Cinque biografie di gay famosi

Lucy, Gianni Versace, Giò Stajano, Mario Mieli e Lord Byron: cinque storie diverse, cinque protagonisti della storia, che con la loro vita segnato un percorso di diritti e di liberazione.

Gabriella Romano, Il mio nome è LucyAl libro uscito per Donzelli nel 2009, Il mio nome è Lucy, Gabriella Romano scrittrice, giornalista e filmmaker, ha aggiunto un film nel 2011 Essere Lucy, un testimonianza di resistenza sull'esperienza della transessualità, in un ambito e un periodo particolare - che riassume però tutte le forme di costrizione – siamo durante la seconda guerra mondiale nel campo di concentramento nazista di Dachau. Lucy è Luciano, e sopravvive all’Olocausto.

Luciano, classe 1924, dalla provincia piemontese, poi adolescente di spiccato orientamento “diverso” nella Bologna fascista, spavaldo e vitale nei suoi vent’anni, e considerato disertore con l’8 settembre, con stella rossa e non rosa, deportato a Dachau e liberato dagli alleati, e nel dopoguerra trasmigrato a Torino, in cerca di stabilità economica, qui cambia sessso, nel decennio più edonista di tutti, gli anni Ottanta, da donna, matura e consapevole, vuole tornare nella casa e nel quartiere che lo hanno visto ragazzino. Una storia lunga ottant’anni, nell’Italia dalla provincia alla grande città, punteggiata da piccole ipocrisie e moralismi, e racconta espedienti, e i linguaggi, della sopravvivenza, in regimi fascisti e non. Cambia il modo di rapportarsi alla sessualità, La Lucy di oggi, decisa da sempre a crearsi una rete di affetti, di amore, di sentimenti, una famiglia a sua misura, adesso ottantenne, racconta, sia in video che in pagina, il Luciano di un tempo e si gode il giardino costruito tenacemente di chi ha lottato controcorrente.

Dice Gabriella Romano:

Lucy regala la sua vita, i suoi mille sbagli, le contraddizioni, i tentennamenti, le vigliaccherie, non nasconde niente, non abbellisce niente. Vi dice: giudicatemi, io non ho paura.

Gianni Versace


Gianni Versace

Per le edizioni Lindau è uscito già un paio d’anni fa Gianni Versace. Lo stilista dal cuore elegante, firmato da Tony Corcia, giovane giornalista pugliese. Anche questo un modo per rileggere storie che si rivelano esemplari, come quella dello stilita che arriva dal Sud e conquista il jet set.

Come molte favole, quella di Versace, ragazzo timido e schivo, conserva i toni della tragedia. Figlio di una sarta di Reggio Calabria, innamorato della moda, si trasforma in pochi anni uno degli stilisti più affermati al mondo, veste donne fra le più famose e ammirate, come la cantante pop Madonna o la principessa Lady Diana. Versace stesso dichiarò:

Nel passato le persone nascevano nobili. Oggigiorno la nobiltà deriva dalle proprie azioni.

Tanto provocatore e scenografico, quanto profondo conoscitore del lavoro artigianale, legato alle sue origini calabresi, raccontò:

Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d'Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l'Iliade, l'Odissea, l'Eneide, dove ho cominciato a respirare l'arte della Magna Grecia.

Versace mantiene l’anima sognante e intimista che gli permette di firmare stupefacenti costumi per i balletti di Maurice Béjart. La tragedia, lo vede morire a Miami il 15 luglio 1997, assassinato per mano di uno squilibrato sugli scalini della propria abitazione. Qui una galleria fotografica di Antonio D'Amico.

Giò Stajano


Cinque biografie di gay famosi

Gioacchino Starace, conosciuto come Giò Stajano, poi divenuto, Maria Gioacchina, era nipote di un gerarca fascista. Raccontano le biografie - una, del 2007 è firmata da Willy Vaira per Manni editore - che il giornalista Francesco D. Caridi le domandò con fare provocatorio: "Chissà che direbbe tuo nonno Achille Starace se ti vedesse, lui che voleva tutti gli italiani maschi e forti...", Giò Stajano senza batter ciglio rispose: “Direbbe che dopo tanta virilità in famiglia, un po' di relax ci vuole”.

Come riporta il giornalista siciliano Pietrangelo Buttafuoco, Giorgio Almirante, ogni volta che la incrociava le tributava un galante e ironico baciamano, come si deve a una vera signora.

Di se stessa diceva:

Ho aperto io le porte agli omosessuali. Sono stato il primo omosessuale dichiarato in Italia.

Come raccontò a Willy Vaira, in Pubblici scandali e private virtù, dopo essere protagonista degli anni romani della "dolce vita", si dedicò alla pittura e agli esercizi spirituali, e cercò di diventare suora.

Mario Mieli


Dario Accolla e Andrea Contieri, invece, hanno curato il volume Mario Mieli: trent'anni dopo. In memoria dell’intellettuale, sceneggiatore, poeta e attivista antesignano del movimento LGBT italiano ha dato il nome al circolo di cultura omosessuale, uno dei più famosi centri di interesse a tematica LGBT d’Italia, si sono chiamati in raccolta Franco Buffoni, Francesco Gnerre, Corrado Levi, Milo De Angelis, Dario Accolla, Francesco Paolo Del Re e Andrea Maccarrone. Il libro è intessuto di contributi e testimonianze.

Una storia di fiera militanza, un punto di riferimento inossidabile, ideologo, autore del primo saggio Elementi di critica omosessuale, Mario Mieli dichiarò:

la stragrande maggioranza delle persone, nelle loro divise mostruose da maschio o da “donna” [...]. Se il travestito appare ridicolo a chi lo incontra, tristemente ridicolissima è per il travestito la nudità di chi gli rida in faccia.

Nel volume curato da Dario Accolla ed Andrea Contieri, oltre agli interventi degli attivisti e degli amici si trovano numerosi inediti: poesie, un testo teatrale ed alcune lettere inedite indirizzate a Franco Buffoni.

Lord Byron


Lord Byron

Ed è proprio Franco Buffoni, ex presidente del circolo Mario Mieli, a curare la no fiction, bio/romanzo Il servo di Byron, uscito per Fazi. Pare che Buffoni abbia proprio seguito l’intuizione di John Keats, che così sintetizzava la vera ragione dello straordinario successo di George Gordon Noel Byron, VI barone di Byron, che tutti conosciamo come Lord Byron.

Perché è nato Lord ed è alto più di sei piedi!

Di animo misantropo, ironico e dissacratorio Byron divenne egli stesso un’istituzione, il capostipite del "byronismo", abituato al successo mondano, fuggi dalla cupa Inghilterra che puniva l’omosessualità anche con l’impiccagione, e dimorò in giro per l’Europa, anche in Italia. Amava i ragazzi ed era ossessionato dal rimpianto per il suo grande amore perduto, Edleston. Tra i pochi a conoscere il suo segreto, il servo-amante Fletcher, coetaneo di Byron, che in questo libro parla e rivela ciò che non troverete nelle biografie ufficiali del poeta:

dall'iniziazione alla corte di Alì Pascià in Albania, durante il grand tour, al suo innamoramento non corrisposto per Shelley, dal misero fallimento del suo matrimonio di facciata alla passione per Lukas, giovane patriota con cui Byron si legò durante la sua ultima, fatale avventura politico-militare in Grecia.

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