Quando la Tv ha l'X Factor gay

pubblicato: giovedì 19 novembre 2009 da mario cirrito in: Arte e cultura Music & Live Tv


Capita sempre meno sovente che la televisione si faccia arte, cultura, informazione, dia messaggi di valori e rispetto. L’urlo, i dissapori, le diatribe, le parolacce, lo scosciamento pre-serale, soprattutto le banalità la fanno da padrone, guidano le lancette dell’audience. Se si intendono seguire programmi di un certo spessore, occorre munirsi di caffè ed eccitanti per restare svegli e non perdere questi appuntamenti sempre più spostati verso i palinsesti da notte fonda. La scorsa settimana si parlava di omofobia, su Rai Tre, alla 1 e 30 di notte. Difficile tenere le palpebre aperte fino alla fine.

Ieri sera, per chi come me ama e segue “X Factor”, seppure a singhiozzo, abbiamo assistito ad un bel pezzo di televisione. Probabilmente farcita di ipocrisia; probabilmente dando stura alla tv del pianto; ma ha fatto piacere per alcuni minuti del programma canoro, sentire parlare di omosessualità e un certo “mea culpa” recitato emozionalmente da Mara Maionchi, certo non per se stessa ma per quel mondo discografico che rinuncia alla poesia musicale in nome della discriminazione e dell’omofobia.

Marco, uno dei finalisti, papabile alla vittoria e quindi al palco sanremese, in una esibizione scelta dal suo mentore Morgan, ha estasiato tutti con il pezzo “Il nostro Concerto” del grande Umberto Bindi. Al momento dei giudizi, Morgan emoziona in poche parole quella che gli va riconosciuta come una libertà di pensiero sulle sessualità che ha sempre difeso; probabilmente non disdegnando “altre” passioni. La Maionchi parla poco; gli occhi cominciano a brillare e a inumidirsi di lacrime, riuscendo a dire poche parole: “Io Bindi l’ho conosciuto; so il suo dramma”. Qualcuno, se non erro Facchinetti, dice ai presenti chi è Bindi: un uomo, un artista di sentimenti e poesie canore, trattato come un appestato dalle major discografiche causa della sua omosessualità.

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Nel 1988 rivela in lacrime e con imbarazzo al Maurizio Costanzo Show la sua omosessualità che fu determinante per la sua emarginazione negli anni ’60. Si professa più compositore che cantante e sforna canzoni dalle melodie eleganti e dai testi lirici che somigliano a oniricità letterarie. La stampa, quando partecipò al Festiva di Sanremo del 1961, si dimenticò e non si interessò alla splendida melodia che Bindi portava sul palcoscenico, ma di un anello che aveva al dito, probabile pegno amoroso per un altro uomo. Fu l’inizio delle persecuzioni, delle illazioni, del guardare non più l’artista ma l’uomo privato attraverso il buco della serratura. Alle esibizioni pubbliche si presentava con vistose pellicce, cercava di non camuffare la sua omosessualità e tanto è bastato a renderlo inviso a tanti e perseguitato e oltraggiato. Poco contava che le sue meravigliose canzoni venissero interpretate da Dionne Warwick e Tom Jones.

Bindi, insieme a Paoli e ad altri, ha scritto le più belle pagine della musica italiana; le più struggenti e indimenticabili melodie.

Non bastarono tutti i suoi grandi successi a rendergli giustizia, a onorarlo per quel che meritava. I suoi ultimi anni li visse malato e stanco, deluso da un mondo a cui aveva dato tutto e ricevuto insulti e discriminazione; viveva alle soglie della povertà, tanto che gli fu affidato un vitalizio grazie alla legge Bacchelli.

Umberto Bindi si spense a 70 anni, nel maggio 2002.

Che X Factor, ieri sera abbia dedicato dei minuti a parlare di Bindi e di omosessualità ha fatto bene a molti, soprattutto a quanti non conoscevano Bindi e poco sanno di quanta omofobia c’è spesso in certi ambienti che pensiamo liberi. Probabilmente, ripeto, lo stimolo era una canzone e l’emozione dettata dall’esibizione dello stesso Marco, ma a parlare di omosessualità, in prima serata, grazie ad una lirica, rende più bella la televisione.

