Gruppo EveryOne: "Sovraffollamento e stupri in carcere. I gay le prime vittime"

"Ai dati sul sovraffollamento e i trattamenti inumani e degradanti, che inducono molti detenuti a togliersi la vita, devono essere aggiunti quelli legati agli stupri e agli abusi sessuali su detenuti, che vengono taciuti persino dalle associazioni umanitarie per un incomprensibile senso del pudore".

A lanciare l'allarme il Gruppo EveryOne, da tempo impegnato su molti fronti umanitari e sui diritti dimenticati di molti cittadini del mondo. Che la situazione nelle carceri italiane sia esplosiva e difficile, lo dicono e scrivono in molti, ma spesso è il silenzio a nascondere tragedie che per caso o per impegno di gruppi come EveryOne, vengono alla luce in tutta la loro drammaticità. Alcuni detenuti hanno rivelato:

“Quando entri in carcere se sei giovane o comunque hai un aspetto gradevole, diventi necessariamente la 'fidanzata' di un detenuto oppure vieni ripetutamente violentato dai prigionieri che hanno più potere e considerazione nella gerarchia che esiste dietro le sbarre. Oltre allo stupro anale, il giovane detenuto viene costretto a praticare la fellatio e altre forme di sesso coatto. Molti ragazzi si tagliano le braccia, le gambe, il petto, il viso e compiono altri atti di autolesionismo per sottrarsi a tali pratiche. Altri tentano il suicidio. La violenza su un giovane in carcere non è considerata un atto omosessuale, ma una manifestazione di forza virile e di potere”.

Qualcuno ricorda la storia del poeta mafioso. Il "picciotto" si trovava in carcere per associazione mafiosa; quando si scoprì la sua passione letteraria, qualcuno pensò di punirlo per quella che pareva una debolezza. Il ragazzo fu violentato a turno da otto persone. Quando il suo avvocato venne a conoscenza del fatto, si stupì parecchio che nessuno si fosse premurato a denunciare la violenza, dopo che il suo assistito era stato medicato con parecchi punti di sutura. Affermano gli attivisti del Gruppo EveryOne

“Esistono diversi studi che dimostrano l'incidenza delle violenze sessuali rispetto ai tentati suicidi in carcere, eppure in Italia non si è fatto nulla, finora, per prevenire questo fenomeno. Cattività, noia, mancanza di assistenza ai detenuti e mancanza di programmi di convivenza civile favoriscono l'affermarsi di una società deviante, basata sull'interazione fra ruoli dominanti, spesso sadici, e ruoli sottomessi, vittime di violenze gravi. Per non parlare della totale assenza in carcere di programmi di educazione e informazione sul sesso sicuro e sulle malattie trasmissibili sessualmente, tra cui l’HIV”.

E concludono:

“Le testimonianze raccolte dai nostri attivisti conducono a una conclusione evidente, che pone la realtà delle violenze sessuali in carcere – una realtà ignorata dalle autorità competenti e spesso, inspiegabilmente, anche dalle organizzazioni umanitarie – fra le cause prime dei suicidi, dei tentati suicidi, degli atti di autolesionismo, delle sindromi depressive e di diverse forme di psicosi da cattività”.

Fonte | comunicato stampa

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