Tra gli studenti italiani essere gay è tabù

La scuola italiana come fucina di discriminazioni; luogo dove gli studenti forgiano le proprie incomprensioni contro gay, lebiche, rom, portatori di handicap? Pare sia così, secondo una ricerca della Fondazione Intercultura onlus, presentata ieri all'Università di Reggio Emilia, intitolata: "L'altro tra noi". Secondo il parere degli studenti italiani intervistati, la diversità è condizione di svantaggio sociale. La ricerca toiccava tre temi fondamentali: l'omosessualità, i rom e gli handicapati, distinguendo anche coloro che da immigrati professano una religione diversa da quella cattolica.

Gli intervistati sono stati complessivamente 1.432 tra studenti liceali e iscritti agli istituti professionali, dal nord al sud. Soffermandoci ui numeri, il quadro complessivo che viene fuori è che i ragazzi, per una o più ragioni, non accettano, ad esempio gli stranieri percepiti dagli stessi in misura maggiore di uelli che realmente il nostro paese ospita attualmente. Sembrano spaventati da quello che non da oggi è un mondo diverso, che però non riesce nell'integrazione, non ce la fa a senire la diversità come ricchezza anche culturale.

Per quel che riguarda i rom (anche di religione musulmana), Focus group, temi e interviste egnalano una intolleranza quasi maniacale tra gli adolescenti nostrani. Nel parallelo tra religione cattolica e musulmana, quest'ultima viene percepita come una "religione dura". Quasi il 90 per cento degli studenti liceali e un 76 per cento dei frequentatori degli istituti professionali, pensano che essere rom vuol dire avere parecchi svantaggi sociali.

"In generale - scrivono i ricercatori della Fondazione Intercultura - emerge una carenza di informazione sull'immigrazione; la scarsa conoscenza dei diritti-doveri degli stranieri, dei paesi di immigrazione, dei loro contesti culturali e della religione musulmana".
Che poi "le persone di diversa origine etnica che vivono in Italia arricchiscano la cultura italiana", ci credono davvero in pochi: solo un 41 per cento risponde positivamente.

Per quanto attiene l'omosessualità, gli studenti italiani segnalano come per loro è un fattore di maggiore esclusione sociale dopo disabili e rom.
Nei colloqui individuali avuti con i ricercatori, gli studenti hanno assunto un atteggiamento di distacco: "qualcosa di estremamente lontano dal proprio vissuto e del proprio modo di essere".
E' la Toscana, la regione con le percentuali più alte, seguita dalla Puglia e dal Veneto. Quella invece dove l'omosessualità è meno vista come condizione di svantaggio sociale è la regione Emilia Romagna con un 80 per cento di liceali e un 88 per cento di studenti degli istituti tecnici che affermano che essere gay o lesbica è cosa naturale o quanto meno non porta a condizioni svantaggiose.

Insomma, al di la delle materie scolastiche, questo paese necessiterebbe nuovi insegnamenti sulla tolleranza, l'accettazione, l'integrazione tra modelli e culture diverse. Ma poi, il ragionamento, non vale solo per la scuola, se le maggiori omofobie, ad esempio, avvengono per strada o all'interno dei nuclei familiari.
"A prescindere dal tipo di scuola e dall'area geografica - dicono i ricercatori - emerge come filo conduttore di tutta la ricerca una forte disinformazione negli adolescenti, che genera spesso distorsioni della realtà."
" E' su queste carenze di informazione che poi spesso si innescano generalizzazioni che portano alla costruzione di stereotipi e pregiudizi - commenta Roberto Ruffino Segretario Generale della
Fondazione Intercultura - per arginare questi fenomeni diventa essenziale che la scuola, le istituzioni e tutte le agenzie educative affrontino queste problematiche con interventi formativi strutturati e
programmati".

Foto/Morgan Fuse

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