"Davide, non sentirti vittima e combatti", la lettera della coppia gay di Sanremo 2013 al 17enne

La lettera di Federico e Stefano, i due gay di Sanremo 2013, a Davide: "Inizia a non vederti come una vittima"

Sanremo 2013 gay Continua a far discutere la lettera che Davide, 17enne gay, ha inviato a La Repubblica, confessando di vedere altra via di fuga se non il suicidio: qualcuno ha reagito in malo modo, perché in disaccordo con alcune parti della lettera in cui emergerva una sorta di omofobia nascosta (ma, in fondo, è solo un 17enne in un Paese in cui non si sente accolto...); qualcun altro, invece, ha mostrato affetto e sostegno, in quanto non nuovo a momenti del genere. Le reazioni, insomma, sono state diverse.

Se recentemente abbiamo segnalato la risposta di Laura Boldrini - un intervento degno di nota, che non ha nulla a che vedere con quelli cui siamo abituati -, oggi vogliamo dare spazio a una lettera che i due ragazzi che hanno partecipato a Sanremo 2013 hanno inviato, invitando Davide a non sentirsi vittima del sistema e a resistere, perché i tempi bui sono passati.

"Davide - si legge su Repubblica.it -, ammazzarsi è una scemenza. [...] Ammazzarsi perché altri ti rendono la vita difficile non è solo dargliela vinta, ma credere che in te abbiano già vinto. È non sapersi più vedere se non come vittima. (Hai visto La rivincita delle bionde? - lì, cito a memoria, si dice: vittima è solo chi consente agli altri di considerarla tale; già). Così è stato per il suicidio di Monsieur Venner: non ci poteva essere segnale più forte a dire: il mio mondo è finito. È questo la sua morte: la ratifica di un mondo che si spegne - non opposizione, resa. E la tua? Che sarebbe? Quel suicidio ci racconta che la libertà per tutti e per tutte sta aumentando".

Questo è sicuramente il pezzo più bello dell'intervento, perché disconosce l'omofobia con ottimismo e superiorità; non lascia che la discriminazione trionfi e annuncia la rivincita, attraverso il suicidio di un mondo che non c'è più (rappresentato da quello di Dominique Venner): il problema "omofobia" esiste, questo è indubbio, e va combattuto, ma è il modo di combatterlo che va cambiato. Non più vittime: il messaggio è chiaro.

"Spesso il nostro nemico è in noi"


"Perdonami - si continua a leggere - non ci conosciamo, mi chiamo Federico Novaro, con Stefano Olivari eravamo al Festival di Sanremo, con dei cartelli a raccontare la nostra storia, undici anni di convivenza, e la volontà di sposarsi, la tristezza di doverlo fare altrove. Ci siamo sposati davvero, sai? È stato bello, commovente, gioioso. A giorni, la festa. [...] Tornati da New York passammo giorni a rispondere a centinaia e centinaia di felicitazioni, complimenti, ringraziamenti. [...] Ti giuro, non abitiamo a gaylandia, ma in un paese normale, pure di destra. Ma sai, se ci fossimo baciati una sera nell'ombra, trasalendo impauriti al passaggio di qualcuno, sono certo, quella persona ci avrebbe insultati. Spesso il nostro nemico è in noi. Dopo tutta la storia intera a far credere che amore vero fosse solo fra due persone di sesso diverso, è facile che un po' finiamo per crederci".

Un felice quotidiano trionfo


Infine un invito chiaro a non demordere e a non aspettare la legge contro l'omofobia: il cambiamento va ricercato prima dentro noi stessi e poi in interventi esterni:

"Tu fo****ene di chi ti dice brutto e cattivo, ammazza le loro voci in te, spegnile una a una. Separa ciò che sei da ciò che gli altri pensano tu sia. Io posso dirti, e con me mio marito, che non ascoltando quelle voci, che restituendo sempre all'altro la responsabilità del proprio pregiudizio, senza mai, mai, accoglierlo in sé, la vita, l'amore, i giorni, sono possibili, e magnifici; o tremendi, come capita a tutte le persone. Le leggi sono necessarie, ma intanto bisogna vivere ed essere felici. Hai la straordinaria fortuna di vivere in un tempo che mai nella storia s'è vissuto, resistono scorie che possono fare male, iniziamo noi per primi a non vederci come vittime. Ti auguro un felice, quotidiano trionfo".

Via | Repubblica.it

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