Vite da gay: una serata gay inaspettata (Parte I)

pubblicato: mercoledì 03 febbraio 2010 da Desperate Gay Guy in: Storia gay

Vite da gay: una serata gay inaspettata (Parte I)

Inizia oggi un esperimento che, speriamo, possa essere di vostro gradimento. Spesso ci siamo lamentati di film, telefilm, romanzi che tralasciano esperienze gay e storie comuni di vita quotidiana. Omosessuali che vengono convertiti, improvvise redenzioni di coppie gay, eccetera eccetera. Con questo racconto a puntate, parliamo noi, raccontiamo noi una storia inventata, in cui molti di noi comunque si possono rispecchiare e trovare un po’ di se stessi e della propria esistenza. Un modo leggero, gradevole, e chissà, magari di discussioni, sulle “vita da gay”… Buona lettura!

Non riesco a capire se è il freddo o questa mia sensazione di disagio ma improvvisamente mi accorgo di aver alzato il bavero della giacca e di essermi coperto il viso fino al labbro inferiore. Accanto a me, la situazione è esattamente opposta: sembra che io sia in collegamento da Capo Nord mentre Stefano, il mio amico, in pieno novembre, è in t shirt e jeans strappati. Io quasi tremo. Lui, sigaretta alle mani, picchietta la cenere a terra e poi ogni tanto strizza l’occhio e allunga il braccio per salutare gente che conosce. È talmente a suo agio in mezzo ai saluti concessi che non mi stupirei se qualcuno gli allungasse anche un neonato per farselo benedire. Davanti a me, altri ragazzi vestiti come un raduno di Ferragosto alla Martesana. La fila dinanzi a noi inizia ad accorciarsi e finalmente, dopo un’attesa di circa 15 minuti, io e Stefano riusciamo ad entrare.

“Allora, il tipo della chat dove si trova?” mi sento chiedere alle mie spalle. Quasi sobbalzo per lo spavento. “Perché non vai al San Raffaele a fare così anche in cardiologia?!“. Inconsciamente so di aver fatto male a seguire Stefano al “Cocoon” ma sapevo anche che continuare a passare le mie serate in casa, dietro ad uno schermo, non avrebbe giovato di molto alla mia vita sociale. Mi sono anche rifiutato di comprare un gatto da tenere nel monolocale per non rischiare di condannarmi da solo ad un destino già scritto. Così, al suo ennesimo invito ad abbandonare il virtuale e catapultarmi nel reale, ho deciso di accettare. E siccome entrambi domani non lavoriamo, ho deciso che questo sabato sarà la mia prima serata, da mesi, in un locale gay. In un posto in cui ho fissato un appuntamento al buio con tale Gianni. E ancora non so se sto facendo la cosa giusta.

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Devo sentirlo via cellulare… Siamo appena entrati, non voglio sembrare disperato“. Stefano beve un sorso di cuba libre e sorride, sarcastico. “Ma tesoro, tu SEI disperato… Guardati! Hai 23 anni è da una vita che non scopi, questa è una delle tue rare serate in un locale gay e sei qua a gettare sentenze su cosa sia più o meno consono. Ascolta me: prendi il telefono e chiamalo. Così se è un cesso, lo puoi scaricare e ti presento qualcuno io ok?“. Fortunatamente un ragazzo arriva in picchiata come un avvoltoio, pronto a guadagnarsi l’attenzione del mio amico. Ne approfitto per svignarmela, senza dovermi giustificare ulteriormente. Dopo aver preso anche io da bere, rifletto sulle parole di Stefano. Forse lui ha ragione: ho passato le ultime due settimane a parlare con questo Gianni e adesso che ho l’occasione di conoscerlo, cosa mi sta bloccando così? In questo modo, seguo l’istinto, afferro il cellulare e mando un breve sms: Io sono davanti al bancone… tu dove sei?. Invio.

Prima di potermi creare possibili situazioni disastrose in mente (Magari è diverso dalle foto che ti ha inviato / È fidanzato / È un omofobo con la missione di uccidere giovani gay inesperti), vedo Gianni che si avvicina, mentre due sue amici, dai quali si è allontanato, lo osservano. Dopo pochi passi è davanti a me. “Tu devi essere Riccardo” esclama, allungando la mano. Mi sento avvampare, come stessi trasportando due termosifoni sotto le ascelle. “Già e tu sei Gianni, piacere“. Allungo la mano e me la stringe. Sorrido timidamente, mentre ricordo tutte le serate passate al pc o al telefono. Ricordo quando mi convinceva a combattere la mia insicurezza e ad affrontare il mondo gay, ammettendo anche lui di essere molto disilluso dal trovare una persona diversa dalle altre. “Sei carino, come nelle foto… Dai allora ci vediamo qua in giro, io raggiungo i miei amici, ok?” Non mi lascia il tempo di replicare e si volta, dandomi la schiena e raggiungendo quei due, Cip e Ciop, prima che io possa esternare qualsiasi risposta, da un “Ok” a un sentito “Vaffanculo“.

