Coming out sul luogo di lavoro per gay, lesbiche e bisessuali è possibile?

pubblicato: lunedì 19 ottobre 2009 da Desperate Gay Guy in: Citizen Gay Lesbo e altre catastrofi Coming Out Mondo lato Bi

Coming out sul luogo di lavoro per gay, lesbiche e bisessuali è possibile? Secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito nell’ambiente Lgbt sul rendere pubblico l’orientamento sessuale, i risultati non sono affatto rassicuranti. Solo il 30% degli intervistati ha dichiarato che le leggi sull’impiego hanno migliorato le condizioni sul lavoro di impiegati gay e lesbiche mentre il 70% delle donne e il 78% degli uomini, entrambi bisessuali, non se la sentono di fare il coming out sul luogo di lavoro.

Inoltre ben il 40% degli omosessuali si dice pronto o costretto a dover evitare alcune professioni: a pensarla allo stesso sono il 32% di lesbiche e il 13% tra i bisessuali. Infine, il 25% circa di gay e lesbiche si rifiuterebbe di indicare il proprio orientamento sessuale in un questionario: allo stesso modo lo pensa il 34% dei bisessuali.

Di fronte a questi dati e alla testimonianza “in negativo” di Alessandro, qual è invece la vostra esperienza in merito al coming out sul posto di lavoro o a scuola (se ancora studiate)? I vostri colleghi/compagni hanno saputo di voi o è qualcosa che tenete strettamente confidenziale? E se avete scelto di dirlo, ve ne siete poi pentiti?

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di Sjultz

    Sjultz

    19 ott 2009 - 13:31 - #1
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    Io sono molto fortunato: lavoro in un ufficio con 7 donne, tutte in gamba e di mentalità non chiusa. Il mio orientamento sessuale è noto e quattro anni fa sono anche andato alla convention internazionale dei dipendenti dell’azienda col mio fidanzato (spesato, come tutti/e i/le partner).

  • Profilo di The Ant

    The Ant

    19 ott 2009 - 14:09 - #2
    1 punto
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    I miei capi sanno, le mie colleghe (tutte donne e tutte più giovani di me) sanno. Non ho problemi particolari, a dire il vero. Anche io mi ritengo fortunata. E questo nonostante nessuno di loro brilli per apertura mentale: semplicemente riconoscono me e la mia compagna come una coppia. E basta, non c’è stato bisogno di grandi discorsi: ci comportiamo come una coppia, ci trattano come una coppia. Gli inviti per feste (compresi matrimoni e battesimi, visto che un paio di loro sono pure divenute mamme in questi anni) arrivano per me e la mia signora, non si sognerebbero mai di escluderla. Diversa la situazione del quotidiano, nel senso che da diversi anni opero (per conto della mia ditta) in un’azienda molto più grande. Qui pure non ho problemi. La mia responsabile di qui e molti/e altri/e colleghi e colleghe di qui con cui ho instaurato un buon rapporto (ovvero conoscenza più approfondita, qualche uscita extra-lavoro, ecc.) sa di me e conosce anche la mia compagna. Ma l’età media anche qua è piuttosto bassa - forse è questo che conta? Con tutti gli altri colleghi non mi nascondo, ma nemmeno mi ‘presento’ raccontando della mia vita privata… Non avrebbe senso. Nessun nuovo arrivato si presenterebbe con il nome seguito dalla qualifica… “piacere, io sono A., eterosessuale”.
    Classica situazione “sei sposata?” - no.
    “Ma allora convivi?” - si.
    E là spesso si accontentano e non chiedono altro.
    Io - a meno che come detto non si tratti di qualcuno con cui penso di avere una sorta di amicizia - non vado oltre.
    Sono fortunata, si.

  • emaemamont

    19 ott 2009 - 17:34 - #3
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    Il mio fidanzato è londinese, e io mi sposto per lavoro/studio tra londra e milano, e devo dire che se la situazione londinese “non è affatto rassicurante” allora quella italiana è completamente allo sbando. Quando lavoravo e studiavo a londra, tutti i miei datori/colleghi e compagni di classe sapevano e non avevano alcun problema, anche perché non ero l’unico !!!
    In Italia una cosa del genere non mi sentirei di farla, mi spiace ma è come andare a baciarsi in mezzo ad un bazar a tehran….

