I gay in piazza? Meglio la disco!


E se come omosessuali, transessuali, bisessuali non fossimo votati alla piazza? Certo, all'opinione pubblica, alla clemente stampa, necessita dare una rappresentazione, la migliore rappresentazione, anche per come vanno le cose. Certo che nonostante gli appelli, nonostante le vicende di chiara marca omofoba, qualcosa non funziona non solo nei movimenti ma forse anche nella testa di ognuno di noi. Quanti eravamo sabato, radunati in piazza Repubblica a Roma? Cinquantamila, come hanno azzardato? Siamo seri! Cinquemila? Troppo buoni e generosi.

La piazza di sabato, la stessa piazza, il precedente sabato era un tappeto umano in occasione del raduno a piazza del Popolo per la libertà di stampa e informazione. Una questione politica, di cultura e civiltà di un paese, proprio come lo era questo sabato in uno Stato dimentico di alcuni suoi milioni di cittadini omosessuali, transessuali, bisessuali, transgender. La piazza, per la verità, sabato esisteva ma mancavano i manifestanti, i soggetti che lamentano a più riprese il silenzio e l'anoressia politica verso i diritti civili della popolazione glbt.

Quanti eravamo assieme alle generosità di molte lesbiche, delle Famiglie Arcobaleno, di gay dall'innocenza dichiarata che si tenevano teneramente per mano, di alcuni circoli , del Mieli, Arcigay, dei personaggi quali la Cucinotta, Luxuria, Grillini, Vanni Piccolo, Aurelio Mancuso, Delia Vaccarella? Pochi, pochissimi se confrontati al tema dell'uguaglianza, alla richiesta di una nuova pagina dell'accoglienza e del rispetto. Desolante per il semplice fatto che dopo 30 anni di movimento, si debba ancora stare a chiedere semplicità come gli affetti e la convivenza, gli amori uguali e il diritto alla piena cittadinanza come recita la nostra attuale Costituzione.

Passata la piazza, a notte fonda, in una discoteca molto celebrata nella capitale, si assiste a quel che avremmo vouto capitasse il pomeriggio. Di fronte ad una ressa incredibile fuori e dentro la disco, un loquace amico, si chiede e mi chiede se qualcuno avesse diramato la falsa notizia che quella era la vera manifestazione e non quella della piazza precedente. Una esagerazione, certo, ma l'amico aveva dato il segno di quello che sempre più spesso sembra essere la voglia di una certa liberazione gay. La comunità sembra essere sempre più coesa nel ludico, nei piaceri che non nella piazza. Ci siamo stancati? E di cosa?
Forse, alla fine, prima che con la politica, prima che con i movimenti e coloro che ci mettono faccia e volontà, dovremmo fare i conti con noi stessi, con quello che vogliamo veramente per noi e per gli altri gay, lebiche, transessuali. Non sarebbe male spostare un po' di ardore per disco, nudi e piaceri, veicolando un minimo di sentimento e partecipazione per i diritti civili che ci competono. E speriamo, desideriamo avere ancora.

Foto/Kkarl-Pennarossa

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