giochi olimpici di Vancouver, accogliendo sportivi e visitatori che intendevano conoscere e divulgare la tolleranza e il rispetto verso gli omosessuali nello sport.

Di certo, concluse queste Olimpiadi, c'è ancora molto da fare nello sport per vincere l'omofobia, non solo da parte degli stessi sportivi ma anche da parte dei tifosi che, spesso dimenticano il rispetto che si deve ad ogni persona. Gay e lesbiche compresi.

Foto | Out Sport

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