Foto | Leif Carlsen

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di the-ant

    the-ant

    19 nov 2009 - 12:32 - #1
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    Bravo! A te, Cirrito, e a Morgan (è stato proprio lui a raccontare di Bindi, ieri sera). Non so quanto ci sia stato di costruito, come scrivi bene tu, ma certo in molti (me compresa) hanno potuto ascoltare una storia durissima (quella di un talento messo all’angolo a causa dell’imperante omofobia).

    La straordinaria interpretazione del pezzo di Bindi ha comunque avuto grande peso sulla commozione generale: Marco Mengoni è bravissimo - spero per lui che possa essere ciò che gli va di essere, nel mondo della musica e oltre, e che venga valutato VINCENTE unicamente per quello che sa esprimere sul palco, al di là del suo orientamento sessuale (che non so quale sia e non importa: lui ce l’ha sul serio l’X-Factor!!). Insomma: che non si debba ridurre a vivere in GB pure lui!!

    E a proposito di X-Factor e omofobia: ma è saltato agli occhi solo a me che Checco Zalone (ospite ieri sera della trasmissione) e un trailer del suo film erano in netto contrasto con tutto il clima gay-friendly della serata??? L’ho trovato GREVE e decisamente omofobo nel rappresentare certe macchiette stereotipate (nel film, lui masculo dal sud dallo sguardo smarrito perché alle prese con checca urlante del nord…)…

  • Errata Corrige

    19 nov 2009 - 13:48 - #2
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    Una precisazione: il titolo del pezzo di Bindi cantato ieri a x factor è IL NOSTRO CONCERTO, non quella riportata qua in alto.

  • Profilo di claroscuro

    claroscuro

    19 nov 2009 - 17:07 - #3
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    Ho visto anch’io la trsmissione ieri, e quello è stato un bel momento. C’è da dire che Morgan è sempre stato molto aperto di mente e lo ha dimostrato in più di qualche occasione.
    @The-ant: da quel che ne so io checco zalone interpreta la parte del “masculo”del sud,ipocrita, maschilista, superbo, incapace e ignorante che pretende di far grande musica mentre tira fuori solo delle sciocchezze senza senso su melodie copiate(una bella satira sui”cantanti”italiani grazie ai quali ascolto soprattutto musica straniera, per capirci)…quindi credo sia normale che il suo personaggio(dovrebbe essere lo stesso anche nel film) si comporti in linea coi suoi “principi” maltrattando i poveri ragazzini e prendendo le distanze dalla”checca”. Pensa anche al giudizio che ha dato a marco(”ste voci tipo un po’ femminili”), credo volesse dirgli semplicemente che prende delle note altissime.
    Potrei sbagliarmi, ma tendo ad essere ottimista almeno sui comici :)

  • fabio nolli

    19 nov 2009 - 18:03 - #4
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    per la prima volta non sono d’accordo colla mia life coach (the ant): ho già visto (per lavoro) Cado dalle nubi, e posso assicurarvi che il film è tutto fuor che omofobo! Anzi, pur in modo surreale, è decisamente friendly

  • Profilo di the-ant

    the-ant

    20 nov 2009 - 10:39 - #5
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    Azz! Cenere sul capo, raga’!
    Si vede che l’altra sera c’avevo il tasto dell’ironia (e dell’intelligenza) in modalità ‘OFF’! Come non detto e GRAZIE a claroscuro prima e a Fabrio Nolli poi per avermi schiarito le idee (a mia discolpa posso dire che non conosco granché bene Zalone e la sua comicità?).
    A Fabio inoltre dico: ma che meraviglia di lavoro fai che ti spediscono a vedere film????
    Beeeellooo! Voglio venire con te!

  • fabio nolli

    20 nov 2009 - 12:53 - #6
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    Redattore di una di quelle riviste che si danno gratis nei cinema e critico cinematografico per AUT (il mensile del Mieli a Roma), come può confermare Egizia, la mia capo redAUTtora che scrive anche su questo blog
    Bello sto lavoro? Insomma.. considera che vedrò 35-40 film al mese (e non tutti poi usciranno negli italici cinema; ma se comincio a parlare dei disastri della distribuzione facciamo mattina) e mi giro vari festival; almeno la metà di quelli che vedo sono film facilmente dimenticabili [eufemismo..]

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