
Nei dorati avamposti culturali si è tornati a discutere di un grande protagonista della letteratura vissuto nell’epoca vittoriana, Charles John Huffam Dickens (Landport, 7 febbraio 1812 – Gadshill, 9 giugno 1870). Dario di Booksblog, ha scritto un bel post su questa nuova polemica che tocca la figura dell’autore di The Pickwick Papers o dei romanzi sociali come Oliver Twist, David Copperfield, Grandi speranze, Il nostro comune amico e tanto altro di grande ancora. Ma la polemica non riguarda ovviamente l’alta scrittura di Dickens, irraggiungibile e melodiosa, ma certi suoi personaggi che sembrano mossi da impulsi omosessuali tenuti a fatica a bada.
Impulsi gravi e imperdonabili ai tempi in cui la regina Vittoria che regnava una delle più antiche e nobili monarchie europee, quella inglese, cercava di morigerare la pubblica moralità, mentre i suoi cortigiani si davano all’impudicizia e alle peggiori nefandezze nell’ipocrisia generale. Omosessualità come crimine, da carcere duro. A vita! Quando, ad esempio, chiesero alla Regina Vittoria perché nel regno i rapporti fra omosessuali uomini fossero stati dichiarati illegali e quelli fra donne no, la regina rispose: Perché non sapevo che esistessero!
Ora, secondo quanto affermaHolly Furneaux, una studiosa della Leicester University, in molte opere del più importante romanziere di tutti i tempi, Charles Dickens appunto, si nascondono amori omosessuali. Liason segrete, ovviamente, ma che a guardarci meglio tra i suoi protagonisti, la verità emerge dai fondali della narrazione. Il più indicativo - secondo la studiosa che articola la sua teoria in un libro - è Grandi speranze. Insomma, si chiede diligentemente, che cosa è quell’accudire Pip da parte di Herbert, dopo che se le son suonate di santa ragione? Che i due, in verità, se la intendessero?
Ricordiamoci sempre di che Inghilterra stiamo parlando con Dickens in vita. Ricordiamoci che fu in quella terra che per quella sua natura enfatica, dolce e “maledetta”, finì ai ferri e ad una prigionia che ne minò il corpo e lo spirito, un altro grande della scrittura, della poesia e della drammaturgia, Oscar Wilde.
Le ipotesi e i dubbi della dottoressa in lettere alla Leicester University, a ben guardare, ci stanno tutti e, in qualche modo, calzano bene, dipanano una realtà che doveva essere fumosa. Molte amicizie, descritte magistralmente come nessun altro ne sarebbe stato capace, da Dickens - è il ragionamento della professoressa Holly - hanno sapore omosessuale “che porta uno dei due a ricercare nella versione femminile dell’altro, l’appagamento di un desiderio proibito”.
A innescare altre polemiche negli ambienti letterari mondiali, Vybarr Cregan-Reid che si è detto convinto che anche in letteratura, la distinzione è d’obbligo tra “omosessualità” e “attrazione tra persone dello stesso sesso”. Una distinzione che però appare molto cardinalizia. Una precisazione, quella di Vybarr che però non allontana affatto le teorie della signora Furneaux.
Via | Booksblog
abraxas
07 feb 2010 - 10:51 - #1argomento molto interessante, specie perchè non così peregrino come potrebbe sembrare: senza voler necessariamente vedere relazioni adombrate nella narrazione, si può capire la dinamica di pulsioni condannate a rimanere celate.