Elezioni regionali e omosessuali. Da che parte stare?

Tra alcune settimane milioni di cittadini saranno chiamati alle urne per le elezioni amministrative. Si dovranno eleggere coloro che andranno a governare le regioni, che non è poca cosa visto che sono proprio queste ultime a dettare diritti e doveri, per esempio, sulla sanità e su altri istituti importanti per la vita di tutti. Le elezioni, da qualche tempo, da quel porcellum di calderoliana memoria, sono diventate un padronato dei partiti che decidono chi e dove devono andare i candidati scelti da un triumvirato cui poco interessa la sovranità popolare. Tutti, persino l'autore del misfatto, dissero allora che quella legge era una porcata, ma nessuno si strappò le vesti per cambiarla. Anche le amministrative si sono adeguate al dettato nazionale.

Con l'avvento delle elezioni, chissà se per scopi elettorali o per qualcosa che ci sfugge, ci sono partiti e persone che rispolverano una omofobia latente. Probabilmente conoscono la frammentazione del movimento LGBT, oppure desiderano far convergere su loro i voti di una Italia intollerante, discriminatoria, balda di insana omofobia. Neanche a farlo apposta, sono i leghisti, più di altri a farsene paladini.

Roberto Cota, di Lega e Pdl, candidato alla presidenza del Piemonte, oggi governato da Mercedes Bresso, donna di levatura morale e politica, ha fatto sapere che sottoscriverà mercoledì a Torino un Patto per la vita e per la famiglia. E quando qualche leghista parla di vita e di famiglia, vuol significare che, in qualche modo, dà di contro alle coppie di fatto formate da omosessuali. E infatti il suo no è concreto, contro “cerimonie, registri e altre iniziative che introducano surrettiziamente un’equiparazione tra unioni omosessuali e matrimonio”.

L'articolato del candidato leghista, prevede sei impegni precisi e irrinunciabili. Tra l'altro, l'aiuto alle scuole cattoliche; alle giovani coppie che intendono contrarre matrimonio e una politica dei servizi che tenga conto del carico familiare e del numero dei figli, fino a combattere matrimonio forzato e poligamia.

Una serie di intenti, alcuni buoni, ma per la maggioranza un guazzabuglio dove ci finiscono dentro anche le famiglie omoparentali irradiate da qualsiasi intenzione legislativa in loro favore. Nulla e nessuno dovrà occuparsi delle loro necessità.

A Milano, la Lega Nord, mise nei fatti di viale Padova e del degrado cittadino, luoghi deputati agli incontri gay o quartieri dove era ed è presente una folta comunità cittadina di gay e gayfriendly, tanto da far ribellare Arcigay:

“Certi esponenti della Lega Nord, famosi per i loro cori razzisti, farebbero bene a visitare le grandi capitali europee e mondiali, dove i quartieri gay come i quartieri di minoranze etniche svolgono ruoli essenziali nei progetti di riqualificazione ambientale, economica e abitativa, e sono funzionali a politiche di integrazione di tutte le minoranze: etniche, culturali, linguistiche e religiose”

Ora, il candidato alla presidenza piemontese intende cancelare da quel territorio le coppie di fatto, visto che non può cancellare l'omosessualità. Un Bel Paese, non c'è che dire!

Foto | harlock81

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