
Il cardinale, le trans e le suore. Non, non vi spaventate: non è il quadretto di un sordido incontro smascherato da Vittorio Feltri, ma una foto ricordo scattata a Genova, che ci restituisce il cardinale Bagnasco in una dimensione dolce di pastore, vicino anche alle persone omosessuali e trans. Niente di più distante dall’acrimonia di altri presuli, come monsignor Scatizzi.
Il presidente della Cei, che è anche vescovo di Genova, ha incontrato un gruppo di trans dei vicoli, dell’associazione Transgenere, durante una visita pastorale alla parrocchia di San Siro, grazie alle suore contemplative. E, secondo le parole di Regina Satariano, il cardinale
«è stato molto cordiale, ha stretto la mano a tutti. Sicuramente non ha condiviso la naturalezza del mio essere transessuale, ma siamo riusciti a dialogare. Vorrà dire che aspetteremo magari cent’anni, come secoli ha atteso Galileo prima che di essere accettato dalla Chiesa. Siamo convinte di essere nel giusto».
Un segnale di apertura e comunque di accoglienza da parte del massimo esponente dell’episcopato cattolico in Italia. Ai gay e alle trans credenti farà sicuramente piacere; anche se noialtri preferiremmo più incontri pastorali e meno ingerenze pubbliche da parte delle gerarchie cattoliche. In ogni caso, meglio un cardinale che incontra le trans e si fa fotografare con loro, piuttosto di uno che addita gay e trans come creature del demonio.
gio89
09 feb 2010 - 18:55 - #1Non colgo tutta questa positività… la chiesa ha posizioni molto precise in merito all’omo/transessualità e queste ultime hanno ripercussioni ben evidenti nelle leggi che regolano la nostra vita… invece di stringere la mano al cardinale Bagnasco, sbattezzatevi che è meglio!
Bob Malon
09 feb 2010 - 19:12 - #2che bella presa in giro verso le trans…….e gli stringono pure la mano!
jessyshane
09 feb 2010 - 19:53 - #3Mi sa solo di contentino occasionale per coprire atteggiamenti e prese di posizione quotidiane all’insegna della discriminazione totale.
Fabrizio2
13 feb 2010 - 19:29 - #4Ben vengano incontri pastorali di questo tipo. Certamente una certa stigmatizzazione degli omosessuali non contribuisce alla loro integrazione nella Chiesa: su questo la chiesa deve purificarsi certamente. Troppo spesso i cristiani fanno fatica a distinguere il peccato dal peccatore; ma è anche vero che troppo spesso c’è la pretesa da parte di molti di giustificare con una falsa compassione (che non ha nulla di evangelico) atti oggettivamente inaccettabili, confondendo “accoglienza” con “accondiscenza”, generando una falsa carità.
Riguardo le “ingerenze pubbliche da parte delle gerarchie cattoliche” vorrei ricordare che è un comandamento di Cristo “essere luce nel mondo” e che “un lampada non si mette sotto il moggio” (Mt 5,14-16) e che la Chiesa fin dal giorno della Pentecoste (=manifestazione pubblica) ha sempre avuto una “pretesa” pubblica nel senso che si rivolte a tutti e a tutto, nessuno escluso, e quindi anche in ambito politico (=polis=”cosa pubblica”=”bene comune”). E’ per questo che la chiesa è stata (ed è ancora in molti paesi!) perseguitata e molti suo figli continuano a dare la vita per annunciare Cristo laddove questo non è gradito o accettato. Spesso viene chiamata “ingerenza” solo perché certe cose non piacciono. Come mai la Chiesa non “ingerisce” quando invece difende l’immigrato, o ricorda altri elementi da tutti condivisi? Non è ingerenza: è il diritto-dovere sia del cristiano sia della Chiesa istituzionale di essere “presente” pubblicamente (=in senso politico) con il proprio annuncio, che non è il suo, ma di Cristo. Si può certo discutere se questo “annuncio” viene fatto veracemente o no, ma non si può dire che non debba “ingerire”. Se piace o no, se viene accolto o no, questo appartiene alla libertà del singolo.
Viva la libertà.