Australia: unioni gay con cerimonia a Canberra

Unioni gay pubbliche e ufficiali a Canberra, la capitale dell'Australia. Il Parlamento del Territorio autonomo di Canberra (Act, Australian Capital Territory) ha approvato, su proposta dei Verdi sostenuta dal partito laburista, ha approvato la legge che autorizza le cerimonie di unioni civili fra coppie dello stesso sesso.

Ma come?, direte voi, a Canberra non era già possibile per due gay o due lesbiche sottoscrivere un'unione civile? In effetti già un anno fa venne celebrata la prima unione gay e anche noi di Queer ne parlammo; c'è però da spiegare qualche piccolo particolare.

In Australia una legge federale - voluta dall'ex primo ministro di destra Howard, amico di Bush e sostenitore della guerra in Iraq - definisce il matrimonio come "unione fra un uomo e una donna"; in base a questa norma, già una volta il governo federale di Howard aveva annullato una legge dell'Act che introduceva le unioni civili.

Nel 2008, di fronte al pericolo che la legge fosse cancellata ancora una volta, l'assemblea dell'Act decise di introdurre le unioni civili (anche gay), ma senza una cerimonia ufficiale, per evitare che la legge venisse cassata; o in alternativa un'unione con cerimonia ufficiale, ma senza valore legale.

La nuova legge invece permette ai gay - ma solo a loro, e non alle coppie etero - di unirsi con una cerimonia vera e propria. Il rischio è che il governo, che nel frattempo è passato ai laburisti (centrosinistra), ponga ancora una volta il veto; proprio per questo la cerimonia è stata prevista solo per i gay, per evitare che la loro unione possa essere associata al matrimonio.

Visto che a livello federale i gay non si possono sposare, se la cerimonia è riservata solo a loro - e non alle unioni civili etero - non c'è pericolo che sia confusa con un matrimonio: questo è il ragionamento del legislatore.

Anche agli antipodi, però, hanno le loro Binetti. Così nella terra dei canguri la Australian Christian Lobby si dà da fare e si dice convinta che il governo cancellerà la nuova legge; c'è sempre qualcuno che non sopporta di vedere la felicità altrui.

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