  • Spewk

    19 ott 2009 - 19:22 - #4
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    Io l’ho detto proprio oggi, dopo che uno di loro ha cominciato ad affermare che “i froci dovrebbero morire tutti”. l’ho preso da una parte dicendogli “almeno con me presente è meglio se non le dici, visto che son frocio”. c’è rimasto di sasso, è riuscito solo a dire “mi dispiace” e poi via cell ha cercato pure di sentirsi offeso perchè non l’ho mai detto. bah

  • Profilo di Dorota

    Dorota

    20 ott 2009 - 02:07 - #5
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    Lavoro in una società di call center, e in poche parole è un frociaio.

    Quando iniziai a lavorare non avevo mai fatto un “coming out” con qualcuno di etero: fino a quel momento mi ero aperto solo a persone gay e per conoscere ragazzi mi affidavo solo a locali gay. Il primo giorno di lavoro entrai in area, teso come è normale che sia, deciso a mantenere la concentrazione per otto ore. Vidi questo ragazzo che ai tempi consideravo bellissimo: mi sorrise, ammiccò un po’, e mi guardò con quello sguardo che diceva: “io so”; e io mi sciolsi, letteralmente. Successivamente, alla prima pausa, lui mi chiese se fosse il mio primo giorno. Lo sventurato rispose.

    Mi accorsi ben presto che in quel posto qualcosa stonava, ma non in assoluto, rispetto all’idea ostile che mi ero potuto fare del mondo. In pratica mi ero accorto che, a seconda dei vari flussi lavorativi, nella mia azienda si arrivava persino - e non scherzo - al 50% di popolazione gay. Non esistono veri e propri “coming out”, ma in un luogo di lavoro in cui non ci si sente “diversi”, le persone si scoprono così come viene, senza paura o morbosità. Non ci sono mai stati episodi di omofobia, ma anzi un clima di totale integrazione, di effettiva uguaglianza.

    Sarà perché siamo quasi in maggioranza? Sarà che lavoro solo con persone progressiste, favorevoli ai matrimoni gay, aperte di mente? Non credo, non sarebbe statisticamente probabile, anche se le statistiche, come ho spiegato, da noi valgono poco. Credo semplicemente che le persone, avendo a che fare con dei gay ogni giorno, vivendo tante ore fianco a fianco, condividendo la quotidianità, si accorgano naturalmente che tutti, in fondo, siamo uguali, pur essendo diversi l’uno dall’altro.

    Lo so, sono fortunato, perché ogni giorno sentiamo, e purtroppo avvengono, episodi di segno opposto. Ma devo ammettere che quando sono sul posto di lavoro ho almeno il conforto di sapere che esistono persone intelligenti, persone aperte, diverse da certa gentaglia che vediamo in televisione, o in parlamento che vorrebbero convincere il popolo ad essere razzista.

    Spero che questa mia esperienza possa dare anche una piccolissima speranza a chi purtroppo è costretto a subire ben altri trattamenti.

    P.S. Lo sciagurato Egidio lavora ancora qui, proprio accanto a me. Visto da vicino, non è poi così bello…

  • Profilo di yenion

    yenion

    20 ott 2009 - 21:55 - #6
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    X me è stato particolarissimo e lo hanno saputo tutti ma non da me.
    Per fortuna non ho avuto problemi almeno non direttamente.
    Sempre dove lavoro un mio amico gay si comporta in modo molto evidente e all’inizio hanno fatto di tutto per lasciarlo a casa, per fortuna il suo capo (che tra l’altro è considerato un fascista) lo ha difeso a spada tratta e gli ha fatto fare carriera.
    La mia opinione comunque è che è meglio non dirlo in genere si può passare dei problemi seri.

  • Profilo di Pietroleremita

    Pietroleremita

    31 ott 2009 - 22:19 - #7
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    A un certo punto della mia attivita’ lavorativa (ora sono in pensione da due anni) ho fatto il mio coming out con i miei colleghi e sinceramente sono stato accettato tranquillamente, anche se con qualche iniziale tentennamento da parte di qualcuno. Mi devo reputare forse fortunato,ma non ho avuto particolari problemi,neppure -almeno che io sappia - da parte dei dirigenti. Soprattutto debbo dire di aver trovata comprensione e affetto tra le colleghe.In sostanza nessuno mi ha voltato le spalle,anche perchè ,forse ,ho lavorato per tanti anni nello stesso ambiente . Quelli che mi hanno voltato le spalle,purtroppo,sono stati alcuni amici.

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