Mi guardo intorno e vedo Stefano in lontananza mentre ride e scherza con 3 o 4 ragazzi. Poi cerco ancora con lo sguardo Gianni. Ride anche lui con altri. Improvvisamente mi accorgo che tutti si stanno divertendo, tutti tranne il sottoscritto. “Un long island” dico, in direzione del barista. E mi sento ridicolo. Mi sento fuori luogo più che mai, improvvisamente fragile e vulnerabile. Ironicamente rimpiango la mia stanza, al sicuro, mentre uno schermo e una tastiera sapevano difendermi da tutto. Forse adesso mi manca anche il gatto che non ho. Afferro il cocktail e inizio a berlo, avidamente. So di sbagliare, so che non è da me, ma il bravo ragazzo sente la fredda sensazione di sentirsi più solo che mai. Bevo un altro sorso e comprendo che se tutti si stanno divertendo, posso anche io cercare una felicità artificiale. Bicchiere alla mano, mi avvio verso la mischia, al centro della sala. Confuso e (in)felice.

Foto | Pbase

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di alexbold

    alexbold

    03 feb 2010 - 17:27 - #1
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    Molto carino e ben scritto questo racconto:) tra parentesi ottima la descrizione delle file della disco gay, fedelissima alla realtà:) mi piace :) attendo di leggerne il seguito :)

  • alexpf

    03 feb 2010 - 17:51 - #2
    0 punti
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    si si… chissà che succederà

  • Profilo di Psquared

    Psquared

    03 feb 2010 - 19:32 - #3
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    Bello l’incipit. pare la mia storia :D se però, davvero, ora ve ne uscite che il ragazzetto decide di divertirsi quindi si ubriaca, l’alcool gli toglie le inibizioni e conosce un ragazzo con cui passa la serata smetto di leggerlo immediatamente! I timidi rimangono timidi, pure con l’alcool in corpo….

  • Profilo di semi_bis_croma

    semi_bis_croma

    03 feb 2010 - 22:00 - #4
    1 punto
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    I timidi rimangono timidi sì…..pure con l’alcool in corpo.
    Ho sempre amato veramente poco questo tipo di ambienti, anche perchè credo di essere ancora uno dei pochi sulla faccia della terra che le cose vengono cosi come vengono, che se un bel giorno qualcuno ti ferma per strada è perchè chissà chi ha voluto cosi, credo ancora che forse un amore nasca per caso, senza imporsi nulla, prendendo tutto cosi come viene.
    Non ho mai frequentato questi ambienti e credo mai lo farò.
    Non c’è cosa più triste che vedere la gente che beve e s’impone di farlo, perchè tanto “dobbiamo divertirci…”.Io non mi diverto cosi, non ho problemi a dirlo.Mi diverto a circondarmi di persone a cui tengo davvero, a fare sorrisi perchè mi vengono spontanei, non provo piacere a strusciarmi addosso sconosciuti o a raccontare storie cupe, fatte solo per crearmi un alibi figo.
    Sarò cretino?

  • Leoo

    03 feb 2010 - 22:13 - #5
    1 punto
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    Siamo in due,semi bis croma.

  • Itamusic

    03 feb 2010 - 23:45 - #6
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    Davvero una bella storia,scritta divinamente…Mi ha subito entusiasmato e incuriosito…Non vedo l’ora di leggere la 2 parte.

  • kollog

    04 feb 2010 - 01:19 - #7
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    La storia è carina e rispecchia appieno le dinamiche chat-locale che a tutto servono tranne che a fare incontri seri e importanti. Però per favore una curiosità: perchè i racconti gay devono sempre essere ambientati in città? Il prossimo lo scrivo io ambientato nella provincia del sud dove in chat e nei luoghi d’incontro ci sono, se va bene, sempre le stesse persone, se va male ci si ritrova ad ammirare la schiuma del mare illuminata dalla luna fumandosi una sigaretta. Dove i locali non ci sono o anche se ci fosse qualche serata di sabato, lavorando su turni neanche ci puoi andare,e sai pure che comunque non ti perderesti niente…
    Cosa? Dite che dovrei trasferirmi?

  • Gan1

    04 feb 2010 - 09:29 - #8
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    @ Kollog: qui nelle campagne del profondo nord non abbiamo nemmeno la schiuma del mare illuminata dalla luna, per passare le notti di solitudine; solo le stelle e i cani che abbaiano. Dovremmo farlo a quattro mani, il racconto.

  • vegetarian

    04 feb 2010 - 17:42 - #9
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    @Gan1: qui nella profonda provincia del nord est le stelle manco si vedono perché c’è inquinamento luminoso ovunque :-D

  • Gan1

    04 feb 2010 - 21:00 - #10
    0 punti
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    @ Vegetarian: io sto nel profondo sud del profondo nordovest. Qui si sono messi di buzzo buono per imitare gli errori nordestini, ma essendo partiti in ritardo, per un po’ di tempo le stelle sulle colline le vedremo ancora! :-D

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