A marzo la Corte Costituzionale dirà la sua sui matrimoni gay

A marzo la Corte Costituzionale dirà la sua sui matrimoni gay

Il mese prossimo, il 23 marzo, la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legittimità del rifiuto delle pubblicazioni matrimoniali ricevuto da alcune coppie di persone dello stesso sesso che avevano avuto dal loro Comune il diniego. Lo ha annunciato al Terzo Congresso Nazionale di Certi Diritti, conclusosi ieri a Firenze, l'avvocato Antonio Rotelli. Sarà un momento importante per le coppie che in questi anni e mesi si sono recati nei propri comuni di residenza e hanno chiesto al loro primo cittadino di avere pari dignità delle altre coppie che possono accedere all'istituto matrimoniale. E sarà un momento importante per tutte le organizzazioni glbtq che si battono per i diritti civili negati agli omosessuali in questo paese.

Probabilmente, se la Corte non dovesse dare un responso positivo, la parola passerà all'Europa, ma è meglio attendere serenamente il giudizio del 23 marzo. Intanto prosegue lo sciopero dell fame della coppia gay di Savona che ha chiesto il riconoscimento della loro unione e prosegue la battaglia di altre coppie gay e lesbiche che non si sono arrese al diniego dei propri sindaci. Una battaglia di civiltà quella intrapresa da questi nuclei familiari, favorita dall'ultimo Rapporto Eurispes.

I giudizi positivi sul riconoscimento giuridico per le coppie di fatto, cominciano a entrare nella cultura del nostro paese, troppo spesso intasato e bloccato da quel che vuole la gerarchia ecclesiastica e mai dalle giuste aspirazioni di molti suoi cittadini.

L'Europa, in questi anni, si è dotata di normative nuove, studiate e attuate per difendere le coppie di fatto omosessuali, attraverso il matrimonio o altri istituti di tutela. L'Italia è rimasta a guardare se non a giudicare pesantemente le scelte di questi paesi. L'Europa delle società, delle economie, delle responsabilità comuni si è frantumata da noi nel momento in cui si trattava di affrontare argomenti e temi di diritti civili che riguardavano e riguardano la comunità glbtq. L'unione tra persone dello stesso sesso è diventato ostacolo e diatriba politica, spesso con una regia occulta d'Oltretevere.

Probabilmente la matrimonialità tra individui dello stesso sesso è vista da molti nostri politici come un ostacolo alla naturale formazione di altri nuclei familiari, mentre ogni esperienza e vicenda in merito raccontano società più ricche, democrazie più liberali che aiutano a combattere maggiormente altre discriminazioni e omofobie.

Vedremo come andrà a finire.

Foto | aSILVA

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 40 voti.  

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO