Prima manifestazione in Croazia a favore del matrimonio gay

Circa quattrocento attivisti lgbt sono scesi in piazza per difendere i diritti dei gay e chiedere le nozze gay.

Prima manifestazione in Croazia a favore del matrimonio gay

Per la prima volta si è tenuta in Croazia una manifestazione per chiedere le nozze gay. I manifestanti nel chiedere pari diritti per le persone lgbt, hanno anche esortato il governo a non cedere alle pressioni della chiesa cattolica, invitandolo a rifiutare la celebrazione di un referendum per includere nella Costituzione del paese la definizione di matrimonio come unione tra un uomo e una donna.

La Croazia entrerà a far parte dell'Unione Europea il prossimo 1 luglio e per questo motivo il Parlamento Europeo aveva chiesto dei passi in avanti nel rispetto dei diritti delle persone lgbt. La legge croata riconosce dal 2003 che le coppie – tanto omosessuali quanto eterosessuali – che dimostrano di convivere da almeno tre anni, possono costituire una sorta di comunità di beni. È per questo che circa quattrocento attivisti lgbt hanno manifestato nei giorni scorsi per chiedere sia il matrimonio ugualitario che il diritto a contrarre unioni civili, ricordando che queste ultime erano state promesse dall’attuale governo di centrosinistra. I manifestanti hanno percorso le strade di Zagabria fino a raggiungere la sede del Governo, con striscioni in cui si potevano leggere slogan come “Famiglie differenti, uguali diritti” o “Anche Gesù ha avuto due padri”.

Altro motivo della manifestazione è stato quello di cercare di convincere il governo a non celebrare un referendum di riforma costituzionale: si vuole, infatti, definire il matrimonio come unione tra un uomo e una donna e tale iniziativa è portata avanti da un gruppo che si chiama Nel nome della famiglia che, oltre a essere sostenuto dalla chiesa cattolica ha assicurato di aver raccolto già cinquecentomila firme per sostenere il referendum. Secondo la legge croata si tratta di un numero sufficiente di firme per celebrare la consultazione popolare, che, in ogni caso, dovrà essere convocato dal Parlamento che dovrebbe consultare la Corte Costituzionale per valutare se l’oggetto del referendum è conforme alla Costituzione. È per questo motivo che Sanja Juras, tra le promotrici della manifestazione, ha detto chiaramente che

è completamente inaccettabile che i diritti umani siano sottoposti a un referendum.

Via | France 24

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