I folletti tentatori di Christina Rossetti

Disse no all’amore per ben due volte, voltando le spalle al matrimonio e dedicandosi appassionatamente alla poesia ed alla salvezza delle “donne perdute”.

Christina Rossetti

Una famiglia illustre quella dei Rossetti. Illustre per talento e genialità. In un‘Inghilterra in piena era Vittoriana, i quattro figli di Gabriele Rossetti, patriota italiano costretto all’esilio per ragioni politiche, si distinsero (chi in un modo, chi in un altro) nel mondo delle arti. Dante Gabriele e Christina rimangono tuttavia i due nomi più fulgidi, due stelle di prima grandezza nel panorama della cultura britannica (e non solo britannica).

Se la fama del primo è indissolubilmente legata ai suoi celebri quadri di gusto pre-raffaellita, quella di Christina (che fu usata dal fratello anche come modella) ha invece la voce commossa e drammatica della poesia più pura. Una poesia ora di devozione e rinuncia, ora divorata dal rimpianto per l’amore perduto, per la giovinezza desolatamente lontana.

La sua opera più nota The Goblin market (I folletti del mercato), ha un linguaggio sensuale, appassionato, che indugia in dettagli fisici, in frasi rabbrividite dove le figure di Laura e Lizzie non diventano solo emblemi di redenzione, ma anche di una sessualità tutta al femminile che cerca e trova sbocco solo in se stessa. In un rapporto esclusivo tra donne. Sostegno vivo ed affocato che sembra, almeno qui, escludere l’uomo.

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