La bisessualità di Rasputin e la congiura gay

La figura in chiaroscuro di Grigori Rasputin, il mistico che soggiogò la famiglia imperiale russa, contribuendo, almeno secondo alcuni, alla loro drammatica caduta nell’ottobre del 1917, non ha mai smesso di intrigare storici e pubblico.

Il principe Felix Yusupov e Rasputin

L’alone di mistero che circonda la vita del "finto" monaco, nato in una poverissima famiglia di contadini nella lontana Siberia, continua, a quasi cento anni dal suo violento assassinio, a sedurci. La morte del potente consigliere imperiale che, a quanto pare, aveva continui e ferocissimi appetiti sessuali (che, capricciosamente, variavano e volavano da un sesso all’altro) fu ordita e messa in pratica da un esclusivissimo gruppo di omosessuali, tutti membri dell’alta aristocrazia russa che non vedevano di buon occhio la sua ingerenza politica, primi fra tutti il giovane ed aitante principe Felix Yusupov ed il gran duca Dmitri Pavlovich.

Secondo due importanti studiosi russi, il rapporto tra Yusupov e Rasputin correva su un filo ad alta tensione, dove non mancavano continue allusioni, ammiccamenti e tentativi di seduzione da parte del gran mistico. In ogni modo, la sera del 29 dicembre 1916, i congiurati raccolti a palazzo Yusupov, uno dei più belli della città, uccisero Rasputin, usando prima il veleno, poi sparandogli a bruciapelo per ben tre volte.

A dire il vero, storia e leggenda si disputano ancora oggi la verità. Molto si è detto del veleno (forse mai ingerito), di un Rasputin che non soccombeva non solo alla dose massiccia di cianuro ma neppure agli spari e di quel suo corpo gettato infine nella Neva ancora vivo. Un mistero che si infittisce, anziché dipanarsi, col passare lento, ma inesorabile degli anni.

Via | Corriere

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